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TANTA ROMANA LEGA

Sabato, Ottobre 4th, 2008

San Bermardino«Mi piacerebbe andare a Roma per far sentire la mia voce, ma lo farò solo se gli impegni me lo consentiranno». Così ha dichiarato a «La Voce dei Berici» il sindaco Anotnio Antoniazzi, dopo aver respinto in Consiglio Comunale la mozione presentata da Eva Biotto, capogruppo del PD, che lo invitava proprio a fare questo.

Contraddizione, incoerenza, demagogia, populismo, sudditanza al partito… chiamatela come volete, ma in questa, tipicamente maladense, vicenda carnevalesca, emerge il valore propagandistico e strumentale delle scelte politiche della Lega anche a livello comunale.

Come avrete inteso, anche nell’ultima seduta del Consiglio si è tornati a parlare del movimento dei sindaci che hanno aderito all’iniziativa di trattenere nei comuni il 20% dell’Irpef prodotta nei comuni stessi.

Il nutrito schieramento civico annovera 450 sindaci veneti su 581. Di esso fanno parte esponenti del Partito Democratico, dell’UDC, del PDL e anche sindaci di liste civiche. Altri sindaci che si rispecchiano in queste forze politiche hanno invece deciso di non aderire.

In uno scenario democratico questa è l’autentica autonomia locale.

Autonomia locale che, invece, non è nella cultura del partito leghista, dato che nessun sindaco del Carroccio ha aderito. Questa coincidenza, infatti, ci fa capire almeno una cosa: o i sindaci leghisti la pensano tutti allo stesso modo – e scusatemi se citiamo Montesquieu: «Dove tutti la pensano allo stesso modo, nessuno pensa a un granché» - o il partito leghista ha imposto a tutti da Roma una scelta comune.

Il paradosso è sublime. Un partito che si vanta – come ha fatto per voce dell’assessore Addondi (Lista Antoniazzi – Lega Nord) - di volere il federalismo da vent’anni (senza vergognarsi per non essere mai riuscito a cavare un ragno dal buco, peraltro) dimostra che al suo interno, nella prassi, tutto è, tranne che federalista. Anzi si dimostra gerarchico e centralizzato, persino fino ad influenzare le scelte amministrative dei comuni.

Nonostante ciò, il consigliere Gaetano De Marchi (Rinnovamento per Malo) continua ad aver la pretesa di certificare come D.O.C. il solo federalismo leghista, ignorando da un lato che, a giorni alterni, il punto di arrivo per la Lega è la secessione e non il federalismo, e dimenticando, dall’altro, che un tentativo era già stato fatto proprio dagli stessi membri di questo governo, tentativo, si ricorderà, bocciato da un referendum abrogativo.

Se le beghe interne alla Lega non bastassero, se non bastassero le numerose modifiche alla bozza Calderoli, che prevedeva il federalismo compiuto tra 10 anni, se non bastassero le formule “perequazione dall’alto” e il taglio dell’ICI, a spiegare perché non si dovrebbe nutrire una fiducia incondizionata nell’operato di questo governo, a farlo ci ha pensato Eva Biotto (PD).

In Consiglio Comunale, dopo aver richiamato al sindaco le sue contraddizioni, ha fatto anche di meglio, evidenziando come nemmeno il sindaco mostra di credere alle promesse fatte dal suo partito, la Lega. Alla giornalista che gli chiedeva se fosse ottimista rispetto al cammino verso un federalismo pieno, il sindaco, infatti, ha dichiarato: «Non in questo momento. Temo che alla lunga ci troveremo con un federalismo annacquato, che ci consentirà di avere solo poche briciole in più».

Se nemmo il sindaco ha fiducia del suo partito, dovremmo avercela noi? Immaginiamo la costernazione del consigliere De Marchi, ma soprattutto ci chiediamo se da un partito centralista come si è dimostrata la Lega, possa dialogare seriamente sul federalismo.

ma.ri.

FEDERALI, STRUMENTALI O SERVILI?

Mercoledì, Luglio 30th, 2008

Il SenaturMalo, 30/07/2008

Il SenaturIl Consiglio Comunale ha avuto, come sovente accade, un epilogo drammaturgico. L’amministrazione leghista e il gruppo di minoranza Rinnovamento per Malo, per voce dei suoi consiglieri, hanno respinto la mozione presentata da Eva Biotto, capogruppo del PD sulla proposta di legge sottoscritta già da 414 sindaci veneti.

Mentre i primi hanno sbandierato la propria fiducia nelle promesse dell’attuale Governo Berlusconi, rivendicato quasi un “diritto esclusivo” a promuovere il federalismo, i secondi hanno sollevato l’inutilità di una mozione per il federalismo, in virtù del fatto che si deve aspettare che lo stesso governo possa proporre la propria riforma federale, tanto più che il “federalismo DOC” è pertinenza della Lega da 15 anni.

La proprietà delle idee, in parte disciplinata dal diritto d’autore e sulle opere dell’ingegno, non può però essere in questo caso rilevante. Il federalismo non è un parto leghista e in Italia se ne parla dal Risorgimento con proposte e assetti che vanno dalle visioni di Cattaneo alle posizioni di Gioberti. Si deve, inoltre, riconoscere come una fiducia analoga ad un assegno in bianco non è diligente né responsabile.

In primis perché un tentativo di riforma federale è già stata fatta nel precedente governo Berlusconi, mascherando, in verità, una riforma costituzionale in direzione di un presidenzialismo irragionevole che accentrava troppi poteri nelle mani del Presidente del Consiglio. In secondo luogo perchè, a rigor di logica, se è vero che da quindici anni la Legha fa del Fedarismo il proprio cavallo di battaglia e un bacino per far confluire malcontento e voti, è anche vero che non ha mai ottenuto niente.

L’unica riforma in senso federale risale a D’Alema, piena di vizi, per carità, ma almeno condivisa da larga parte del Parlamento.

Alle illazioni avanzate dall’Assessore allo Sport sulla “manipolazione politica” di questa iniziativa che il Partito Democratico avrebbe attuato, il capogruppo Eva Biotto risponde che l’iniziativa è partita da 414 amministratori locali sia di Centro Destra che di Centro Sinistra, vicini ai cittadini, che si misurano quotidianamente con problemi reali, non una moneta di scambio politico che vedrà a Roma l’interazione di Bossi e Berlusconi.

ma.ri.