POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA? ENNESIMO SPERPERO DI SOLDI ITALICI

Agosto 20th, 2009 by montecchio

La Posta Elettronica Certificata forse non interesserà a molte persone, ma in questo momento storico di “vacche magre” dove bisogna evitare lo sperpero di denaro pubblico, fosse anche un centesimo di euro,  la notizia che il servizio del sistema di certificazione della posta elettronica arriverà a costare allo Stato almeno 50 milioni di euro fa gridare all’ ennesimo scandalo.

Ma andiamo per ordine.

A denunciare lo sperpero è l’associazione Cittadini di Internet che era riuscita a modificare il testo legislativo del decreto Anticrisi 185/08 del novembre scorso con l’eliminazione della obbligatorietà della PEC, la posta elettronica certificata, una prerogativa tutta italiana.

La modifica al testo di legge è stata voluta da Massimo Penco, presidente della associazione Cittadini di Internet.org, che aveva chiesto un provvedimento di urgenza all’Unione europea in merito alla procedura di infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica.

Infatti secondo Wikipedia, l’ enciclopedia internet più diffusa in rete alla voce PEC si legge:

e uno standard solamente italiano e per adesso nessun altro paese nel mondo ha sentito l’esigenza di creare un equivalente: questo proprio perchè la PEC è praticamente equivalente ad una email tradizionale tranne per il fatto che è molto più costosa. Tecniche di firma digitale e di tracciamento della consegna equivalenti e gratuite sono già disponibili per le email tradizionali da diversi anni. Non c’è quindi nessun vantaggio concreto ad usare la PEC al posto di una email tradizionale con le dovute accortezze.

A distanza di pochi mesi il colpo di scena.

Adesso la Posta Elettronica Certificata ( PEC ) diventa un obbligo per tutte le amministrazioni pubbliche con la legge 69/2009.

Non si fa attendere il comunicato della battagliera associazione Cittadini di Internet.org che afferma: la Legge del 18 giugno 2009 ( Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competività nonchè in materia di processo civile ) è una autentica presa in giro secondo la quale la Comunicazione è sì una grande arte, ma i cittadini italiani e il sistema produttivo del nostro Paese non vorrebbero e, soprattutto, non dovrebbero essere presi in giro da una norma che impone scadenze già passate al momento della sua entrata in vigore.

Il comunicato dell’associazione continua affermando che la legge entrata in vigore il 4 luglio 2009 pone un termine perentorio a tutta la Pubblica Amministrazione che abbia siti web obbligandola ad indicare l’indirizzo di posta elettronica certificata nella propria pagina principale entro il 30 giugno 2009 in modo che cittadini, imprese e professionisti possono interloquire con la stessa.

Di conseguenza, la prima scadenza imposta era già superata almeno da quattro giorni dalla entrata in vigore della legge  avvenuta appunto il 4 luglio 2009.

” Si può facilmente prevedere” dichiara il presidente Massimo Penco dell’associazione I Cittadini di Internet che” lo stesso problema accadrà anche per un altro punto controverso della legge”

” Entro il 31 dicembre 2009 le Amministrazioni pubbliche che già dispongono di propri siti devono pubblicare il registro dei processi automatizzati rivolti al pubblico. Tali processi devono essere dotati di appositi strumenti per la verifica a distanza da parte del cittadino dell’avanzamento delle pratiche.”

” In realtà, per attuare un simile processo, occorrono ” continua Penco “anni e molti soldi.”

Intanto consultando la Gazzetta delle Comunità Europee del 5 agosto 2009 ( pubblicata in quella italiana la settimana successiva ) si scopre che l’operazione potrebbe costare qualcosa come 50 milioni di euro agli italiani, sia a quelli che useranno la posta certificata, sia a quelli che non lo faranno.

“Precisamente”, sottolinea Penco, “ l’importo massimo stimato della concessione” - prevista dal bando di gara per l’appalto del servizio , ndr - è pari a euro 25.000,000,00 ( iva esclusa ) nell’ipotesi per un periodo di 4 anni, più ulteriori 25 milioni di euro ( iva esclusa )nell’ipotesi di esercizio per altri 4 anni. Oltre a tale ingente spesa, c’è una serie di optional che si “donano” al gestore vincitore della gara d’appalto e che saranno elencati nel disciplinare acquistata dal cittadino.”

E assurdo dell’assurdo è il fatto che il servizio è usufruibile dai cittadini solo da e per le Pubbliche Amministrazioni.

