Crocifisso: un’antica tradizione che non offende nessuno
Per una riflessione sull’argomento riportiamo alcune posizioni all’interno del PD.
Il 4 novembre, sul sito web nazionale è stato pubblicato nella rubrica “primo piano” il seguente articolo
Crocifisso in classe. Dal Pd un coro di no alla decisione della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo di vietarlo perché contro la libertà di religione e di educazione
È stato coro di no quello che si è alzato dal Pd contro la decisione della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo di vietare l’uso del crocefisso nelle aule delle scuole perché in contrasto con la libertà di religione e di educazione. Un caso internazionale nato dopo la denuncia di Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia che , nel 2002, aveva chiesto all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (PD), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. Una causa iniziata nei tribunali italiani e giunta fino alla corte di Strasburgo che ieri ha dichiarato: “la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”.
“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”. Questo è stato il primo commento al riguardo fatto dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Dello stesso parere anche Walter Veltroni che ha aggiunto “tutti quanti ci siamo sentiti chiamati in causa, sia laici sia cattolici. Bisogna dire no ad un mondo che si chiude in una dimensione identitaria dove per definire se stessi bisogna negare di altri”.
“Non condivido la decisione della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo contro la presenza del crocifisso in classe. Quella presenza fa parte della nostra storia e della nostra cultura. Non contrasta con la libertà di religione o di educazione”. Così il Vice Presidente del Senato Vannino Chiti.
“Per i cristiani è un simbolo di fede, della vicinanza di Dio all’umanità fino ad assumerne fisicità, sofferenza, dolore e morte prima di riscattarne futuro e speranza con la resurrezione. Per tutti indistintamente è’ segno di innocenza,mitezza, sacrificio di sé per gli altri. Quella croce per nessuno è ragione di oppressione,costrizione o intolleranza. Per tutti è motivo di solidarietà e amore. Su questi aspetti non possono discendere decisioni dall’alto. Mi auguro che nessuno in questi giorni rimuova il crocifisso dalle aule per metterlo nelle cantine. Non sarebbe certo la nostra libertà a fare un passo avanti”.
“La memoria del Governo italiano nel caso del crocifisso è una memoria suicida, analoga a quella dell’avvocatura dello Stato sul lodo Alfano”. Così il senatore Stefano Ceccanti sulla memoria del Governo italiano alla Corte di Strasburgo che è citata nella sentenza di oggi sull’affissione del crocifisso nelle scuole.
“Quando un Paese perde all’unanimità davanti alla Corte di Strasburgo, al di là del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria - ha spiegato Ceccanti - è suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che è un argomento di rapporti di forza politici: ‘la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana’ (n. 42 della sentenza), come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che è necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte (n. 56 della sentenza). Al Ministro Alfano - continua Ceccanti - ho chiesto chi abbia prodotto tale memoria suicida per conto del governo. Ma Alfano mi ha risposto di non saperlo”.
“Quanto invece al merito della sentenza - ha concluso Ceccanti - stupisce che la Corte di Strasburgo sembri ritenere sempre e comunque illegittima la presenza del crocifisso, ignorando la ‘terza via’ della Corte costituzionale della Baviera che ha spinto il legislatore a individuare una procedura di rimozione del crocifisso a livello di singoli istituti scolastici in caso di conflitti, pur mantenendo l’obbligo generale di esposizione”.
La senatrice Mariapia Garavaglia sebbene abbia trovato discutibile la decisione della Corte ha voluto porre l’accento sul non creare contrapposizioni al livello europeo. “Credo che il progetto europeo - ha dichiarato - non sia nato per dividere, ma per unire e fa dunque un po’ tristezza che si debba sempre parlare di Europa non come un’opportunità, soprattutto per le giovani generazioni, ma come un terreno di scontro ideologico e di divieti. In questo senso, credo che la decisione della Corte di Strasburgo sia altamente discutibile, ma dobbiamo evitare di trasformare questo caso, l’ennesimo, in una contrapposizione fra due modelli d’Europa. L’integrazione fra i Paesi del Vecchio Continente è l’unico antidoto alle incertezze del futuro. Non sperperiamo il sogno di Ventotene in discussioni infinite, incomprensibili ai più. Che l’Europa sia cristiana non ci sono dubbi. Che i giudici di Strasburgo potrebbero avere argomenti più urgenti su cui deliberare credo sia altrettanto palese. Detto questo, non creiamo steccati”.
