Ormai la traccia delle tre mozioni programmatiche sono chiare e definite.
I tre candidati in corsa per la segreteria nazionale ( Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino ) sono impegnati anche durante il periodo estivo a spiegare le loro idee ai simpatizzanti del Pd.
Sui valori basilari che deve assumere il partito le tre proposte non si discostano molto tra di loro: innovazione, lavoro dignitoso per tutti, ampia e libera scolarità, rispetto per l’ambiente, sanità pubblica garantita, giustizia equa e celere, apertura in Europa, unità politica del Paese anche se si riconoscono alcuni aspetti federalisti specifici per ogni Regione.
I distinguo maggiori li troviamo sulla gestione del partito: mentre Dario Franceschini guarda al bipolarismo allargato a possibili alleanze territoriali con forti aperture alla società, Pierluigi Bersani vedrebbe meglio un partito più “partito” dove gli iscritti hanno un valore decisionale più forte durante la scelta dei quadri organizzativi del movimento politico del Pd.
Ignazio Marino, rappresentante del movimento cosi detto “dei piombini” a cui hanno aderito molti sindaci d’area e molti intellettuali preferisce un partito senza “correntismi” di sorta e più attento alle istanze dei circoli territoriali.
Ma per essere più utile alla comprensione delle mozioni faccio una breve sintesi delle tre proposte in ordine di presentazione tratte direttamente dai documenti online scritti direttamente dai candidati:
Dario Franceschini, Pierluigi Bersani, Ignazio Marino.
Dario Franceschini sottolinea 5 parole chiave per definire la sua idea di partito: Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità e le spiega così: Combattere la precarietà, migliorare le condizioni dei lavoratori e dare alle imprese protezione dalla crisi e sostegno per innovare, sono due pezzi della stessa politica, la nostra politica.
E’ necessaria una nuova cultura fiscale, per arrivare a un sistema più equo e meno oppressivo, che passi ad esempio dalle detrazioni, oggi prevalenti, ai bonus, ai servizi detassati, al contrasto di interessi. Un partito come il nostro ha un interesse vitale a far funzionare meglio lo stato e le Pubbliche amministrazioni.
E’ prioritario garantire una ragionevole durata del processo.
Per questo servono modifiche alle procedure per renderle più semplici e più veloci, scoraggiando tutti i comportamenti dilatori, anche quelli concordati fra avvocati.
Vogliamo correggere un assetto produttivo e distributivo che ha penalizzato i redditi da lavoro, soprattutto subordinato, rispetto alle rendite e ai redditi da capitale e che ha svalutato in particolare il lavoro operaio e manuale.
Per questo serve una politica che da una parte riprenda la lotta all’evasione e all’elusione
La scuola è un luogo di servizio, di apprendimento e di responsabilità, non un parcheggio. Vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile nei risultati.
Una scuola aperta al mondo esterno, non chiusa su se stessa, che favorisce la crescita sia delle conoscenze sia delle esperienze.
Il merito deve affermarsi anche nello spazio dell’attività economica privata. Un’idea meritocratica del mercato non vuol dire affatto liberismo. Vuol dire affermare, anche nei rapporti economici una nuova etica della responsabilità, regole dei mercati e trasparenza a tutela delle imprese e dei cittadini.
Valorizzare le radici e le nostre tradizioni, un intreccio unico di storia e cultura, di agricoltura e prodotti tipici, di buona cucina, di coesione sociale e qualità della vita.
Tornare a investire in beni culturali invece di tagliare le risorse come fa il governo.
E promuovere una politica moderna del turismo, che valorizzi le sue grandi potenzialità per il Paese.
L’Italia è la risorsa dell’economia italiana. Difenderla dalla devastazione e dal saccheggio è come per l’economia di un paese arabo tutelare le proprie risorse petrolifere.
Anche per questo valorizzare e investire sull’ambiente e l’economia verde deve essere la nostra priorità.
Sì a una radicale riconversione del nostro sistema energetico verso l’efficienza, il risparmio, le fonti rinnovabili.
No al nucleare del passato, pericoloso e costosissimo. Sì a una rivoluzione fiscale che alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese che inquinano e consumano meno.
No all’abusivismo e al consumo spregiudicato di territorio.
Sì all’edilizia di qualità, alla sicurezza antisismica e al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Sì a uno sviluppo locale e urbano che scelga una mobilità più sostenibile e meno soffocata dal trasporto su strada, che opti per sistemi moderni di smaltimento dei rifiuti.
E’ su questa rotta che oggi deve muoversi l’Italia.
Pierluigi Bersani dal canto suo afferma:
“Io sono il candidato di nessuno che pensa ci sia bisogno di tutti”, ha sottolineato con forza, rivendicando anche la sua capacità di innovazione. “Mi sono sempre preso la briga di voler cambiare qualcosa, ovunque sono stato non ho mai lasciato le cose come le ho trovate.
“La sfida comune, d’altronde, e’ quella del Partito democratico e il nostro progetto non e’ stato mai messo in discussione, ora ci sono le condizioni politiche per riaffermare il nostro progetto per rimetterci in cammino”. Sulla “sovranità” del partito, essa deve appartenere a “elettori e iscritti”: “Ribadisco – ha proseguito - il valore democratico delle primarie che non possono essere solo procedure elettorali ma un momento di coinvolgimento e si devono fare nelle coalizioni”.E inoltre “non ci deve essere automatismo tra le cariche di partito e ruoli istituzionali.All’indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica e di coinvolgimento sociale.
Abbiamo disperso un tesoro immenso, coltivando un’insensata contrapposizione tra elettori e iscritti, quando proprio gli elettori ci chiedono più presenza organizzata nei territori e nella società.