Se un cittadino vuole usare la Posta Elettronica Certificata per altri usi o servizi non può farlo gratuitamente.

Intanto il sito del ministero della PA e Innovazione di Renato Brunetta non è ancora dotato della PEC.

Se si vuole  la certificazione si è ancora costretti a spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Diego Retis

Va….Italia al tempo degli imperatori!

Agosto 18th, 2009 by montecchio

berlusconi-nerone-busto.jpgTempo fa, alcuni commentatori politici hanno paragonato Silvio Berlusconi a Caligola, l’imperatore romano che regnò dal 37  al 41 DC storicamente noto per aver pensato di eleggere a senatore il suo cavallo ” Incitatus” in totale disprezzo della casta senatoriale.

Ma Caligola non era solo bizzarro e scontroso: dando fondo alle casse statali era riuscito a farsi amare dai suoi sudditi.

Credo però che questa descrizione non calzi ancora sulle spalle di Berlusconi.

Io lo confronterei invece con un altro imperatore romano: Nerone, rimasto nella memoria storica per la leggenda di aver bruciato Roma nel 64 DC.

Vero o no, ora gli storici lo stanno riabilitando, in una sorta di revisionismo storico: secondo nuove ricerche storiche non fu lui a bruciare Roma, ma corse in aiuto alla popolazione organizzando i soccorsi per tentare di spegnere l’immane rogo che distrusse un terzo della città eterna.

Ma fu anche colui che fece uccidere i cristiani accusandoli di aver dato acceso la miccia del colossale incendio della città dei sette colli e per questo ancora oggi riveste una nomea negativa.

Berlusconi, il novello imperatore italico del terzo millennio, può essere quindi paragonato ad un nuovo Nerone?

Come il suo antesignano arriva in soccorso della gente, promette aiuti, risolve problemi, ma quando le cose non vanno  bene scarica la colpa su tutti e per chiunque gli si pone di fronte criticando la sua gestione diviene subito un nemico sciagurato,sciatto, incapace e dannoso per il “vivere civile”.

Ma il premier nostrano ha anche altre similitudini con Nerone.

Come l’antico imperatore romano che amava fare scandalo durante il suo regno, tra cui la relazione con la bella Poppea  ripudiando per questa la prima moglie o suonare la “lira”nonostante fosse considerata cosa sconveniente dalla aristocrazia romana, anche il nostro primo ministro ama la licenziosità dei costumi ( la vicenda delle Escort e delle amicizie con le minorenni riempiono i giornali di mezzo mondo ), e ama esibirsi in pubblico con mille battute e con il suo fido compositore Apicella diverte i suoi ospiti cantando in napoletano.

Silvio Berlusconi si difende: ognuno nella propria intimità è libero lecitamente di fare quello che vuole e nessuno può violare la privacy.

Il signor primo ministro però dimentica che è anche personaggio pubblico come ha sottolineato anche sua figlia Barbara in un intervista a Vanity Fair: “Non credo che un uomo politico possa permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata”ed aggiunge ancora “i rappresentanti politici che sono chiamati a ben governare, a far prosperare la comunità, sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli”. Da questo discende la convinzione che chi è chiamato ad amministrare lo Stato non può tracciare un solco tra i comportamenti pubblici e quelli privati.”

Il solco citato da Barbara Berlusconi che suo padre sta aprendo nella società italiana non riguarda solo la sfera privata; riguarda anche quella dei diritti condivisi.

E non importa che il nostro ” Caro leader” si serva dei media servili come la rivista “Chi”, guarda caso edita da Mondadori, per rispondere senza contraddittorio serio alla imbarazzante storia delle sue scappatelle extraconiugali e non risponda invece alle 10 domande che da mesi il quotidiano “Repubblica” cerca di porre senza ottenere nesssuna risposta in barba a tutti gli elementari confronti con l’opinione pubblica che ha solo un diritto: sapere la verità.

Le leggi ad-personam che via via sta facendo approvare, soprattutto nel campo della Giustizia, sta generando divisioni tra i cittadini che non si sentiranno più eguali in un tribunale e a rimetterci non saranno certo i criminali veri.

Forse per questo che Fondi un paese di Latina in odore di mafia non verrà commissariato come richiesto da più di un anno dal Prefetto Frattasi dopo aver prodotto 500 cartelle di documentazione sugli intrecci malavitosi e la politica locale tanto le regole sono appunto ad-personam.

