Archive for Settembre, 2008

(La riflessione) QUANDO IL GRADASSO FA L’ASSESSORE

Venerdì, Settembre 26th, 2008

CampingMolti di noi dubitano che l’assessore Strullato abbia letto «Il Barone Rampante» di Calvino, ma se l’avesse fatto è verosimile che lo possa ritenere un Ròm… senza fissa dimora, precarie condizioni igieniche, in continuo spostamento, una cultura d’origine diversa…

Gli psicologi li chiamano “schemi fissi di persona”, una serie di concetti che uno si ritrova precostituiti in testa e hanno un’alta probabilità di associarsi tra loro per definire un certo tipo di persona; schemi che diventano poi stereotipi se applicati in maniera generalizzata a tutti i membri di un gruppo.

Ma chi è la signora “Ròm” Cari Lina?

La signora “Ròm” Cari Lina, non è molto diversa dalla signora “Veneta” Carolina. Vive a Malo da più di vent’anni, le figlie le ha mandate a scuola qui, parla la nostra lingua, mangia su per giù come noi, non chiede l’elemosina davanti all’A&O, non va porta a porta a smerciare pizzi, non traccia segni di oscura codifica furfantesca sui cancelli delle nostre case, non lancia maledizioni (non più di chiunque altro, almeno).

Quello che la differenzia da noi - ma non da tutti – è che ama stare in campeggio tutto il tempo dell’anno. La sua colpa è che dove ha la roulotte non dovrebbe starci perché si trova sul suolo comunale ed è proibito.

Su due questioni quindi si deve riflettere.

La prima. L’assessore Strullato, sul Corriere del Veneto, dopo che l’ordinanza del sindaco ha intimato la cacciata delle roulotte, si vanta erigendosi a paladino dal piglio sicuro, come se avesse cacciato dal territorio comunale una masnada di Ròm dediti all’alcol e al ladrocinio, ma quel che ha fatto è mettere in difficoltà una signora molto attaccata alle proprie origini, che viveva in condizioni igieniche inadeguate, che ha una nipotina che frequenta regolarmente la scuola – e che da ora avrà qualche problema in più per farlo - e che sta a Malo da più di vent’anni senza aver rubato il becco di un quattrino.

La seconda. L’amministrazione ha cacciato questa signora in maniera astuta: proponendo un’offerta che sapeva bene sin dall’inizio che non sarebbe stata accettata. Secondo questa proposta, infatti, la signora sarebbe dovuta andare a vivere in un miniappartamento con la nipotina. Solo la madre della bambina sarebbe potuta andare a trovarle in casa, ma non il figlio che viveva nell’altra roulotte. Lo stesso figlio avrebbe comunque dovuto sgomberare l’area e andarsene da Malo. La signora “Carolina” Cari Lina, molto scioccamente, ha dato ascolto al cuore che le ha suggerito di stare insieme alla sua famiglia. Questa scelta l’ha indotta a comportarsi in modo sbagliato, addossando la sua roulotte al Centro Giovanile, nella proprietà della parrocchia e perpetrando un comportamento “illegale”.

In conclusione ci troviamo di fronte ad una signora che ha sì infranto la legge, ma ci troviamo anche di fronte ad un’amministrazione che ha “finto” di “amministrare” un problema che, ricordiamolo, potrebbe trasformarsi in qualcosa di meno simbolico e più serio. Potrebbero ricorrere ad espedienti mai finora praticati, nutrire risentimenti, soprattutto la bambina potrebbe vedersi privare del diritto all’istruzione, dell’opportunità di cambiare il suo modello culturale e integrarsi.

Vi sono molti modelli culturali, molte “tradizioni” le chiamerebbero oggi. È vero. La legge, invece, è uguale per tutti. Naturalmente è un po’ più uguale per quanti appartengono al modello culturale che l’ha prodotta. Anche la legge è stata partorita da un certo modo di vedere le cose, da un certo senso di concepire la vita, insomma, da una certa cultura. Solo in occidente abbiamo due modelli molto diversi, quello aperto anglosassone della Common Law, dove le sentenze costituiscono il tessuto normativo, e quello chiuso che vige anche in Italia, dove le fonti normative sono ordinate gerarchicamente e le leggi le fanno gli organi legiferanti.

