Lo strano silenzio della Chiesa

Settembre 21st, 2011 by marano

IL SOSTEGNO che i vertici della Chiesa continuano a dare a Berlusconi è non solo uno scandalo, ma sta sfiorando l’incomprensibile. Che altro deve fare il capo di governo, perché i custodi del cattolicesimo dicano la nuda parola: “Ora basta”? Qualcosa succede nel loro animo quando leggono le telefonate di un Premier che traffica favori, nomine, affari, con canaglie e strozzini? Non sono sufficienti le accuse di aver prostituito minorenni, di svilire la carica dimenticando la disciplina e l’onore cui la Costituzione obbliga gli uomini di Stato? Non basta il plauso a Dell’Utri, quando questi chiamò eroe un mafioso, Vittorio Mangano? Cosa occorre ancora alla Chiesa, perché si erga e proclami che questa persona, proprio perché imperterrita si millanta cristiana, è pietra di scandalo e arreca danno immenso ai fedeli, e allo Stato democratico unitario che tanti laici cattolici hanno contribuito a costruire?Un tempo si usava la scomunica: neanche molto tempo fa, nel ‘49, fu scomunicato il comunismo (il fascismo no, eppure gli italiani soffrirono il secondo, non il primo). Se Berlusconi non è uomo di buona volontà, e tutto fa supporre che non lo sia, la Chiesa usi il verbo. Ha a suo fianco la lettera di Paolo ai Corinzi: “Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed è immorale o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? Quelli di
fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!”.

Anche l’omissione è complicità. Sta accadendo l’intollerabile dal punto di vista morale, in politica, e i vertici della Chiesa tacciono: dunque consentono. Si può scegliere l’afonia, certo, o il grido inarticolato di disgusto: sono moti umani, ma che bisogno c’è allora di essere papa o vescovo? (avete visto, in Vaticano, Habemus Papam?). Dicono che parole inequivocabili son state dette: “desertificazione valoriale”, “società dei forti e dei furbi”, “cultura della seduzione”. Ma sono analisi: manca la sintesi, e le analisi stesse son fiacche. D’un sol fiato vengono condannati gli eccessi dei magistrati, pareggiando ignominiosamente le condanne. Da troppo tempo questo è, per tanti laici cattolici scandalizzati ma non uditi, incomprensibile. Quasi che il ritardo nella presa di coscienza fosse ormai connaturato nella Chiesa. Quasi che l’espiazione (penso ai mea culpa di Giovanni Paolo II, nobili ma pur sempre tardivi) fosse più pura e santa che semplicemente non fare il male: qui, nell’ora che ci si spalanca davanti.

Un gesto simile a quello di Cristo nel tempio, un no inconfondibile, allontanerebbe Berlusconi dal potere in un attimo. Alcuni veramente prezzolati resterebbero nel clan. Ma la maggior parte non potrebbero mangiare insieme a lui, senza doversi ogni minuto giustificare. Non è necessario che l’espulsione sia resa subito pubblica, anche se lo sapete, uomini di Chiesa: c’è un contagio, del male e del malaffare. Forse basterebbe che un alto prelato vada da Berlusconi, minacci l’arma ultima, la renda nota a tutti. Questa è l’ora della parresia, del parlar chiaro: la raccomanda il Vangelo, nelle ore cruciali.