E poi le false promesse: dalle case per tutti ai terremotati dell’Abruzzo ( solo 3000 famiglie avranno l’agognato alloggio nella new town ) alle risorse economiche per uscire dalla crisi mentre intanto la recessione si è spinta al -4,8% - dati Confcommercio 08-09 -

E poi gli aiuti a pioggia per accontentare prima gli alleati della Lega Nord e poi i secessionisti del PDL di Miccicchè e Lombardo.

Intanto la sicurezza è a rischio con le auto della Polizia ferme per i tagli alle manutenzioni e per la diminuzione del personale; carceri iper-affollate con la probabilità che possano avvenire disordini all’interno delle celle, ronde di volontari che possono diventare un ulteriore problema di ordine pubblico, ( i precedenti ci sono già con Padova e Massa Carrara quando due gruppi contrapposti sono venuti a contatto tra di loro )

Rischi ambientali e speculazione edilizia dietro l’angolo.

Il piano Case recepita già da alcune regioni come il Veneto mette a repentaglio il territorio già enormemente sfruttato dalla pressione del cemento.

E’ difficile in poco spazio a elencare tutte le malefatte o denunciare quelle che diventeranno tali nel tempo.

Ognuno ormai in questo Paese è in ordine sparso, purchè ci sia il proprio tornaconto più o meno personale, più o meno politico.

Certo Nerone si era fatto costruire una enorme stutua in bronzo ” Colossus ” e doveva essere la sua esibizione più alta tanto che l’anfiteatro Flavio entrò nella storia delle meraviglie con il nome “Colosseo”

Chissà se Berlusconi sta pensando di farsi costruire una statua gigantesca, ma intanto di gigantesco ha la sua innata, inesauribile vocazione allo scandalo privato e pubblico.

Se per Nerone che amava il buon vino e la cultura ellenica lo scandalo innato in lui lo ha portato nella storia come regnante controverso, l’emulo Berlusconi spera anch’ esso di raggiungere l’Olimpo degli statisti attraverso l’esibizione del potere come re assolutista.

Alla fine Nerone fu costretto a suicidarsi nel 68 DC dopo l’ennesima repressione da lui voluta.

verso le primarie 2009, tre mozioni a confronto

Agosto 8th, 2009 by montecchio

Ormai la traccia delle tre mozioni programmatiche sono chiare e definite.

I tre candidati in corsa per la segreteria nazionale ( Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino ) sono impegnati anche durante il periodo estivo a spiegare le loro idee ai simpatizzanti del Pd.

Sui valori basilari che deve assumere il partito le tre proposte non si discostano molto tra di loro: innovazione, lavoro dignitoso per tutti, ampia e libera scolarità, rispetto per l’ambiente, sanità pubblica garantita, giustizia equa e celere, apertura in Europa, unità politica del Paese anche se si riconoscono alcuni aspetti federalisti specifici per ogni Regione.

I distinguo maggiori li troviamo sulla gestione del partito: mentre Dario Franceschini guarda al bipolarismo allargato a possibili alleanze territoriali con forti aperture alla società, Pierluigi Bersani vedrebbe meglio un partito più “partito” dove gli iscritti hanno un valore decisionale più forte durante la scelta dei quadri organizzativi del movimento politico del Pd.

Ignazio Marino, rappresentante del movimento cosi detto “dei piombini” a cui hanno aderito molti sindaci d’area e molti intellettuali preferisce un partito senza “correntismi” di sorta e più attento alle istanze dei circoli territoriali.

Ma per essere più utile alla comprensione delle mozioni faccio una breve sintesi delle tre proposte in ordine di presentazione tratte direttamente dai documenti online scritti direttamente dai candidati: 

Dario Franceschini, Pierluigi Bersani, Ignazio Marino.

Dario Franceschini sottolinea 5 parole chiave per definire la sua idea di partito: Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità e le spiega così: Combattere la precarietà, migliorare le condizioni dei lavoratori e dare alle imprese protezione dalla crisi e sostegno per innovare, sono due pezzi della stessa politica, la nostra politica.

E’ necessaria una nuova cultura fiscale, per arrivare a un sistema più equo e meno oppressivo, che passi ad esempio dalle detrazioni, oggi prevalenti, ai bonus, ai servizi detassati, al contrasto di interessi. Un partito come il nostro ha un interesse vitale a far funzionare meglio lo stato e le Pubbliche amministrazioni.

E’ prioritario garantire una ragionevole durata del processo.

