(La riflessione) QUANDO IL GRADASSO FA L’ASSESSORE
Molti di noi dubitano che l’assessore Strullato abbia letto «Il Barone Rampante» di Calvino, ma se l’avesse fatto è verosimile che lo possa ritenere un Ròm… senza fissa dimora, precarie condizioni igieniche, in continuo spostamento, una cultura d’origine diversa…
Gli psicologi li chiamano “schemi fissi di persona”, una serie di concetti che uno si ritrova precostituiti in testa e hanno un’alta probabilità di associarsi tra loro per definire un certo tipo di persona; schemi che diventano poi stereotipi se applicati in maniera generalizzata a tutti i membri di un gruppo.
Ma chi è la signora “Ròm” Cari Lina?
La signora “Ròm” Cari Lina, non è molto diversa dalla signora “Veneta” Carolina. Vive a Malo da più di vent’anni, le figlie le ha mandate a scuola qui, parla la nostra lingua, mangia su per giù come noi, non chiede l’elemosina davanti all’A&O, non va porta a porta a smerciare pizzi, non traccia segni di oscura codifica furfantesca sui cancelli delle nostre case, non lancia maledizioni (non più di chiunque altro, almeno).
Quello che la differenzia da noi - ma non da tutti – è che ama stare in campeggio tutto il tempo dell’anno. La sua colpa è che dove ha la roulotte non dovrebbe starci perché si trova sul suolo comunale ed è proibito.
Su due questioni quindi si deve riflettere.
La prima. L’assessore Strullato, sul Corriere del Veneto, dopo che l’ordinanza del sindaco ha intimato la cacciata delle roulotte, si vanta erigendosi a paladino dal piglio sicuro, come se avesse cacciato dal territorio comunale una masnada di Ròm dediti all’alcol e al ladrocinio, ma quel che ha fatto è mettere in difficoltà una signora molto attaccata alle proprie origini, che viveva in condizioni igieniche inadeguate, che ha una nipotina che frequenta regolarmente la scuola – e che da ora avrà qualche problema in più per farlo - e che sta a Malo da più di vent’anni senza aver rubato il becco di un quattrino.
La seconda. L’amministrazione ha cacciato questa signora in maniera astuta: proponendo un’offerta che sapeva bene sin dall’inizio che non sarebbe stata accettata. Secondo questa proposta, infatti, la signora sarebbe dovuta andare a vivere in un miniappartamento con la nipotina. Solo la madre della bambina sarebbe potuta andare a trovarle in casa, ma non il figlio che viveva nell’altra roulotte. Lo stesso figlio avrebbe comunque dovuto sgomberare l’area e andarsene da Malo. La signora “Carolina” Cari Lina, molto scioccamente, ha dato ascolto al cuore che le ha suggerito di stare insieme alla sua famiglia. Questa scelta l’ha indotta a comportarsi in modo sbagliato, addossando la sua roulotte al Centro Giovanile, nella proprietà della parrocchia e perpetrando un comportamento “illegale”.
In conclusione ci troviamo di fronte ad una signora che ha sì infranto la legge, ma ci troviamo anche di fronte ad un’amministrazione che ha “finto” di “amministrare” un problema che, ricordiamolo, potrebbe trasformarsi in qualcosa di meno simbolico e più serio. Potrebbero ricorrere ad espedienti mai finora praticati, nutrire risentimenti, soprattutto la bambina potrebbe vedersi privare del diritto all’istruzione, dell’opportunità di cambiare il suo modello culturale e integrarsi.
Vi sono molti modelli culturali, molte “tradizioni” le chiamerebbero oggi. È vero. La legge, invece, è uguale per tutti. Naturalmente è un po’ più uguale per quanti appartengono al modello culturale che l’ha prodotta. Anche la legge è stata partorita da un certo modo di vedere le cose, da un certo senso di concepire la vita, insomma, da una certa cultura. Solo in occidente abbiamo due modelli molto diversi, quello aperto anglosassone della Common Law, dove le sentenze costituiscono il tessuto normativo, e quello chiuso che vige anche in Italia, dove le fonti normative sono ordinate gerarchicamente e le leggi le fanno gli organi legiferanti.
Quel che a noi interessa, è il semplice fatto che la legge non esaurisce tutti i sistemi di diritto e questi sono solo lontani cugini della giustizia. Quindi, per chi appartiene ad una cultura diversa, e ha un’idea simile di giustizia, potrebbe essere che il sistema di diritto preveda situazioni normative diverse.
La questione allora che pongono quanti difendono i confini è la solita faccenda della coesistenza pacifica. Ovvero l’annoso problema del patto sociale, che si riassume nella definizione weberiana di Sato: il monopolio legittimo dell’uso della forza su un dato territorio. In sintesi questa visione si basa su un assunto molto semplice: affinché una società possa coesistere pacificamente devono esistere regole valide erga omnes, uguali per tutti, su un dato territorio e si deve affidare l’applicazione delle regole ad una autorità legittimata.
La questione così posta si può quindi proferire in quest’altra maniera, senza scomodare la legge: chi vive in Italia, deve sposare il nostro modello culturale, di conseguenza la nostra legge e la nostra tradizione. Insomma, lo slogan “padroni a casa nostra” rende bene l’idea di una civiltà, la nostra, che si sente legittimata ad usare autorità per imporre a chi viene qui il modo in cui deve essere (quale sia questo “modo” nessuno lo sa con esattezza e, magari, uno studente di Matematica di Malo ha più cose in comune con uno studente di Bombay che con il proprio vicino).
Guardate, a questo modo di considerare la convivenza risponderei con un parallelismo: se i Rom che vivono in Italia devono adeguarsi alla cultura Italiana, alla legge Italiana, allo stesso modo i Veneti che vivono in Italia devono sottostare alla cultura italiana e alla legge italiana. Invece i Veneti, buona parte di essi con buona pace di tutti, rivendicano per motivi economici, mascherati da ragioni identitarie di dubbio fondamento, la loro specificità. Alcuni di loro vogliono addirittura la secessione.
Vediamo, però, cosa dice il dizionario De Mauro a proposti dei Ròm:
«Ròm - nome nazionale degli Zingari, ma anche la lingua da loro parlata»
Vediamo allora qual è la definizione di Zingari
«Zingari – gruppo etnico originario dell’India nordoccidentale che si è diffuso a partire dal X sec. Nel Medio Oriente, in Europa e nell’Africa settentrionale, conducendo vita nomade, esercitando attività come il commercio di cavalli, la lavorazione e la riparazione di oggetti di rame, e, specialmente le donne, la chiromanzia e l’accattonaggio, e solo tardi e raramente diventano stanziali».
Ai posteri l’ardua sentenza.
ma.ri.
(Dizionario De Mauro Paravia online http://www.demauroparavia.it )