Sarebbe un’interferenza non promettente per il futuro, lo so. Ma l’interferenza è una prassi non disdegnata in Vaticano, e poi non dimentichiamolo: già l’Italia è governata da podestà stranieri in questa crisi (Mario Monti l’ha scritto sul Corriere: “Le decisioni principali sono prese da un “governo tecnico sopranazionale”), e Berlusconi d’altronde vuole che sia così per non assumersi responsabilità. Resta che gli alleati europei possono poco. E una maggioranza che destituisca Berlusconi ancora non c’è in Parlamento. Lo stesso Napolitano può poco, ma la sua calma è d’aiuto, nel mezzo del fragore di chi teme chissà quali marasmi quando il Premier cadrà. Il marasma postberlusconiano è fantasia cupa e furba, piace a chi Berlusconi ce l’ha ormai nelle vene. Il marasma, quello vero, è Berlusconi che non governa la crisi ma si occupa di come evitare i propri processi: tanti processi, sì, perché di tanti reati è sospettato. L’Italia è un battello ebbro, il capitano è un simulacro. Non ci sono congiure di magistrati, per indebolire la carica. Il trono è già vuoto. Il pubblico ministero, organo dello Stato che rappresenta l’interesse pubblico, deve per legge esercitare l’azione penale, ogni qualvolta abbia notizia di un reato, e in molte indagini Berlusconi è centrale: come corruttore o vittima-complice di ricatti.

Gli italiani non possono permettersi un timoniere così. Se sono economicamente declassati, la colpa è essenzialmente sua. Berlusconi non farà passi indietro, gli oppositori si ridicolizzano implorandolo senza mai cambiare copione. Oppure vuole qualcosa in cambio, e anche questo sarebbe vituperio dell’Italia. Il salvacondotto proposto da Buttiglione oltraggia la Costituzione. Casini lo ha smentito: “Sarebbe tecnicamente e giuridicamente impossibile perché siamo in uno Stato di diritto”.

Perché la Chiesa non dice basta? Si dice “impressionata” dalle cifre dell’evasione fiscale, ma la vecchia domanda di Prodi resta intatta: “Perché, quando vado a messa, questo tema non è mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica” (Famiglia cristiana, 5-8-07). E come si spiega tanta indulgenza verso Berlusconi, mentre Prodi fu accusato di voler essere cristiano adulto? Pare che sia la paura, ad attanagliare i vertici ecclesiastici: paura di perdere esenzioni fiscali, sovvenzioni. Berlusconi garantisce tutto questo ma da mercante, e mercanti sono quelli che con lui mercanteggiano, di quelli che Cristo cacciò dal tempio rovesciandone i banchi. E siete proprio sicuri di perdere privilegi? Tra gli oppositori vi sono persone a sufficienza, purtroppo, che non ve li toglieranno. Paura di un cristianesimo che in Italia sarebbe saldamente ancorato a destra? Non è vero. Non posso credere che lo spauracchio agitato da Berlusconi (un regime ateo-comunista)abbia ancora presa. Oppure sì? Penso che la Chiesa sia alle prese con la terza e più grande tentazione. Alcuni la chiamano satanica, perché di essa narra il Vangelo, quando enumera le prove cui Cristo fu sottoposto: la prova della ricchezza, del regno sui mondi: “Tutte queste cose ti darò, se prostrandoti mi adorerai”. La Chiesa sa la replica di Gesù.

Il Papa ha detto cose importanti sulla crisi. Che agli uomini vengon date pietre al posto del pane (Ancona, 11 settembre). La soluzione spetta a politici che arginino i mercati con la loro autorevolezza. Non saranno mai autorevoli, se ignorano la quintessenza della decenza umana che è il Decalogo. Ma neanche la Chiesa lo sarà. Diceva Ilario di Poitiers all’imperatore Costanzo, nel IV secolo dC: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro”.