Per questo servono modifiche alle procedure per renderle più semplici e più veloci, scoraggiando tutti i comportamenti dilatori, anche quelli concordati fra avvocati.

 Vogliamo correggere un assetto produttivo e distributivo che ha penalizzato i redditi da lavoro, soprattutto subordinato, rispetto alle rendite e ai redditi da capitale e che ha svalutato in particolare il lavoro operaio e manuale.

 Per questo serve una politica che da una parte riprenda la lotta all’evasione e all’elusione

 La scuola è un luogo di servizio, di apprendimento e di responsabilità, non un parcheggio. Vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile nei risultati.

 Una scuola aperta al mondo esterno, non chiusa su se stessa, che favorisce la crescita sia delle conoscenze sia delle esperienze.

 Il merito deve affermarsi anche nello spazio dell’attività economica privata. Un’idea meritocratica del mercato non vuol dire affatto liberismo. Vuol dire affermare, anche nei rapporti economici una nuova etica della responsabilità, regole dei mercati e trasparenza a tutela delle imprese e dei cittadini.

Valorizzare le radici e le nostre tradizioni, un intreccio unico di storia e cultura, di agricoltura e prodotti tipici, di buona cucina, di coesione sociale e qualità della vita.

Tornare a investire in beni culturali invece di tagliare le risorse come fa il governo.

E promuovere una politica moderna del turismo, che valorizzi le sue grandi potenzialità per il Paese.

L’Italia è la risorsa dell’economia italiana. Difenderla dalla devastazione e dal saccheggio è come per l’economia di un paese arabo tutelare le proprie risorse petrolifere.

Anche per questo valorizzare e investire sull’ambiente e l’economia verde deve essere la nostra priorità. 

Sì a una radicale riconversione del nostro sistema energetico verso l’efficienza, il risparmio, le fonti rinnovabili.

No al nucleare del passato, pericoloso e costosissimo. Sì a una rivoluzione fiscale che alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese che inquinano e consumano meno.

No all’abusivismo e al consumo spregiudicato di territorio.

Sì all’edilizia di qualità, alla sicurezza antisismica e al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.  Sì a uno sviluppo locale e urbano che scelga una mobilità più sostenibile e meno soffocata dal trasporto su strada, che opti per sistemi moderni di smaltimento dei rifiuti.

E’ su questa rotta che oggi deve muoversi l’Italia.

Pierluigi Bersani  dal canto suo afferma: 

“Io sono il candidato di nessuno che pensa ci sia bisogno di tutti”, ha sottolineato con forza, rivendicando anche la sua capacità di innovazione. “Mi sono sempre preso la briga di voler cambiare qualcosa, ovunque sono stato non ho mai lasciato le cose come le ho trovate.

“La sfida comune, d’altronde, e’ quella del Partito democratico e il nostro progetto non e’ stato mai messo in discussione, ora ci sono le condizioni politiche per riaffermare il nostro progetto per rimetterci in cammino”. Sulla “sovranità” del partito, essa deve appartenere a “elettori e iscritti”: “Ribadisco – ha proseguito - il valore democratico delle primarie che non possono essere solo procedure elettorali ma un momento di coinvolgimento e si devono fare nelle coalizioni”.E inoltre “non ci deve essere automatismo tra le cariche di partito e ruoli istituzionali.All’indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica e di coinvolgimento sociale.

Abbiamo disperso un tesoro immenso, coltivando un’insensata  contrapposizione tra elettori e iscritti, quando proprio gli elettori ci chiedono più presenza organizzata nei territori e nella società.

Abbiamo un elettorato esigente e intelligente, una forza civile disposta a sostenerci nel voto e non solo. Il Pd deve rappresentarla compiutamente in ogni momentoe in ogni sede.

Su questa delusione profonda prospera la destra, proteggendo le rendite, perpetuando l’assistenzialismo, facendo finta di riformare e offrendo solo scorciatoie di breve respiro alle legittime istanze dei settori produttivi.

Su questa contraddizione il Pd e tutto il centrosinistra devono lavorare con serietà e impegno,consapevoli che tanti elettori votano a destra perché ancora non percepiscono un’alternativa. Sono lavoratori e professionisti, giovani e donne, innovatori e produttori che al Pd non chiedono urla e proteste, ma una proposta praticabile per il governo del Paese. Sono imprese che hanno bisogno di essere aiutate a superare la crisi e possono diventare protagoniste del nostro progetto. Sono ceti popolari che soffrono a causa di bisogni primari insoddisfatti e classi medie che avvertono il rischio di impoverimento.