“La laicità dello Stato, come ci ha insegnato il compianto Pietro Scoppola, è condizione essenziale alla democrazia, ma va ripensata in termini che non escludano ma anzi valorizzino l’apporto delle esperienze religiose alla formazione del tessuto etico della società, e in particolare, per il nostro Paese, il contributo fondamentale recato dal cristianesimo e dalla Chiesa cattolica”. Lo ha detto il senatore Daniele Bosone in merito alla sentenza della Corte europea di Strasburgo sul crocifisso.
“Il crocifisso - ha proseguito Bosone - è sì un simbolo religioso per il credente, ma è anche espressione di una tradizione culturale e un richiamo a valori nei quali è possibile riconoscersi a prescindere dalla fede: proibirne l’esposizione nelle scuole vuol dire rinnegare le radici cristiane dell’Italia e dell’Europa, in nome di una laicità che sempre più spesso viene confusa con il laicismo che ne è la sua degenerazione.
Questa malintesa laicità corrisponde di fatto all’indebolimento della cultura e dell’identità europea. Appare sempre più diffusa - ha concluso Bosone - la tendenza a scarnificare la storia e le tradizioni: l’Europa e anche l’Italia in un momento di confronto tra culture diverse, che costituiscono un’indubbia fonte di arricchimento, hanno bisogno di rafforzare la propria identità e non di indebolirla”.
Di seguito dei Comunicati Stampa relativi all’argomento, rilasciati da parlamentari del PD
3 novembre
Crocifisso: Vita, “Ragionevole sentenza della corte di Strasburgo”
“Una ragionevole posizione quella della Corte di Strasburgo che non delegittima la religione cattolica ma che la riconsegna a una spiritualità che non necessariamente ha bisogno di simboli esibiti in luoghi non adibiti al culto. Le religioni, nel villaggio globale, hanno una pluralità che merita rispetto”. Così il senatore Vincenzo Vita, vice presidente della Commissione Cultura del Senato, commenta la sentenza della Corte di Strasburgo di oggi contraria alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.
Crocifisso: Realacci, “Toglierlo? ho seri dubbi che sia opportuno”
“Pur non avendo letto la sentenza si possono immaginare i motivi che hanno spinto la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ad essere contraria al crocifisso nelle aule scolastiche. Personalmente credo che per l’Italia la questione sia diversa. Nel nostro paese non si tratta di aggiungere un simbolo non presente, con una scelta che potrebbe apparire di sopraffazione di altre culture, ma di mantenere un tratto di identità radicato e costitutivo della nostra cultura. Ho quindi seri dubbi che sia opportuno”, lo afferma Ermete Realacci, commentando la sentenza della Corte Europea.
Crocifisso: Franco, “Corte stabilisce rispetto liberta’ religiosa”
“Il crocefisso non è e non può essere considerato unicamente espressione delle tradizioni italiane, come sostiene il ministro Gelmini, a meno di non voler svalutare questo simbolo religioso. Certo fa parte della nostra storia. Ma di fronte a questa sentenza è chiaro che occorre riflettere sui modi migliori di promuovere la convivenza civile tra la molteciplicità di culture e religioni che caratterizzano attualmente la popolazione che vive in Italia”. Lo dice la senatrice Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd.