Commento di BARBARA SPINELLI da Repubblica del 21/09/2011

Solo il referendum ce la può fare

Settembre 11th, 2011 by marano

Quando, nel 2005 fu approvata la legge Calderoli, a tutti nota come legge “porcellum”, eravamo in campagna elettorale per rinnovare parlamento e governo. Comprendemmo subito che era stata pensata per impedire la nostra vittoria. Era stata fatta “contro” una parte politica e approvata a colpi di maggioranza.
Chi ne volesse oggi fare un bilancio vero, sarebbe costretto ad ammettere che ha colpito soprattutto il paese e le sue istituzioni. Tutto il paese. Le ha ferite nell’autorevolezza e nella legittimità agli occhi dei cittadini che non si sentono rappresentati da un parlamento di nominati. Le donne e gli uomini del nostro paese hanno diritto di scegliere i propri rappresentanti in parlamento, hanno diritto a una relazione vera e diretta con chi rappresenta gli interessi del territorio in cui vivono e operano.
Nei giorni scorsi, quando ho sottoscritto a Bologna i quesiti referendari per l’abrogazione della legge elettorale vigente e per il ripristino di quella precedente, a sua volta preceduta da un referendum che con un consenso di oltre l’82% dei voti e un’affluenza del 77% aveva portato all’abrogazione della normativa elettorale proporzionale, ho detto che è tempo di restituire ai cittadini italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti in parlamento. Proprio con il tempo siamo costretti oggi a fare i conti. Le notizie che mi raggiungono in Cina, dove mi trovo per gli annuali impegni accademici, fanno sperare che l’obiettivo delle 500mila firme da consegnare alla Cassazione a fine settembre, sia ormai a portata di mano.
La risposta che arriva dalle italiane e dagli italiani che si affollano ai banchetti per la raccolta delle firme non lascia dubbi al riguardo: non è pensabile che si possa tornare alle urne con la peggiore legge elettorale della storia della nostra repubblica.
Con la mia firma sento di avere interpretato il sentimento di tanti concittadini: di fronte ad una crisi economica e sociale così grave come quella che scuote il mondo, l’Europa e l’Italia, il parlamento e i parlamentari non sembrano disporre agli occhi dei cittadini della piena legittimità e del rispetto che mai come oggi sarebbero necessari. Anche per questo ho detto di avere firmato per dovere civico.
Occorre restituire stabilità e forza alla nostra democrazia e alle nostre istituzioni. Occorre mettere mano alla rinascita dell’Italia a partire dalle sue istituzioni che devono ritrovare, anche agli occhi dei cittadini, forza e legittimazione.
La legge Calderoli va cancellata. La via parlamentare per dare all’Italia una buona legge elettorale è la scelta migliore. Ma questa via, per ora, non la vedo percorribile. Se per farlo occorre dunque un referendum, ben venga il referendum. Riuscire a raccogliere le firme che ancora mancano a raggiungere l’obiettivo è ora possibile. Dobbiamo farcela.

Romano Prodi

NON STUDIATE !

Settembre 5th, 2011 by marano

CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria. Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.

Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.

E, poi, che cosa hanno da insegnare ancora? Oggi la “cultura” passa tutta attraverso Internet e i New media. A proposito dei quali, voi, ragazzi, ne sapete molto più di loro. Perché voi siete, in larga parte e in larga misura, “nativi digitali”, mentre loro (noi), gli insegnanti, i professori, di “digitali”, spesso, hanno solo le impronte. E poi quanti di voi e dei vostri genitori ne accettano i giudizi? Quanti di voi e dei vostri genitori, quando si tratta di giudizi - e di voti - negativi, non li considerano pre-giudizi, viziati da malanimo?

Per cui, cari ragazzi, non studiate! Non andate a scuola. In quella pubblica almeno. Non avete nulla da imparare e neppure da ottenere. Per il titolo di studio, basta poco. Un istituto privato che vi faccia ottenere in poco tempo e con poco sforzo, un diploma, perfino una laurea. Restandovene tranquillamente a casa vostra. Tanto non vi servirà a molto. Per fare il precario, la velina o il tronista non sono richiesti titoli di studio. Per avere una retribuzione alta e magari una pensione sicura a 25 anni: basta andare in Parlamento o in Regione. Basta essere figli o parenti di un parlamentare o di un uomo politico. Uno di quelli che sparano sulla scuola, sulla cultura e sullo Stato. Sul Pubblico. Sui privilegi della Casta. (Cioè: degli altri). L’Istruzione, la Cultura, a questo fine, non servono.