Bisogna affiancare coloro che fanno i conti con la crisi. Bisogna esserci. Per suscitare un progetto, un orizzonte di cambiamento.

Come hanno saputo fare i democratici americani.

Per affermare una reale eguaglianza delle opportunità occorre una rivoluzione copernicana che ponga al centro il merito e la responsabilità. L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni:meno barriere di accesso alle professioni, più concorrenza nei servizi, imprese maggiormente contendibili, autorità realmente indipendenti, class-action a difesa dei consumatori. Agli imprenditori che scommettono sull’Italia il Pd deve proporre le riforme necessarie per competere: incentivi per la capitalizzazione, gli investimenti produttivi e la ricerca e sviluppo; un rapporto proficuo con le banche e con la pubblica amministrazione, meno tasse e meno burocrazia; infrastrutture materiali e immateriali degne di un Paese europeo.

Il Paese chiede molto alla scuola italiana. È chiamata ad aiutare la mobilità sociale, a mantenere unito il Sud e il Nord, a coltivare e praticare l’accoglienza degli immigrati, a rilanciare l’educazione Scuola, università e ricerca sono la prima fonte di energia per il Paese. Le università e gli enti di ricerca devono diventare le migliori istituzioni italiane. Ci vorrà molto impegno. Si può cominciare con nuove regole di finanziamento per aumentare i fondi a enti e atenei che raggiungono i migliori risultati scientifici, che sono inseriti nelle reti internazionali e che riconoscono i talenti dei giovani.

Sicurezza: il centrodestra agita il problema della sicurezza,ma aggrava ogni giorno la crisi di legalità con i condoni. Per proteggere il suo leader non esita a indebolire gli strumenti di controllo dei corpi dello Stato. La domanda di sicurezza va presa sul serio, con una strategia coerente attenta a favorire la libertà invece di soffocarla, a creare un sistemamoderno di certezze e di garanzie giuridiche, ad accrescere la convivenza civile.

Vogliamo progettare la sicurezza mettendo a fattor comune le diverse risorse istituzionali e sociali, forze di polizia, magistratura, enti territoriali, polizie locali, associazionismo civile e servizi alla persona, assicurando la qualità del lavoro svolto dagli operatori pubblici che hanno il dovere di tutelare la comunità. Il principio di laicità è la nostra bussola, la via maestra di una convivenza plurale purché, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell’Uomo.

Infine Ignazio Marino che inizia subito a ribadire nella sua mozione di voler subito sgombrare il campo da due questioni che forse preoccupano alcuni: “io partecipo alle primarie del Pd per diventare segretario del partito e per arricchire il dibattito congressuale”.

“Su questo punto sia chiaro a tutti che non faremo accordi, la mia candidatura non è e non sarà merce di scambio: la squadra che stiamo costruendo, e che si arricchirà nelle prossime settimane, ha questo unico obiettivo e lavora in quest’ottica.”

L’altra ragione riguarda la laicità: E’ UN METODO che significa porsi nel dibattito non pensando di possedere la verità. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta.

“Infine, laicità significa che quando si chiude il dibattito, e si  è presa una decisione, la si accetta sentendosi vincolati e sostenendola con lealtà. Non tornerà la voglia di politica in Italia se non tornerà innanzitutto, prepotentemente, nel PD.

Ma la voglia torna se il potere di decisione si condivide.”

Un nuovo pensiero - continua Marino- Il pensiero nuovo di cui c’è bisogno verrà dal pluralismo dei circoli del PD, non dalle correnti. Le correnti non producono partecipazione, passione; semmai comando, gerarchie, passiva ubbidienza. Non distribuiscono speranze, sogni, sfide, ma potere e sottopotere.Tutti i candidati segretari oggi si dichiarano sensibili al tema.

Ma io chiedo: sono disponibili a sciogliere le varie correnti e sottocorrenti che li sostengono? Si può passare dalle belle parole, pure apprezzabili, ad ancora più apprezzabili fatti concreti?

D’altra parte, solo un partito coraggioso può riprendere per mano l’Italia.

L’Italia ha bisogno di tornare a prendersi cura della propria democrazia. Ha bisogno di includere un maggior numero di cittadini nelle decisioni collettive e nella vita pubblica, ha bisogno di rafforzare la propria comunità nazionale per avere un ruolo chiaro nel mondoglobalizzato.

