La maggioranza che amministra Marano non ha i numeri per approvare il primo Piano d’Interventi

Nella seduta del Consiglio Comunale del 28 dicembre, dove all’ordine del giorno c’era l’approvazione del primo Piano d’Interventi dopo l’approvazione del PAT, la maggioranza non ha i numeri per approvarlo per l’assenza di 3 consiglieri e il coinvolgimento personale di altri due nel piano. I consiglieri di minoranza, contrari a questo tipo di gestione del P.I. sono usciti dall’aula, e il Consiglio Comunale non ha avuto il numero legale per essere svolto.

La maggioranza ha “accusato” la minoranza di aver impedito l’approvazione del P.I.: ma è l’assenza dei consiglieri di maggioranza che ha impedito di fatto l’approvazione. Si voleva forse avere la “stampella” della minoranza per approvare un P.I.  devastante?

Un dato: SAU (superficie agricola trasformabile) disponibile nei 10 anni di validità del PAT, è 100.000mq; SAU utilizzate in questo primo P.I.: 69.000mq (69%); SAU disponibile per i prossimi 10 anni: 31.000mq (31%): e noi dobbiamo puntellare la maggioranza per approvare questo scempio?

Un altro dato: fino alla settimana prima di Natale il valore di SAU utilizzata dal P.I. era di circa 40.000mq (40%); una settimana dopo è diventata 69.000mq(69%): perchè?

Di seguito le motivazioni che abbiamo consegnato per motivare la contrarietà a questo P.I. e che hanno portato al nostro abbandono dell’aula.

Dopo il PAT il PI rappresenta il vero strumento gestito in modo “autonomo” dall’Amministrazione comunale. Dovrebbe essere la concretizzazione dei tanto voluti macro-obiettivi del PAT (recupero e riqualificazione dell’esistente, salvaguardia del patrimonio agricolo, ecc.). Ci troviamo, invece, di fronte ad un documento che si prefigge due nuovi obiettivi estranei al PAT:

  • rimpinguare le casse comunali;
  • soddisfare le esigenze edificatorie di pochi.

Con altre parole si tratta di un PI pre-elettorale: Si utilizza il territorio per racimolare consenso !

Questo PI è la conseguenza degli errori commessi in sede di riadozione del PAT, delle scelte non fatte che hanno aperto alle illusioni di alcuni cittadini che, legittimamente, colgono le occasioni quando si presentano.

Questo primo PI “consuma” già di circa il 70% della SAU disponibile, soprattutto per mere opere residenziali private. Nei prossimi anni le future amministrazioni si troveranno a gestire i residui 30.000 mq, impedendo di fatto qualsiasi tipo di macro-intervento di utilità pubblica (per esempio Rossifloor).

Lo strumento della Perequazione è utilizzato con l’unico scopo di “battere cassa” quando ben altre sono le possibilità di utilizzo (aree verdi, a servizio, valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio, recupero edilizio, recupero di aree degradate, realizzazione di opere di pubblica utilità quali percorsi ciclo-pedonali, ecc.).

Manca a questa Amministrazione una visione strategica, mancano gli obbiettivi, mancano le idee. E allora la soluzione trovata è la seguente: accontentiamo chi ha il soldi e arriva prima. Non ci sembrano gli obbiettivi di una buona amministrazione.

Il PI deve essere intenso anche come un’occasione per andare oltre la semplice applicazione tecnica di una norma. Le trasformazioni urbanistiche, gli interventi territoriali, in generale sono un’occasione per rivisitare/rivedere gli elementi che attualmente comportano un degrado visivo e uno scadimento di immagine per la collettività di Marano.

Si pensi all’area Ciao Ciao ed alla Villa Fioretti: sono interventi che non meritano la sola applicazione della norma urbanistica, ma che devono convogliare la volontà di un’amministrazione di valorizzare l’esistente, ne vale l’immagine del paese. A cosa serve fondare la Confraternita del Mais Marano se poi non valorizziamo Villa Fioretti?

La maggior parte degli interventi di cambio d’uso e di edilizia residenziale privata, oggetto del presente PI, ricadono prevalentemente all’interno delle zone ad edificazione diffusa, le ex zone agricole E. Il famoso “polmone verde” a Sud di Cà Nogara Grande, tanto citato in questi anni, viene sempre più assediato dai nuovi insediamenti previsti. Sono proprio queste le zone più sensibili alla trasformazione territoriale, in quanto ricadenti in contesti rurali (si pensi alle sole richieste per l’ambito di Via Trieste e Via Molette), sia alla distanza rispetto ai servizi di pubblica utilità (Municipio, scuole, ambulatori, ecc.). La proposta di urbanizzazione di tali zone determinerà non solo lo scadimento ambientale del territorio, ma anche la necessità di aumentare le rete di servizi verso tali zone (trasporti scolastici, assistenza domiciliare, potenziamento della viabilità esistente, ecc.), incidendo significativamente sulle casse comunali. Sarà inoltre difficile per i residenti in queste zone raggiungere il centro del paese, con il risultato di aumentare il flusso del traffico e aumentare il rischio per le utenze deboli (per esempio Via Stazione sulle nuove zone in Via Molette).

Fra gli obbiettivi del PAT leggiamo al primo punto:

la limitazione del consumo di territorio agricolo di pregio contenendo l’espansione residenziale e

produttiva, privilegiando la rifunzionalizzazione degli ambiti interni al perimetro urbano”

Chiediamoci perché le numerose possibilità già oggi presenti nel perimetro urbano non vengono attivate (Villa Manea, Ex Panificio Luccarda, ex filanda Tonin, ecc.). Probabilmente perché è meno costoso costruire nelle aree verdi che ristrutturare l’esistente.

Ma se continuiamo a rendere possibile la trasformazione di aree verdi non assisteremo mai alla sistemazione di queste zone che in alcuni casi possono ben essere definite “degradate”.

Vale la pena ricordare che il punto c) degli obbiettivi del PAT è: “la riqualificazione delle aree degradate”.

Vi chiediamo allora, visto anche le prossime scadenze elettorali, di ripensarci: non compromettiamo l’azione delle amministrazioni per i prossimi 10 anni. Fermatevi subito. Fermatevi stasera. Riattiviamo seriamente la Commissione Urbanistica, nella presente amministrazione e nella prossima, e discutiamo le opzioni positive presenti nel PI per trovare assieme una strategia per il “bene comune” che non sia di destra, centro o sinistra, ma sia una strategia della Comunità Maranese. Vi chiediamo di ritirare il punto all’ordine del giorno, altrimenti il nostro voto non potrà che essere contrario.

Marano Vicentino 28/12/2011

Gruppo Consigliare di Alternativa Democratica

Antonio Centomo

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3 Responses to “La maggioranza che amministra Marano non ha i numeri per approvare il primo Piano d’Interventi”

  1. Renzo Baruzzo Says:

    bravi - che sollievo
    Altri paesi lo stanno già facendo: niente più edificazioni in zone verdi ma solo recupero dell’esistente - tenete duro , sono con voi
    CIAO RENZO

  2. Gianni Finozzi Says:

    avete fatto una buona cosa.
    Non limitativi a pensare a cosa possiamo ricuperare sui manufatti
    in degrado, ma come essi possono essere poi utilizzati.
    Non dobbiamo dimenticare la nostra storia, la nostra cultura e quanto
    dobbiamo fare per farla conoscere.
    ciao Gianni

  3. lavori su corda Says:

    Congratulazioni per il post, davvero interessante.Era da tanto che non leggevo qualcosa di interessante, complimenti!.

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