Non studiate, ragazzi. Non andate a scuola. Tanto meno in quella pubblica. Anni buttati. Non vi serviranno neppure a maturare anzianità di servizio, in vista della pensione. Che, d’altronde, non riuscirete mai ad avere. Perché la vostra generazione è destinata a un presente lavorativo incerto e a un futuro certamente senza pensione. Gli anni passati a studiare all’università. Scordateveli. Non riuscirete a utilizzarli per la vostra anzianità. Il governo li considera, comunque, “inutili”. Tanto più come incentivo. A studiare.

Per cui, cari ragazzi, non studiate. Se necessario, fingete, visto che, comunque, è meglio studiare che andare a lavorare, quando il lavoro non c’è. E se c’è, è intermittente, temporaneo. Precario. Ma, se potete, guardate i maestri e i professori con indulgenza. Sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio.

Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!

Ilvo Diamati (da repubblica del 01/09/11)

Costi della Politica: le proposte del PD

Luglio 18th, 2011 by marano

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Di fronte all’emergenza economica il Pd ritiene che la politica debba dare un contributo concreto di sobrietà e di responsabilità, lottando invece contro le concezioni demagogiche che rischiano di confondere tutto e non risolvere nulla.

Per questa ragione, il Pd ha da tempo messo a punto precise proposte e dato vita a concrete iniziative parlamentari sul tema dei costi della politica e delle riforme istituzionali.
Al Senato ha anche presentato emendamenti alla manovra del governo insieme a Idv e Udc, misure che il governo e la maggioranza hanno respinto, impedendone l’approvazione, ma che restano validi punti di riferimento per gli interventi da realizzare.

• Riduzione del numero dei parlamentari. Il Pd ha presentato da tempo diverse proposte di legge per ridurre entro la legislatura, il numero dei parlamentari e cambiare le funzioni del Senato. Per esempio, una Camera con 400 deputati e un Senato Federale con 200 senatori. E’ possibile calendarizzare già dal prossimo settembre il provvedimento volto alla riduzione dei parlamentari.

• Retribuzioni dei parlamentari. Il Pd punta a modificare la legge del 1965 che lega la retribuzione dei parlamentari alla retribuzione dei magistrati italiani, per scegliere un nuovo parametro. L’obiettivo è di allineare l’Italia alla media delle retribuzioni dei parlamentari degli altri paesi europei.

• Vitalizi. Con una decisione interna alla Camera e al Senato (gli organi costituzionali hanno un’autonomia decisionale sul proprio bilancio) il Pd propone di rivedere entro la legislatura i vitalizi dei parlamentari riportandoli al sistema previdenziale in vigore per tutti gli altri cittadini iscritti all’Inps.

• Risparmi e trasparenza su affitti e servizi. Il Pd propone di lavorare concretamente all’interno dei bilanci di Camera e Senato per ridurre la spesa collegata agli immobili (affitti), per dare trasparenza e risparmiare sui servizi offerti.

• Gli emendamenti al Senato. Con gli emendamenti alla manovra proposti anche insieme a Idv e a Udc il Pd punta inoltre ad alcune riforme capaci di dare un contributo importante al contenimento della spesa pubblica. Tra queste proposte vi sono:
1. L’accentramento dei comuni più piccoli.
2. L’accorpamento delle province sotto i 500.000 abitanti (di fatto si arriverebbe ad un dimezzamento delle attuali province).
3. L’accorpamento delle società che fanno capo ai comuni (un comune non potrà avere più di una società: e così verrebbero meno migliaia di aziende, con i relativi consiglieri).
4. La totale incompatibilità dell’incarico dei parlamentari con qualsiasi altro incarico (sindaco, consigliere, presidente di provincia…).
5. Taglio delle auto blu e dei voli blu, limitandone l’uso a chi ne ha davvero bisogno.
6. Reintroduzione del tetto alla retribuzione dei manager pubblici

Queste proposte costituiscono un punto fermo del Pd, un patrimonio di iniziative sulle quali daremo battaglia e che il Pd si impegna a realizzare.

Referendum 2011: quorum raggiunto!