L’imperativo è: superare la crisi modernizzando il Paese.In quest’ottica noi poniamo due settori al centro dell’economia dell’innovazione: ambiente e salute. Ambiente e salute sono beni comuni, fondamentali per la qualità della vita.

Ambiente e salute sono due settori con straordinari potenziali di innovazione, capaci di attirare investimenti ad alto contenuto tecnologico e nei quali sta crescendo un’occupazione qualificata.

Basti pensare alle energie rinnovabili, al recupero dei rifiuti, al risparmio idrico, alla bio-edilizia,alla mobilità sostenibile, oppure, sul fronte della salute, ai servizi e alla diagnostica per la cura del corpo, alla trasmissione di un corretto stile di vita come fattore di prevenzione e quindi anche di contenimento della spesa.

Esistono in Italia imprese che stanno sperimentando tecnologie innovative in termini di produzione di energia e che meriteranno di essere valutate con tutte le associazioniresponsabilmente impegnate nella difesa dei nostri territori  la valutazione e le verifiche sono sistemi indispensabili che nel nostro paese non funzionano correttamente e che invece contribuirebbero ad alimentare quella “cultura del merito” di cui purtroppo siamo ancora carenti.

Voglio insistere su questo punto: vanno ridefinite le modalità con cui vengono selezionate le persone che ricoprono ruoli di responsabilità.  Parlo dei vertici degli ospedali ma anche delle aziende pubbliche nazionali e locali, della RAI, insomma di tutta la classe dirigente del nostro paese. TUTTI devono essere scelti sulla base di un sistema trasparente che valuti esclusivamente la formazione, la competenza, il merito e che ponga obiettivi verificabili: se vengono raggiunti, il lavoratore dovrà essere premiato, anche economicamente.dobbiamo estendere il livello di garanzie, per dare a tutti una maggiore tranquillità eserenità, che consenta di realizzare il proprio talento al massimo delle proprie potenzialità.

Pensiamo che la strada da seguire sia: un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato, un salario minimo garantito come avviene in tutti i principali paesi europei e un redditominimo di solidarietà.

E per quanto riguarda i diritti violati degli irregolari extracomunitari , se si nega il diritto alla salute allo straniero, lo si nega anche al cittadino italiano che viene esposto a eventuali malattie infettive di cui quello straniero può essere portatore.

Quando si nega o si scoraggia il diritto all’istruzione obbligatoria, in nome dell’irregolarità dei genitori, si costringe un bambino all’ignoranza, impedendo così all’istruzione di essere un naturale presupposto per l’integrazione.Quando si cancella dall’anagrafe lo straniero privo di un contratto di affitto si compromette il controllo della sua presenza sul territorio.E ancora, quando si prevede l’espulsione di un lavoratore straniero, in ragione dell’irregolarità del rapporto di lavoro o di un licenziamento anche illegittimo, certamente lo si espone al potere di ricatto del datore di lavoro Conflitto di interessi: è ora che la politica torni ad occuparsi di questo problema, la cui complessità si riflette sull’economia, sulla politica, sullo stesso concetto di democrazia e di partecipazione.

Democrazia non significa solo poter esprimere il proprio consenso, ma anchepoterlo formare attraverso un’informazione libera e plurale.

Sul versante televisivo in Italia questo principio non è rispettato.Dobbiamo occuparci di che cosa sarà l’informazione e la comunicazione tra dieci o tra quindici anni. La televisione rappresenterà solo una minima parte di questo mondo ma se non ci preoccupiamo oggi di stabilire regole chiare, ci troveremo domani a gestire nuovi e forse più complessi conflitti di interesse.

Il sogno ambizioso, una grande sfida democratica, è quello di arrivare a garantire ovunque l’accesso alla rete attraverso la banda larga, gratuita. Ma questo sarà possibile solo se fissiamo obiettivi concreti sugli investimenti per le infrastrutture e se stabiliamo le regole per igestori.

E’ una politica miope quella che si occupa delle leggi sulla comunicazione ignorando che nel futuro i nuovi mezzi che oggi rappresentano lo strumento di massima democrazia, potrebbero finire per essere controllati da pochi colossi industriali e limitati da normative che tendano ad introdurre limiti all’informazione in rete.

a cura di Diego Retis

Pd Vicenza: si fa il primo nome per la nuova segreteria

Agosto 6th, 2009 by montecchio

Dopo le dimissioni di Rosanna Filippin, cominciano a uscire le prime indiscrezioni sul futuro della segreteria provinciale del Pd vicentino.