Quel che a noi interessa, è il semplice fatto che la legge non esaurisce tutti i sistemi di diritto e questi sono solo lontani cugini della giustizia. Quindi, per chi appartiene ad una cultura diversa, e ha un’idea simile di giustizia, potrebbe essere che il sistema di diritto preveda situazioni normative diverse.
La questione allora che pongono quanti difendono i confini è la solita faccenda della coesistenza pacifica. Ovvero l’annoso problema del patto sociale, che si riassume nella definizione weberiana di Sato: il monopolio legittimo dell’uso della forza su un dato territorio. In sintesi questa visione si basa su un assunto molto semplice: affinché una società possa coesistere pacificamente devono esistere regole valide erga omnes, uguali per tutti, su un dato territorio e si deve affidare l’applicazione delle regole ad una autorità legittimata.

La questione così posta si può quindi proferire in quest’altra maniera, senza scomodare la legge: chi vive in Italia, deve sposare il nostro modello culturale, di conseguenza la nostra legge e la nostra tradizione. Insomma, lo slogan “padroni a casa nostra” rende bene l’idea di una civiltà, la nostra, che si sente legittimata ad usare autorità per imporre a chi viene qui il modo in cui deve essere (quale sia questo “modo” nessuno lo sa con esattezza e, magari, uno studente di Matematica di Malo ha più cose in comune con uno studente di Bombay che con il proprio vicino).
Guardate, a questo modo di considerare la convivenza risponderei con un parallelismo: se i Rom che vivono in Italia devono adeguarsi alla cultura Italiana, alla legge Italiana, allo stesso modo i Veneti che vivono in Italia devono sottostare alla cultura italiana e alla legge italiana. Invece i Veneti, buona parte di essi con buona pace di tutti, rivendicano per motivi economici, mascherati da ragioni identitarie di dubbio fondamento, la loro specificità. Alcuni di loro vogliono addirittura la secessione.

Vediamo, però, cosa dice il dizionario De Mauro a proposti dei Ròm:

«Ròm - nome nazionale degli Zingari, ma anche la lingua da loro parlata»

Vediamo allora qual è la definizione di Zingari

«Zingari – gruppo etnico originario dell’India nordoccidentale che si è diffuso a partire dal X sec. Nel Medio Oriente, in Europa e nell’Africa settentrionale, conducendo vita nomade, esercitando attività come il commercio di cavalli, la lavorazione e la riparazione di oggetti di rame, e, specialmente le donne, la chiromanzia e l’accattonaggio, e solo tardi e raramente diventano stanziali».

Ai posteri l’ardua sentenza.

ma.ri.

(Dizionario De Mauro Paravia online http://www.demauroparavia.it )

PRECONSIGLIO DEL 29 SETTEMBRE ORE 21

Giovedì, Settembre 25th, 2008

Care democratiche e cari democratici,

il prossimo Consiglio Comunale è convocato martedì 30 settembre alle ore 19.30.

Ci troviamo per la riunione di PRECONSIGLIO lunedì 29 alle ore 21.00 presso la Sede in via Barbè 44.

Auspichiamo come sempre la più ampia presenza.

Eva Biotto
(Capogruppo Consiliare Partito Democratico di Malo)

SCUOLA: «EMERGENZA EDUCATIVA»

Venerdì, Settembre 19th, 2008

Il Consigliere Regionale Andrea CausinMartedì 16 settembre, nella sede regionale di P.zza De Gasperi a Padova, il Partito Democratico ha convocato una conferenza stampa sul tema “Scuola”. Ad aprire la riflessione Roberto Fasoli, responsabile del Forum Istruzione del Pd veneto, che inizia con lo spiegare come l’offerta formativa, se passerà la linea della Gelmini, si potrà dire tale solo per i ricchi. I tagli del governo si tradurranno in un maggior aggravio economico per le famiglie, imporranno un ritorno al vecchio “doposcuola” che sarà a carico dei Comuni, già messi in difficoltà da questo governo con l’abolizione dell’ICI non coperta dai trasferimenti dallo Stato. E gli enti locali dovranno far pagare i servizi ai cittadini. «La scuola che funziona meglio in Italia è proprio quella dell’infanzia – continua Fasoli - è un modello d’integrazione, luogo primario di socializzazione e inserimento, che accompagna la crescita e lo sviluppo dei ragazzi compresi quelli diversamente abili e quelli provenienti da culture diverse. Le proposte della Gelmini sono un salto indietro di cinquant’anni». 