Giugno 13th, 2011 by marano

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I CITTADINI DI MARANO,

CON UN’AFFLUENZA SUPERIORE AL 60%, HANNO DETTO CON FORZA:

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE AD OGNI COSTO DELL’ACQUA PUBBLICA !

NO AD UNA FORMA DI ENERGIA NON CONVENIENTE A LIVELLO ECONOMICO ED AMBIENTALE!

NO A LEGGI “AD PERSONAM” O A FAVORE DI POCHI!

SI AD UN’ITALIA DEMOCRATICA E MIGLIORE!

I risultati di Marano:

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Referendum 12 13 giugno 2011

Giugno 8th, 2011 by marano

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 Cari Democratici,

come saprete il 12 e 13 giugno ci sono i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento e anche in Veneto il nostro partito è fortemente impegnato a sostenere il SI ai 4 quesiti referendari con molte iniziative dei circoli, materiali e risorse finanziarie.

Al di là dell’effetto che i risultati potranno avere sul Governo Berlusconi, è comunque fondamentale raggiungere il quorum del 50% + 1 per l’importanza di questi temi: quello referendario è un voto contro la privatizzazione forzata dell’acqua e dei servizi pubblici locali, contro il nucleare e per una giustizia uguale per tutti.

Ora che la Cassazione ha confermato lo svolgimento del referendum sul nucleare, dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi per contribuire a raggiungere il quorum e far vincere i Si. Inutile dire che in questi pochi giorni che ci separano dal voto non servono tanto convegni o iniziative rivolte a chi e’ già convinto, quanto volantinaggi, gazebo, blog, sms, radio e tv locali, passaparola, insomma tutto ciò che arriva direttamente agli elettori.

Vi chiediamo quindi un ultimo sforzo in questa direzione.

Grazie del vostro impegno e in bocca al lupo a tutti noi!

Rosanna Filippin
Segretario Partito Democratico Veneto
Luca Musumeci
Responsabile Ambiente/Energia Partito Democratico Veneto

Festa Democratica a Schio 16-17 giugno 2011

Giugno 6th, 2011 by marano

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Bersani nella scia arancione