Uno dei nomi che stanno emergendo dal dibattito interno riguarda Federico Ginato,  35 anni, responsabile del settore Enti locali e membro dell’esecutivo regionale.
Provenienza Margherita, attivo nel volontariato terzomondista e nelle organizzazioni non governative, ex-assessore a Pojana, dipendente della Regione, Ginato è stato tra i protagonisti della prima gestione unitaria e ha oggi l’appoggio dei bersaniani delle diverse anime (lettiani, bindiani, post-Ds, sinistra Pd).

«Di sicuro in settembre servirà subito un segretario di garanzia che guidi il Pd provinciale nel mese che porta ai congressi nazionale e veneto - osserva Claudio Rizzato consigliere regionale

Ma chi potrebbe essere un concorrente di Ginato già a metà settembre, se mancasse l’unità interna?
L’assemblea che discuterà e voterà è composta dai “costituenti” del 2007 e ha un’identità correntizia completamente cambiata da quella volta

«Per me sarebbe bene ricercare una gestione unitaria - risponde la deputata Daniela Sbrollini, numero 2 dei franceschiniani veneti - e credo che il partito vicentino possa ritrovarla e mantenerla.

Ora tutti stanno pensando alle agognate vacanze agostane, e il dibattito si sta placando, ma a breve si ritornerà a parlare di nomi e candidati anche per il rinnovo pro tempore della segreteria provinciale.

Il prossimo candidato avrà subito il suo “bel da fare” appena eletto e l’impegno sarà arduo viste le scadenze congressuali prossime che troveranno le loro conclusioni con le primarie del 25 ottobre.

Auguriamoci che alla fine di questi percorsi, anche tortuosi, della politica, seppur importanti, si arrivi finalmente a parlare seriamente dei problemi della gente.

Diego Retis

Rosanna Filippin si dimette da segreteria provinciale del Pd

Agosto 2nd, 2009 by montecchio

rosanna-filippin.jpg Ormai è confermato.

Rosanna Filippin si è dimessa dall’incarico di segretaria provinciale del Pd.

Dopo la vittoria elettorale a Bassano del Grappa, che vede Stefano Cimatti nuovo sindaco con l’appoggio fondamentale del Pd, Rosanna Filippin diventata assessore all’Urbanistica della città del ponte sceglie di abbandonare la direzione della segreteria provinciale del partito.

“Una scelta sofferta” dice qualche giorno fa nelle riunioni provinciali,” ma costretta dal delicato incarico amministrativo”

Due giorni fa il colpo di scena: le dimissioni dalla segreteria è stata motivata per aver accettato di candidarsi alla corsa per quella regionale come esponente della mozione Bersani.

Il nuovo incarico è stato dettato dalle pressioni che sono arrivate dalla necessità di garantire l’equilibrio interno dell’area veneta che fa riferimento all’ex ministro ministro dello sviluppo economico.

Ciò ha provocato delle tensioni interne per il mancato appoggio a Stefano Fracasso ex sindaco di Arzignano come lei stessa ammette:

Io avevo proposto e sostenuto sino all’ultimo la candidatura di Stefano Fracasso, espressione dell’eccellenza amministrativa di questi territori, esempio di innovazione e coraggio nei temi ambientali, nelle politiche di integrazione, nelle strutture e reti per l’impresa in una terra di frontiera come Arzignano.

Una sfida che Rosanna Filippin affronta con le stesse motivazioni iniziali: entusiasmo ed impegno, stavolta con un bagaglio di esperienze in più, ma anche con qualche rischio in più.

La prima volta il partito stava nascendo e ha accolto con entusiasmo le persone nuove che si sono avvicinate con volontà e passione, ora il “gioco” si farà più duro per tutti i candidati alla segreteria regionale: con Filippin concorreranno anche il veneziano Andrea Causin per l’area Franceschini e l’ex magistrato Felice Casson per l’area che appoggia Ignazio Marino.

L’assemblea provinciale del Pd è stata convocata per il 19 settembre per eleggere il nuovo segretario/a provinciale che rimarrà in carica fino alla scadenza dei mandati locali previsti secondo le scelte regionali o a fine anno o durante la primavera prossima.

