Archive for Luglio, 2010

Schio, progetto “Oltre l’area”

Sabato, Luglio 17th, 2010

zingari.jpeg

COMUNICATO STAMPA PROGETTO “OLTRE L’AREA”

Che fosse un mondo sull’orlo della schizofrenia forse lo sapevamo già, certo che le notizie lontane colpiscono comunque in modo differente da quelle che invece accadono sotto casa.

Sbandieriamo con fierezza la globalizzazione, abbiamo figli che per trovare lavoro dopo il master si trasferiscono oltreconfine, i confini stessi sembrano divenire evanescenti; poi basta la notizia che un nucleo familiare, composto da tre donne e cinque minori, avrà finalmente un tetto sopra la testa, magari accanto a noi, e ci sentiamo mancare l’aria, ci trema la terra sotto i piedi e la paura ci assale.

Stiamo sempre nel mezzo, indecisi su quale politica abbracciare: siamo quelli che la domenica recitiamo il Padre Nostro dando la mano a chi ci siede vicino, adottiamo bambini a distanza, sosteniamo missioni caritatevoli e poi diventiamo incapaci di un rapporto normale anche solo con il vicino di casa. Siamo sempre noi che appendiamo striscioni razzisti, chiudiamo il dialogo con gli ultimi che abbiamo al nostro fianco, oscilliamo tra la beneficenza ed il giustizialismo.

Forse bisognerebbe darsi il tempo di capire che mondo vogliamo.

Affrontare le proprie paure diventa un’occasione per superarle, il pregiudizio può essere la molla della conoscenza: potremmo avere piacevoli sorprese nel momento in cui diamo spazio ed opportunità al confronto.

E’ il momento di mostrare capacità di accoglienza, un gesto, un sorriso verso persone e soprattutto bambini per i quali vorremmo un futuro più sereno e ai quali vorremmo dare dignità. C’è bisogno di una genitorialità diffusa, sociale, non invadente ma di sostegno.

Avevamo creduto che Schio fosse capace di dare segnali di civiltà che stanno languendo in altri luoghi, ma abbiamo aperto gli occhi su una realtà dove giovani adulti si permettono di scrivere pagine cariche di razzismo, dove la politica si gioca sulla pelle di chi dalla vita ha avuto ben poco, dove si chiede di rendere pubblico ogni dettaglio di queste famiglie, proprio quando la privacy diviene un dogma.

Le realtà del territorio, che a vario titolo seguono le famiglie sinte residenti a Schio e dintorni, prendono le distanze da quanti si ergono a paladini della sicurezza e dei diritti di pochi, convinti che l’unica strada percorribile per un paese civile sia quella del confronto e dell’accoglienza.

Non neghiamo le difficoltà di questi percorsi, che sono lunghi e laboriosi proprio perché vanno a lavorare su culture diverse e i cui frutti si raccoglieranno con le generazioni future, ma riteniamo si debba dare a tutti la possibilità di una vita degna di questo nome, rispettosa di sé e degli altri.

Scriviamo ciò perché siamo ancora sicuri che la cittadinanza scledense sia in grado di avere orecchie per ascoltare, testa per pensare e per cogliere le occasioni di apertura che distinguono la civiltà dalla grettezza.

Schio, 16 luglio 2010

Promosso da: Primavera Nuova Cooperativa Sociale Onlus, Caritas Vicariale, Il Ponte Cooperativa Sociale Onlus, Fraternità dei Cappuccini di Schio e Comunità di San Nicolò,Pina Dal Santo, Giampietro Bologna

Per chi volesse sottoscrivere questo appello invii un mail a info@primaveranuova.it

L’Aquila e la ricostruzione, dopo oltre un anno: tanti proclami, pochi i fatti…

Giovedì, Luglio 1st, 2010

aquila-carriole.jpg

Abbiamo ricevuto la seguente mail: a voi le conclusioni….

L’AQUILA

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una
scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non
pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. ” Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.”

Loro non scrivono voi fate girare.

Ciao…… Marilena