Giugno 3rd, 2011 by marano

«Siamo pronti al dialogo con tutti ma non faremo pasticci» La linea la sta dando Marco Follini, autore del saggio Elogio della pazienza uscito un po’ di tempo fa.
Titolo perfetto per il film bersaniano post-elettorale.
«Pazienza»: perché la convinzione che circola ai piani alti del Nazareno è che non sia il momento di forzare, la crisi del berlusconismo non è cosa superabile con qualche coup de théâtre, prima o poi il momento della svolta verrà, e non è lontano. E dopo tanto tempo – dice Daniele Marantelli – «il clima interno segna bello stabile». Spiega Pierluigi Castagnetti: «Sarebbe matto quello che si mettesse a fare polemiche proprio adesso che il problema è tutto di Berlusconi, che così azzoppato dovrà fare una manovra che scontenterà ulteriormente il suo elettorato». E in effetti la direzione di lunedì prossimo sarà tutto un complimentarsi con se stessi: non è l’ora delle distinzioni, quelle ci sono quando si perde, vedi alla voce Pdl. D’altronde chi gli ha parlato in queste ore giura che né Veltroni né Fioroni prospettano linee diverse da quella del segretario.
Lui, Bersani, è ovviamente rinfrancatissimo. Gode di una posizione obiettivamente centrale, la sua immagine personale rafforzata, il partito è in ripresa. È disposto a parlare con tutti: anche con la Lega i canali restano aperti (probabile un prossimo incontro con Maroni).
«Parliamo pure, verifichiamo con la Lega cosa vuol fare per esempio sulla legge elettorale: purché sia chiaro che non facciamo pasticci», manda a dire.
L’onda “arancione” di queste amministrative non va dispersa, il segretario su questo non defletterà.
L’ottimismo bersaniano si è visto ieri a Repubblica tv dove si è lasciato sfuggire – lui di solito così prudente sul suo Pd – la previsione secondo cui «siamo prossimi a essere il primo partito nel paese». Il mitico sorpasso, un miraggio fino a tre giorni fa. Bersani evidentemente è a conoscenza che i sondaggi “tirano”, e fra una settimana i nuovi report che gli verranno portati potrebbero segnare un dato che supera il 27 per cento, nell’ambito di un trend che vira verso l’alto.
E tuttavia questa specie di vocazione maggioritaria del Pd bersaniano – di gran lunga il primo partito della coalizione che verrà – è evidentemente cosa diversa da quella in versione veltroniana: «Voler essere il primo partito non significa voler essere soli, anzi essere aperti e compatti. Che lo si chiami Nuovo Ulivo o in altri modi, al centro dev’esserci la riscossa civica: “Alzati che si sta alzando la canzone popolare”», ha detto il leader attingendo dalla koiné prodiana.
Ma quella che sembra uscire bene dal risultato elettorale è la funzione che Bersani assegna al suo partito, una funzione «al servizio» di qualcosa di più largo, in grado di tenerlo meglio al riparo dal fuoco amico di amici e alleati, una “forza tranquilla” che non innalza vessilli e non forza le situazioni.
Ecco perché la ribadita prudenza – ancora ieri – per esempio sulle primarie: «Non c’è nessun automatismo». Ed è un punto di differenza con i veltroniani che presto o tardi riemergerà. Arturo Parisi, da parte sua, non ha perso tempo rilanciando il modello di «primarie aperte, di coalizione».
Attende gli sviluppi, dunque, il Nazareno, sapendo che – come si esprime uno dei massimi dirigenti – «tutto è nelle mani di Berlusconi e, diciamo la verità, a noi sta bene così». Stare sulla riva del fiume aspettando il cadavere del nemico non significa però starsene con le mani in mano. A partire dall’impegno sui referendum del 12 e 13 giugno: con il nuovo clima che spira da Nord a Sud la speranza di superare il quorum si è rafforzata moltissimo.
Dalla Direzione di lunedì emergerà una parola d’ordine chiara e condivisa: dimissioni del governo ed elezioni. Semplice. Troppo? In un certo senso sì, perché la previsione è che, almeno nell’immediato, non vi sarà né la prima cosa né la seconda.
La strada potrebbe essere molto tortuosa. Però il Pd la sua mossa intende farla, anzi, l’ha già fatta ieri con Franceschini che ha chiesto in aula che il governo si presenti dimissionario al dibattito parlamentare di fine giugno: la parolina “dimissioni” costituirà un leit motiv continuamente martellato, una campagna destinata a proseguire per i prossimi mesi, la parola d’ordine unificante di tutte le anime del partito.
Sullo sfondo però la discussione è destinata a riprendere: non si può d’altronde pensare che un fatto enorme come la fine del berlusconismo non abbia ripercussioni sulla strategia del Pd. E il tema di un partito troppo sbilanciato a sinistra «non è questione che affronteremo adesso» – dice ancora Castagnetti – e però resta un problema irrisolto, quello che un dirigente vicino a Veltroni sintetizza così: «Non siamo il Pds del ’94». E una prima verifica – come si dice – sui contenuti è prevista per il 17 e 18 giugno, alla conferenza nazionale su lavoro, che parte con una piattaforma molto “cgiellina” che di sicuro il MoDem criticherà, «non si può avere una piattaforma che attacca Ichino».
Mentre c’è una qualche freddezza verso il Vendola che «mette il cappello» sulla vittoria milanese, è anche vero che è ancora tutto da costruire «l’attacco a tre punte» (Sel-Idv, Pd, Terzo polo) di cui parla Enrico Letta: non foss’altro perché il grande timore (anzi: il terrore) è che Casini opti alla fine per una strategia opposta, un clamoroso ritorno dall’altra parte, per rifondare il campo dei moderati e conservatori, insomma per costruire un centrodestra (col trattino) potabile ed “europeo”. Berlusconi permettendo.