“Invece di arroccarsi nella difesa e nella conservazione - prosegue Vittoria Franco - la vera riflessione da promuovere è come arrivare a favorire ancora meglio, nelle nostre scuole che ospitano da tempo bambini portatori di molteplici culture e religioni, la convivenza pacifica e il rispetto. Mi sorprende dunque il ministro Gelmini, che si preoccupa delle tradizioni anziché pensare al fatto che le classi italiane sono multietniche da tempo. La Corte europea ha semplicemente richiesto allo Stato italiano il rispetto della libertà religiosa e non mi pare che questo sia in contrasto con la nostra Costituzione come sostiene il ministro Gelmini”.
Crocefisso, Rusconi,”Non e’ offensivo per nessuno”.
Dichiarazione del senatore Antonio Rusconi, capogruppo in Commissione Istruzione.
“Il crocefisso non è solo un fatto religioso, ma testimonia da secoli la tradizione di fede e di cultura di cui il cristianesimo ha intessuto la nostra cultura. Non è un segno che divide e non è irrispettoso verso altre religioni. Quindi, il buonsenso prima che la norma testimonia che esso è presente nella gran parte degli uffici e delle famiglie del nostro Paese, a testimonianza di valori culturali e non solo religiosi. Per questo non penso possa essere offensivo per nessuno”.
Lo dichiara, in una nota, il senatore Antonio Rusconi, capogruppo in Commissione Istruzione
Crocifisso: Ceccanti, “Memoria Governo è suicida ma Strasburgo ha estremizzato”.
Dichiarazione del senatore del Pd Stefano Ceccanti.
“La memoria del Governo italiano nel caso del crocifisso è una memoria suicida, analoga a quella dell’avvocatura dello Stato sul lodo Alfano”.
Così il senatore del Pd Stefano Ceccanti sulla memoria del Governo italiano alla Corte di Strasburgo che è citata nella sentenza di oggi sull’affissione del crocifisso nelle scuole.
“Quando un Paese perde all’unanimità davanti alla Corte di Strasburgo, al di là del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria - spiega Ceccanti - è suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che è un argomento di rapporti di forza politici: ‘la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana’ (n. 42 della sentenza), come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che è necessario mantenerla per ragioni politiche.
Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte (n. 56 della sentenza). Al Ministro Alfano - continua Ceccanti - ho chiesto chi abbia prodotto tale memoria suicida per conto del governo. Ma Alfano mi ha risposto di non saperlo”.
“Quanto invece al merito della sentenza - conclude Ceccanti - stupisce che la Corte di Strasburgo sembri ritenere sempre e comunque illegittima la presenza del crocifisso, ignorando la ‘terza via’ della Corte costituzionale della Baviera che ha spinto il legislatore a individuare una procedura di rimozione del crocifisso a livello di singoli istituti scolastici in caso di conflitti, pur mantenendo l’obbligo generale di esposizione”.
Crocifisso: Garavaglia, “Scelta discutibile ma non dividiamo l’Europa”.
Dichiarazione della senatrice Mariapia Garavaglia.
“Credo che il progetto europeo non sia nato per dividere, ma per unire e fa dunque un po’ tristezza che si debba sempre parlare di Europa non come un’opportunità, soprattutto per le giovani generazioni, ma come un terreno di scontro ideologico e di divieti. In questo senso, credo che la decisione della Corte di Strasburgo sia altamente discutibile, ma dobbiamo evitare di trasformare questo caso, l’ennesimo, in una contrapposizione fra due modelli d’Europa. L’integrazione fra i Paesi del Vecchio Continente è l’unico antidoto alle incertezze del futuro. Non sperperiamo il sogno di Ventotene in discussioni infinite, incomprensibili ai più. Che l’Europa sia cristiana non ci sono dubbi. Che i giudici di Strasburgo potrebbero avere argomenti più urgenti su cui deliberare credo sia altrettanto palese. Detto questo, non creiamo steccati”.
Crocifisso: Costa, Toia e Susta, “No a guerre su simboli”
“Di tutto abbiamo bisogno salvo che di nuove guerre sui simboli religiosi”. Lo dichiarano in una nota congiunta gli europarlamentari del Pd Silvia Costa, Patrizia Toia e Gianluca Susta in merito alla sentenza della Corte di Strasburgo secondo cui la presenza del Crocefisso nelle aule costituisce una violazione del diritto dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni.