Diego Retis

Coordinatore del circolo 

LA SCUOLA DI OGGI E DI DOMANI: LE PROPOSTE DEL PD

Febbraio 25th, 2009 by montecchio


LUNEDI’ 2 MARZO
Chiostri S. Corona, 4 Vicenza h. 20.30

A pochi giorni dal termine delle iscrizioni, il Partito Democratico di Vicenza propone una riflessione sulla situazione della scuola oggi e dell”immediato futuro, ancora carico di incognite per alunni e famiglie. L’incontro rappresenta soprattutto l’occasione per dare inizio ad una riflessione sul mondo della scuola, andando oltre le doverose critiche, per elaborare nei prossimi mesi una piattaforma programatica propositiva alterntiva alla cosiddetta”riforma” Gelmini.

In allegato trovate dettagli sull’iniziativa

scuola020308.JPG

La società del nord e il ruolo delle rappresentanze territoriali

Febbraio 25th, 2009 by montecchio

Sabato 28 febbraio, a Bassano è organizzato un incontro con approfondimenti importanti riguardanti l’economia del nord Italia e l’importanza delle amministrazioni locali. Questo è un argomento di grande importanza e attualità vista la sitazione di crisi che stiamo vivendo. Il Nord Italia, da sempre cuore dinamico dell’economia italiana,   diventa punto di partenza e terreno di discussione per sintetizzare proposte di rilancio per l’intera economia del paese.

In allegato trovate orari,luoghi e programma della giornata.

bassano280208.pdf

Elezioni Europee: chi vogliamo rappresentare

Febbraio 8th, 2009 by montecchio

Fra non molti mesi saremo chiamati alle urne per eleggere i nostri rappresentanti al parlamento Europeo. Questo organismo ha preso nelle coscenze degli Italiani l’importanza che gli spetta che in passato non gli era riconosciuta. Le elezioni di giugno diventano quindi un banco di prova importante sia per il risultato in se, sia per come il nostro partito deciderà di
rapportarsi nei confronti degli schieramenti presenti in Europa. Mi sembra che una riflessione sia necessaria. Secondo me se vogliamo essere coerenti con l’ultima legge elettorale votata in parlamento e seri nei confronti dei nostri elettori, dobbiamo vedere le europee come tali, lontane dalle divisioni interne al nostro paese.
Infatti in Europa attualmente ci sono due grandi schieramenti:
PPE su linee conservatrici, di centro destra espressione di partiti italiani come PDL, Udc e uder,
PSE riformista e con tendenze più di centro sinsitra in cui si ritrovavano storicamente partiti italiani come Ps e Ds .
Il PD fino ad ora mi sembra essersi proposto con posizioni più vicine allo schieramento riformista a prescindere dalle varie anime che lo compongono.

Pur dovendo riflettere in termini Europei e non strettamente legati alle questioni politiche nazionali vorrei sottolineare quanto risulterebbe difficile, nel caso ci si presentasse con il PPE, spiegare cosa ci facciamo assieme a Forza Italia in Europa. Sarebbe difficile spiegare come possano lavorare di comune accordo in Europa, persone che agiscono e pensano in modo tanto diverso a livello nazionale. Secondo me quindi non ci sono altre soluzioni che presentarci alle elezioni europee con il PSE.

A questo riquardo chiedo al PD di prendere una decisione inequivocabile, c’è bisogno di chiarezza e sicurezza riguardo alle posizioni del partito a livello europeo. Nel caso da me ipotizzato, pagherebbe formare delle liste con il simbolo europeo dove riunire tutti i progressisti italiani che si riconoscono sotto questo segno. Delle liste aperte a tutti coloro che vogliono far crescere i valori dei democratici italiani e portarli in Europa.

Brusaporco Bruno

Contro la crisi: quale Welfare?

Febbraio 4th, 2009 by montecchio

La crisi che il nostro Paese sta attraversando impone una profonda riflessione e la formulazione di proposte serie. Il regionale del PD ha deciso di dedicare una giornata all’analisi della situazione e alle proposte per uscire dalla crisi.
In allegato potete scaricare l’invito per la giornata di venerdì 6 febbraio a Verona.

Invito

Stato, Comuni e Territorio: Quali politiche per le Persone e le Famiglie?

Febbraio 3rd, 2009 by montecchio

LUNEDI’ 9 FEBBRAIO ore 20.45  si terrà a Monte di Malo un interessante incontro con l’on. DANIELA SBROLLINI ed EMILIA LAUGELLI che faranno un pò luce sulle competenze dello stato e dei comuni nel sociale, tenendo conto anche della scarsità delle risorse e della finanziaria 2009.

In allegato trovate il volantino.

Volantino 9/02/09