Mario Lavia (da Europa 01/06/11)

12-13 giugno 2011 - 4 SI !!!

Maggio 22nd, 2011 by marano

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Processo (prescrizione) breve: una vergogna per l’Italia!

Aprile 13th, 2011 by marano

La prescrizione breve è un’amnistia per i più furbi: diffondiamo l’elenco completo dei reati interessati dal ddl e i principali processi che non arriveranno mai ad una sentenza.

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La prescrizione breve riduce ancora di più i tempi per l’accertamento dei colpevoli e garantisce impunità ai più furbi che hanno una fedina penale apparentemente pulita e riescono a sfuggire alla legge.
Con questa legge voluta dal Governo Berlusconi le vittime saranno ancora più sole e sarà più difficile ottenere giustizia per i gravi reati quali la corruzione, la concussione, il peculato, le frodi in appalti, lo scambio elettorale politico mafioso, gli omicidi colposi, le violenze sessuali, il furto in casa, le rapine, le truffe, gli incendi dolosi, il falso in bilancio, le lesioni colpose da infortunio sul lavoro, lo smaltimento illecito di rifiuti anche speciali, la ricettazione, l’estorsione, lo stalking e tanti e tanti altri ancora.
Sarà un caos che non farà altro che aggravare le difficoltà del sistema giustizia e aumentare il numero dei processi che quotidianamente si estinguono.
In Europa nessun paese ha introdotto la prescrizione breve, come invece vogliono in Italia Bossi e Berlusconi; anzi, per i reati più gravi quando sono stati individuati i colpevoli si concede il tempo sufficiente alla piena celebrazione dei processi.
In Italia si sta effettuando una vera e propria amnistia mascherata con effetti permanenti, pur di salvare il Presidente del Consiglio Berlusconi dai suoi processi, buttando al macero immediatamente circa 5000 processi che ancora non hanno superato il primo grado di giudizio, premia i disonesti e ignora le vittime.

Processo Mills per corruzione: imputato Silvio Berlusconi
Strage alla stazione di Viareggio 29 giugno 2009: 32 morti
Crack Parmalat 2003: 80.000 risparmiatori truffati per oltre 14 miliardi di euro
Terremoto a L’Aquila 6 aprile 2009: 278 vittime, di cui 8 ragazzi nella Casa dello Studente
Doping Olimpiadi Invernali Torino 2006
Amianto nei Cantieri Navali di Palermo: 40 operai morti
Calciopoli Napoli 2006
Crack Cirio 2003: truffa per oltre 1 miliardo di euro