“L’interculturalità, di cui sempre più dovranno tenere conto gli ordinamenti degli Stati nazionali e la legislazione europea, ha come fondamento la convivenza delle diverse identità, non la loro cancellazione. Non aiutano le sentenze - aggiungono gli europarlamentari - che scambiano per violazione dei diritti umani l’esposizione di simboli, come il Crocefisso, che non sono solo religiosi, ma che fanno riferimento a comuni basi culturali e civili della nostra tradizione, italiana ed europea”.
“Vietare il Crocefisso nelle aule fa il pari con il divieto di indossare il velo alle donne islamiche e tutto ciò non aiuta una serena integrazione nella società. Ricordiamo, infine, che se è vero che la Corte di Giustizia trova in un Trattato Internazionale il fondamento della propria competenza, - concludono Silvia Costa, Patrizia Toia e Gianluca Susta - è altrettanto vero che, in Italia, norme di rango costituzionale, ex art. 7 della Costituzione, prevedono la possibilità di esposizione del Crocefisso, in luoghi pubblici, che la Corte di Strasburgo, invece, condanna”.
Crocifisso: Bosone, “Proibirlo vuol dire rinnegare radici cristiane dell’Europa”"La laicità dello Stato va ripensata per valorizzare esperienze religiose”
“La laicità dello Stato, come ci ha insegnato il compianto Pietro Scoppola, è condizione essenziale alla democrazia, ma va ripensata in termini che non escludano ma anzi valorizzino l’apporto delle esperienze religiose alla formazione del tessuto etico della società, e in particolare, per il nostro Paese, il contributo fondamentale recato dal cristianesimo e dalla Chiesa cattolica”. Lo dice il senatore del Pd Daniele Bosone in merito alla sentenza della Corte europea di Strasburgo sul crocifisso.
“Il crocifisso - prosegue Bosone - è sì un simbolo religioso per il credente, ma è anche espressione di una tradizione culturale e un richiamo a valori nei quali è possibile riconoscersi a prescindere dalla fede: proibirne l’esposizione nelle scuole vuol dire rinnegare le radici cristiane dell’Italia e dell’Europa, in nome di una laicità che sempre più spesso viene confusa con il laicismo che ne è la sua degenerazione.
Questa malintesa laicità corrisponde di fatto all’indebolimento della cultura e dell’identità europea. Appare sempre più diffusa- conclude Bosone - la tendenza a scarnificare la storia e le tradizioni: l’Europa e anche l’Italia in un momento di confronto tra culture diverse, che costituiscono un’indubbia fonte di arricchimento, hanno bisogno di rafforzare la propria identità e non di indebolirla”.
Crocifisso: Chiti, “Non condivido decisione Corte Strasburgo”
“Non condivido la decisione della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo contro la presenza del crocifisso in classe. Quella presenza fa parte della nostra storia e della nostra cultura. Non contrasta con la liberta’ di religione o di educazione”.
Cosi’ il Vice Presidente del Senato Vannino Chiti.
“Per i cristiani e’ un simbolo di fede, della vicinanza di Dio all’umanita’ fino ad assumerne fisicita’, sofferenza, dolore e morte prima di riscattarne futuro e speranza con la resurrezione. Per tutti indistintamente e’ segno di innocenza,mitezza, sacrificio di se’ per gli altri. Quella croce per nessuno e’ ragione di oppressione,costrizione o intolleranza. Per tutti e’ motivo di solidarieta’ e amore. Su questi aspetti non possono discendere decisioni dall’alto. Mi auguro che nessuno in questi giorni rimuova il crocifisso dalle aule per metterlo nelle cantine. Non sarebbe certo la nostra liberta’ a fare un passo avanti”.