Andrea Causin, Consigliere Regionale del Pd veneto e membro della Commissione Istruzione, snocciola alcuni dati che fanno riflettere: nell’anno scolastico 2009/2010 verranno tagliati in Veneto 320 maestri, numero che salirà a 1.200 nel quinquennio 2009/2014. «È un dato allarmante non solo per il personale implicato – spiega Causin - ma anche in quanto è un indicatore di come le proposte della Gelmini minino alle fondamenta la qualità e il livello organizzativo della scuola veneta».

La critica avanzata dal Pd va ben oltre e si allarga ad analizzare l’incapacità del governo nel cogliere il mutamento sociale. «Questa maggioranza sembra ignorare l’incremento strutturale della presenza straniera. Il Veneto è peculiare in questo. Il dato statistico è che su 568.000 studenti in regione 61.592 sono stranieri che equivale al 10,8%. L’incremento dall’anno scorso a quest’anno è del 13,8%. È quindi inconcepibile che la maggioranza non si ponga il problema di gestire questo fenomeno». 

Anche se è giunto alla ribalta nazionale solo in questi giorni, in seguito alle proposte della Gelmini, il Partito Democratico sollecita da tempo l’Ufficio Scolastico Regionale a richiamare l’attenzione della giunta Galan sui tagli che questa, in 10 anni , ha continuato ad imporre al sistema scolastico. «Nel bilancio regionale, che ammonta a 14,5 miliardi di Euro, solo 1,5 milioni sono destinati a due capitoli di spesa essenziali per il diritto d’accesso all’istruzione delle famiglie venete, che sono il trasporto scolastico e il buono libri; inoltre queste risorse sono disponibili solo per quelle famiglie che rientrano in una soglia di reddito molto bassa, e che sono solo il 30%». Nella fascia Pedemontana gli alunni stranieri nelle classi toccano in alcuni casi il 40%, per questo, secondo Causin, l’amministrazione regionale deve mettere in campo strumenti per abbattere le barriere. 

«Vi sono due modi per affrontare la diversità – spiega Causin - averne paura o cercare di conoscerla e quest’ultimo modo è senz’altro una risorsa mentre non può esserlo la paura». Questo il motivo per cui il Partito Democratico presenterà in Regione un disegno di legge sulla mediazione linguistica e culturale. «Lotteremo per aumentare le risorse da destinare al trasporto scolastico – conclude il consigliere regionale – ai buoni libri, all’edilizia scolastica». 

Annamaria Miraglia, Assessore alle Politiche Educative del Comune di Venezia, parla di “emergenza educativa”. «Siamo disperati perché pensavamo che il ministro della Pubblica Istruzione fosse una giovane donna, invece a farlo è Tremonti». Ironizza, poi si sofferma a illustrare come, a Venezia, il sistema degli asili nido e il sistema delle scuole dell’infanzia si basi su un insegnamento articolato, in cui entrano la musica, l’arte, la storia, la lingua straniera. Vi sono progetti di collaborazione come quello con il Museo delle Scienze e della Tecnica di Milano. Per tutte le scuole dell’infanzia esistono progetti scientifici collegati all’Università. «Per questo – conclude l’Assessore Miraglia - quando il bambino entra nella scuola media primaria non è in difficoltà sentimentale. La nostra è un modello tra i migliori nell’ambito europeo». 

Cosa propone il Partito Democratico? «Di certo non il mantenimento dell’ordine precostituito – conclude Fasoli - Vogliamo una vera riqualificazione e razionalizzazione della spesa. Vogliamo che si dia una nuova dignità al corpo docente, che sia introdotta una diversificazione delle carriere, che sia restituita ai docenti l’autorevolezza non attraverso le note e il voto in condotta, ma con un congruo riconoscimento economico. Ricordiamoci che i nostri insegnanti sono tra i meno pagati d’Europa. Inoltre vogliamo che si costruisca un rapporto con le famiglie. Un tempo nella famiglia l’insegnate trovava una sponda. Ora questo rapporto è conflittuale».

(Nella foto il consigliere Regionale Andrea Causin)

ma.ri.