ELENCO DEI REATI INTERESSATI DAL DDL SULLA PRESCRIZIONE BREVE

• articolo 314 del codice penale (PECULATO).
• articolo 315 del codice penale (MALVERSAZIONE).
• articolo 316 del codice penale (PECULATO PER ERRORE ALTRUI).
• articolo 316 bis del codice penale (MALVERSAZIONE AI DANNI DELLO STATO).
• articolo 316 ter del codice penale (INDEBITA PERCEZIONE DANNI STATO).
• articolo 317 del codice penale (CONCUSSIONE).
• articolo 318 del codice penale (CORRUZIONE).
• articolo 319 del codice penale (ATTO CONTRARIO A DOVERI D’UFFICIO).
• articolo 319.ter del codice penale (CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI).
• articolo 320 del codice penale (CORRUZIONE INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO).
• articolo 322 del codice penale (ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE).
• articolo 322.bis del codice penale (PECULATO/CONCUSSIONE/CORRUZIONE COMUNITA’ EUROPEA).
• articolo 323 del codice penale (ABUSO D’UFFICIO).
• articolo 324 del codice penale (INTERESSE PRIVATO IN ATTI D’UFFICIO).
• articolo 326 del codice penale (RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO).
• articolo 328 del codice penale (OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO).
• articolo 336 del codice penale (VIOLENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 337 del codice penale (RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 338 del codice penale (VIOLENZA O MINACCIA AD UN CORPO POLITICO, AMMINISTRATIVO O GIUDIZIARIO).
• articolo 340 del codice penale (INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO).
• particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 347 del codice penale (USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE).
• articolo 348 del codice penale (ESERCIZIO ABUSIVO DI UNA PROFESSIONE).
• articolo 355 del codice penale (INADEMPIMENTNO DI CONTRATTI DI PUBBLICHE FORNITURE).
• articolo 589 del codice penale (OMICIDIO COLPOSO).
• articolo 609.bis del codice penale (VIOLENZA SESSUALE).
• articolo 609.quater del codice penale (ATTI SESSUALI CON MINORENNE).
• articolo 609.quinquies del codice penale (CORRUZIONE DI MINORENNE).
• articolo 609.octies del codice penale (VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO).
• articolo 416.ter del codice penale (SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO)
• articolo 419 del codice penale (DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO).
• particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 420 del codice penale (ATTENTANTO A IMPIANTI DI PUBBLICA UTILITA’)
• articolo 423 del codice penale (INCENDIO)
• articolo 423.bis del codice penale (INCENDIO BOSCHIVO)
• articolo 424 del codice penale (DANNEGGIAMENTO SEGUITO DA INCENDIO)
• articolo 432 del codice penale (ATTENTATO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI)
• articolo 624 bis del codice penale (FURTO IN ABITAZIONE).
• articolo 628 del codice penale (RAPINA)
• articolo 629 del codice penale (ESTORSIONE)
• articolo 640 del codice penale (TRUFFA)
• articolo 641 del codice penale (INSOLVENZA FRAUDOLENTA)
• articolo 648 del codice penale (RICETTAZIONE)
• articolo 648.bis del codice penale (RICICLAGGIO)
• articolo 514 del codice penale (FRODI CONTRO LE INDUSTRIE NAZIONALI)
• articolo 583.bis del codice penale (PRATICHE DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI)
• articolo 648.ter del codice penale (IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI PROVENIENZA ILLECITA)
• articolo 646 del codice penale (APPROPRIAZIONE INDEBITA)
• articolo 614 del codice penale (VIOLAZIONE DI DOMICILIO)
• articolo 610 del codice penale (VIOLENZA PRIVATA)
• articolo 644.bis del codice penale (USURA IMPROPRIA)
• articolo 644 del codice penale (USURA)
• articolo 643 del codice penale (CIRCONVENZIONE DI INCAPACI)
• articolo 2621 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI)
• articolo 2622 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI IN DANNO DELLA SOCIETA’ DEI SOCI O DEI CREDITORI).
• articolo 2623 del codice civile (FALSO IN PROSPETTO).
• articolo 2624 del codice civile (FALSITA’ NELLE RELAZIONI O NELLE COMUNICAZIONI DELLE SOCIETA’ DI REVISIONE).
• articolo 2626 del codice civile (INDEBITA RESTITUZIONE DEI CONFERIMENTI).
• articolo 2627 del codice civile (ILLEGALE RIPARTIZIONE DEGLI UTILI E DELLE RISERVE).
• articolo 2628 del codice civile (ILLECITE OPERAZIONI SULLE AZIONI O QUOTE SOCIALI O DELLA SOCIETA’ CONTROLLANTE).
• articolo 2629 del codice civile (OPERAZIONI IN PREGIUDIZIO DEI CREDITORI).
• articolo 349 del codice penale (VIOLAZIONE DI SIGILLI).
• articolo 337.bis del codice penale (OCCULTAMENTO CUSTODIA O ALTERAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO).
• articolo 341.bis del codice penale (OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 351 del codice penale (VIOLAZIONE DELLA PUBBLICA CUSTODIA DI COSE).
• articolo 334 del codice penale (SOTTRAZIONE O DANNEGGIAMENTO COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE).
• articolo 335 del codice penale (VIOLAZIONE COLPOSA NELLA CUSTODIA DI COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE O DALL’AUTORITA’ AMMINISTRATIVA).