4 novembre
Crocifisso: Ceccanti, “Ricorrere a Strasbrurgo stavolta con argomenti fondati e trovare una soluzione ispirata alla Baviera”
Il senatore Stefano Ceccanti (Pd) dichiara di aver presentato un’interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri circa il prennuanciato ricorso alla Corte di Strasburgo sulla sentenza relativa al crocifisso.
Secondo Ceccanti l’esito della sentenza è dovuto al fatto che “il Governo ha politicizzato erroneamente la questione” di fronte alla Corte e “proprio l’uso di motivazioni improprie ha con tutta probabilità provocato un cambiamento di giurisprudenza”, mentre quella consolidata in materia rispettava di più le diverse tradizioni costituzionali.
Ora- sostiene Ceccanti- “gli effetti rischiano di andare ben al di là del caso singolo, a causa dei vincoli inseriti nell’art. 117 comma 1 della Costituzione, anche determinando un’incostituzionalità di leggi future”.
Per queste ragioni il Governo dovrebbe ricorrere “facendo presenti questi effetti diretti nel nostro ordinamento costituzionale e spiegando meglio la nostra giurisprudenza costituzionale sulla laicità che non è assimilabile a quella francese”.
“Il legislatore, anche col contributo del Governo, dovrebbe meditare su come risolvere il problema per non affidarlo più a un regolamento e ragionando a partire dalla soluzione adottata in Baviera che consente in certi casi motivati un blanciamneto tra diritti che può anche portare a una rimozione in quelle specifiche situazioni scolastiche”.
5 novembre
Crocifisso: Ceccanti, “Posizione presidente Casavola è importante”.
“L’intervista di oggi del quotidiano Liberal al presidente emerito della Corte costituzionale Franco Casavola, estensore nel ‘89 della sentenza in cui si precisavano le caratteristiche italiane del principio di laicità, è molto importante”.
Così il senatore del Pd Stefano Ceccanti che spiega, “Casavola, le cui parole andrebbero attentamente soppesate dal Governo nel predisporre il ricorso, segnala che la Corte di Strasburgo non può applicare all’Italia una univoca concezione di laicità desunta dall’esperienza francese che non coincide con la nostra e della quale essi ‘avrebbero dovuto informarsi’ anche grazie ad una più adeguata iniziativa del Governo”.
“La mia interpellanza al Governo sostiene la medesima linea interpretativa, insieme a una sottolineatura della responsabilità del legislatore nell’individuare un migliore contemperamento dei vari diritti.
Ringrazio i dieci colleghi che in queste ore l’hanno già sottoscritta.
Vannino Chiti, Mauro Del Vecchio, Rita Fioroni, Maria Pia Garavaglia, Paolo Giaretta, Francesco Sanna, Albertina Soliani, Marco Stradiotto, Giorgio Tonini del Pd e il collega della Svp Manfred Pinzger”.
Crocifisso: Bianchi, “Nessuno neghi un valore così importante della nostra tradizione”.
Dichiarazione senatrice del Pd Dorina Bianchi.
“Una decisione che non può trovare applicazione in un Paese come l?Italia, dove il crocifisso è parte integrante della propria tradizione”.
E’ questa la dichiarazione della senatrice del Pd, Dorina Bianchi, in risposta alla decisione della Corte di Strasburgo di eliminare il crocifisso dalle aule scolastiche.
“Il fatto che la religione cattolica non sia più la religione dello Stato italiano, non significa che essa debba essere completamente negata, eliminando il simbolo che la rappresenta. Nessuno” - continua la Bianchi - “pensa di voler fare delle discriminazioni con altre religioni, ma al tempo stesso non si può nemmeno pensare di poter eliminare un valore così profondamente radicato nella nostra cultura, additando il pretesto che sia un simbolo di parte, ignorando invece il fatto che il crocifisso rappresenti un simbolo di pace e di pietà”.
