(La riflessione) NON FACCIAMO ALTRI… CASINI
Giovedì, Agosto 7th, 2008
L’Amministrazione Antoniazzi aiuta le coppie di fatto. Nel modificare il regolamento per la concessione di un piccolo contributo a quanti vogliono accendere un mutuo per acquistare una nuova casa, o ristrutturarne una vecchia, pochi mesi orsono sono state inserite le coppie more uxorio, comunemente detti conviventi, tra quanti possono avere accesso alla graduatoria.
Il centro-destra invoca da un pezzo la difesa della «famiglia tradizionale» (anche se poi si scopre che Berlusconi è sposato in seconde nozze, Bossi è divorziato e si è risposato dopo dieci anni di convivenza, Casini si è appena sposato anche lui dopo essere stato convivente e padre di fatto, e Fini sta avviando le pratiche di divorzio dalla moglie Daniela che era già divorziata da un precedente matrimonio) e la nostra amministrazione che a questo centro-destra appartiene va in altra direzione.
Ora, che i partiti della Lista Antoniazzi (Lega, AN e PSI) siano in contrasto coi propri leader, in contraddizione con i propri credo e incoerenti con i propri proclami, per una volta fa piacere. Vi siete mai chiesti, infatti, cosa sia mai questa «famiglia tradizionale»?
Fino a quarant’anni fa la famiglia era patriarcale, la regola di residenza dopo le nozze era patrilocale, cioè i figli si sposavano e quasi sempre andavano a vivere nella casa del padre o giù di lì, sovente una casa padronale in un podere isolato, sotto l’autorità del capofamiglia (molto diverse erano le cose nel Nord Europa).
Due secoli or sono le famiglie di mezzadri e braccianti dipendevano dal proprietario del fondo che aveva potere di decidere il numero di “braccia adulte” e “bocche inutili”, decideva quanti figli poteva avere il mezzadro e se i figli di questo potevano sposarsi.
Nel 1777 Alessandro Verri, dalle colonne del «Caffè», scriveva: «I figli dei nobili sono nutriti da poppe mercenarie, crescono nei loro liquami, fasciati da collo a piede». A volte la morte di un figlio era una benedizione perché salvava dalla carestia gli altri figli.
Oggi a noi questo non sembra aberrante? Eppure, nella nostra società di quel tempo, era la tradizione, era la norma, “normale” e “naturale” che fosse così. Oggi la famiglia è notevolmente cambiata, ma la famiglia d’oggi non è certo quella che si vede negli spot: genitori giovani, belli, in carriera con due figli, un cane, una station wagon e una casa in campagna.
I numeri parlano chiaro: 500.000 coppie di fatto, le coppie sposate fanno pochissimi figli, i bambini nascono sempre più spesso fuori dal matrimonio, la nuzialità è in netta flessione, i giovani rimangono in casa fino ai 35 anni, le convivenze more uxorio sono sempre di più, in netto aumento i divorzi, si risposano soprattutto gli uomini – e questo è un indicatore da non sottovalutare - le seconde nozze durano meno delle prime.
Anche questo è un dato di fatto, che sia buono o no, che lo si voglia accettare o no. Questo è il nuovo tessuto famigliare e non è conseguenza dei Dico o dei Pacs, ma è conseguenza del nostro modo di vivere, di una certa inclinazione “al sé”, alla realizzazione “di sé”, all’incapacità di “sacrificarsi per”.
Avere a cuore le sorti della famiglia significa, oggi, garantire ai figli un’istruzione migliore, dare a tutti il modo di vivere la famiglia senza massacrarsi di lavoro per acquistare a rate il televisore al plasma, smetterla di trattare i bambini come “consumatori”, bombardandoli di pubblicità, migliorare la qualità delle trasmissioni televisive (tra un seno sbocciante e un’oscillante fettina di deretano che ormai propongono a chili, ogni tanto, una trasmissione formativa non guasterebbe, e poi meno violenza, dato che si è calcolato che un bambino, prima di aver raggiunto la maggiore età, vede in televisione circa 40.000 scene di morti violente) e ancora: meno inquinamento, meno vita in scatola, più partecipazione, più condivisione.
Questo scenario sociale è lo scenario in cui viviamo. Non possiamo tornare indietro, ma possiamo fare in modo di migliorarlo, riconoscendo diritti e doveri per chi in certe situazioni si trova già e rilanciando in modo propositivo, con l’esempio, non con il fango di certe parole, quei valori della famiglia in cui crediamo, senza voler imporli agli altri, perché imporre il proprio credo, i propri principi etici e religiosi è, come qualcuno ha detto, la stessa logica che applicano i Talebani.
Quindi ha fatto bene la Lista Anotniazzi a schierarsi con le coppie di fatto.
ma.ri.
Per informazioni dettagliate in merito, invitiamo i cittadini a chiedere all’Ufficio Relazioni Pubbliche (URP) il regolamento, o visitare il sito del Comune di Mallo http://www.comune.malo.vi.it