6 novembre
Bucchino: il Cristo dei simboli e quello dell’anima
Per la Sen. Contini, l´Italia senza il crocifisso nelle scuole è “un paese smarrito”. Le fa eco dalla Camera l´On. Di Biagio secondo il quale con la sentenza di Strasburgo calpestiamo quanto di più sacro e profondo la nostra società e la nostra cultura abbiano gelosamente e sinceramente serbato”. E come se ciò non bastasse, subito dopo è andato davanti alle scuole romane a distribuire crocifissi. E ad evitare che qualcuno possa pensare che a difendere questa nostra tradizione siano rappresentanti di una sola parte, non sono mancati anche nel centrosinistra coloro che si sono sollevati contro questa sentenza che “ferisce la sensibilità di decine di milioni di italiani”.
Bene. Andiamo avanti così e abbandoneremo per sempre la speranza che un giorno questo nostro paese possa ricominciare a crescere culturalmente e civilmente. E per frenare sul nascere la voglia di darmi del comunista, dell’anticlericale, del mangiapreti dico subito che porto con orgoglio e convinzione, attaccata al collo, una catenina con una croce che riproduce il Cristo del Cimabue. Convinzione che si spinge a riconoscere che lo faccio, non solo perché credente, ma anche perché sento di appartenere a questa tradizione e a questa cultura e non me ne vergogno.
Ma dalla sentenza della Corte europea non mi sento affatto offeso e non me la sento di partire per le crociate se nell´anno 2009 un organismo internazionale ci ricorda che forse i tempi sono cambiati e che piuttosto che andare a marcare il territorio con simboli che non appartengono a tutti, forse e´ arrivata l´ora di dimostrare nei fatti e non con le sole parole, bandiere e simboli che dalle pareti delle aule scolastiche, non sapremo piu dove trovare Cristo?
10 novembre
Crocifisso:Ceccanti, “Governo prima smentisce Corte e poi chiede a Strasburgo di rispettarla”
“Dopo l’infelice memoria alla Corte di Strasburgo il Governo commette un secondo grave errore nell’impostare il ricorso, affermando una tesi solennemente smentita dalla nostra Corte costituzionale. La cosa paradossale è che il Governo, in questo modo, sostiene la tesi risultata soccombente di fronte alla Corte degli avvocati della famiglia Lautsi, che ha poi ricorso a Strasburgo”. Lo dichiara il senatore del Pd Stefano Ceccanti che spiega, “Nella newsletter di Palazzo Chigi, la numero 41 diffusa oggi, il Governo afferma solennemente che ‘Nell’ordinamento italiano l’esposizione del crocefisso è regolamentata dal decreto legislativo 297/1994 (Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado)’. Invece - spiega Ceccanti -, com’è noto, tale tesi è stata confutata puntualmente dall’ordinanza della Corte costituzionale n. 389/2004, nella quale si sostiene che ‘gli articoli 159 e 190 del testo unico si limitano a disporre l’obbligo a carico dei Comuni di fornire gli arredi scolastici, attenendo dunque il loro oggetto e il loro contenuto solo all’onere della spesa per gli arredi’ e che, ‘per quanto riguarda l’art. 676 del d.lgs. n. 297 del 1994, non può ricondursi ad esso l’affermata perdurante vigenza delle norme regolamentari richiamate, poiché la eventuale salvezza di norme non incluse nel testo unico(…) può concernere solo disposizioni legislative’”.
“Se la tesi del Governo fosse stata accolta - continua il senatore del Pd - la Corte avrebbe dovuto decidere con sentenza sulla costituzionalità di quella fonte primaria e non stabilire con ordinanza la propria incompetenza giacché si tratta di sole fonti secondarie”.
“Se iniziamo così, ricostruendo male le caratteristiche del nostro ordinamento interno, c’è poco da sperare nell’esito del ricorso giacché - conclude Ceccanti - Un Paese il cui Governo ricorre smentendo un’ordinanza importante della propria giurisprudenza costituzionale non può allo stesso tempo dire alla Corte di Strasburgo di rispettare la specificità del principio di laicità in Italia enucleato in altre sentenze della stessa Corte”.
Antonio Centomo
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