Abbiamo un elettorato esigente e intelligente, una forza civile disposta a sostenerci nel voto e non solo. Il Pd deve rappresentarla compiutamente in ogni momentoe in ogni sede.
Su questa delusione profonda prospera la destra, proteggendo le rendite, perpetuando l’assistenzialismo, facendo finta di riformare e offrendo solo scorciatoie di breve respiro alle legittime istanze dei settori produttivi.
Su questa contraddizione il Pd e tutto il centrosinistra devono lavorare con serietà e impegno,consapevoli che tanti elettori votano a destra perché ancora non percepiscono un’alternativa. Sono lavoratori e professionisti, giovani e donne, innovatori e produttori che al Pd non chiedono urla e proteste, ma una proposta praticabile per il governo del Paese. Sono imprese che hanno bisogno di essere aiutate a superare la crisi e possono diventare protagoniste del nostro progetto. Sono ceti popolari che soffrono a causa di bisogni primari insoddisfatti e classi medie che avvertono il rischio di impoverimento.
Bisogna affiancare coloro che fanno i conti con la crisi. Bisogna esserci. Per suscitare un progetto, un orizzonte di cambiamento.
Come hanno saputo fare i democratici americani.
Per affermare una reale eguaglianza delle opportunità occorre una rivoluzione copernicana che ponga al centro il merito e la responsabilità. L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni:meno barriere di accesso alle professioni, più concorrenza nei servizi, imprese maggiormente contendibili, autorità realmente indipendenti, class-action a difesa dei consumatori. Agli imprenditori che scommettono sull’Italia il Pd deve proporre le riforme necessarie per competere: incentivi per la capitalizzazione, gli investimenti produttivi e la ricerca e sviluppo; un rapporto proficuo con le banche e con la pubblica amministrazione, meno tasse e meno burocrazia; infrastrutture materiali e immateriali degne di un Paese europeo.
Il Paese chiede molto alla scuola italiana. È chiamata ad aiutare la mobilità sociale, a mantenere unito il Sud e il Nord, a coltivare e praticare l’accoglienza degli immigrati, a rilanciare l’educazione Scuola, università e ricerca sono la prima fonte di energia per il Paese. Le università e gli enti di ricerca devono diventare le migliori istituzioni italiane. Ci vorrà molto impegno. Si può cominciare con nuove regole di finanziamento per aumentare i fondi a enti e atenei che raggiungono i migliori risultati scientifici, che sono inseriti nelle reti internazionali e che riconoscono i talenti dei giovani.
Sicurezza: il centrodestra agita il problema della sicurezza,ma aggrava ogni giorno la crisi di legalità con i condoni. Per proteggere il suo leader non esita a indebolire gli strumenti di controllo dei corpi dello Stato. La domanda di sicurezza va presa sul serio, con una strategia coerente attenta a favorire la libertà invece di soffocarla, a creare un sistemamoderno di certezze e di garanzie giuridiche, ad accrescere la convivenza civile.
Vogliamo progettare la sicurezza mettendo a fattor comune le diverse risorse istituzionali e sociali, forze di polizia, magistratura, enti territoriali, polizie locali, associazionismo civile e servizi alla persona, assicurando la qualità del lavoro svolto dagli operatori pubblici che hanno il dovere di tutelare la comunità. Il principio di laicità è la nostra bussola, la via maestra di una convivenza plurale purché, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell’Uomo.
Infine Ignazio Marino che inizia subito a ribadire nella sua mozione di voler subito sgombrare il campo da due questioni che forse preoccupano alcuni: “io partecipo alle primarie del Pd per diventare segretario del partito e per arricchire il dibattito congressuale”.
“Su questo punto sia chiaro a tutti che non faremo accordi, la mia candidatura non è e non sarà merce di scambio: la squadra che stiamo costruendo, e che si arricchirà nelle prossime settimane, ha questo unico obiettivo e lavora in quest’ottica.”
L’altra ragione riguarda la laicità: E’ UN METODO che significa porsi nel dibattito non pensando di possedere la verità. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta.
“Infine, laicità significa che quando si chiude il dibattito, e si è presa una decisione, la si accetta sentendosi vincolati e sostenendola con lealtà. Non tornerà la voglia di politica in Italia se non tornerà innanzitutto, prepotentemente, nel PD.
Ma la voglia torna se il potere di decisione si condivide.”
Un nuovo pensiero - continua Marino- Il pensiero nuovo di cui c’è bisogno verrà dal pluralismo dei circoli del PD, non dalle correnti. Le correnti non producono partecipazione, passione; semmai comando, gerarchie, passiva ubbidienza. Non distribuiscono speranze, sogni, sfide, ma potere e sottopotere.Tutti i candidati segretari oggi si dichiarano sensibili al tema.
Ma io chiedo: sono disponibili a sciogliere le varie correnti e sottocorrenti che li sostengono? Si può passare dalle belle parole, pure apprezzabili, ad ancora più apprezzabili fatti concreti?
D’altra parte, solo un partito coraggioso può riprendere per mano l’Italia.
L’Italia ha bisogno di tornare a prendersi cura della propria democrazia. Ha bisogno di includere un maggior numero di cittadini nelle decisioni collettive e nella vita pubblica, ha bisogno di rafforzare la propria comunità nazionale per avere un ruolo chiaro nel mondoglobalizzato.
L’imperativo è: superare la crisi modernizzando il Paese.In quest’ottica noi poniamo due settori al centro dell’economia dell’innovazione: ambiente e salute. Ambiente e salute sono beni comuni, fondamentali per la qualità della vita.
Ambiente e salute sono due settori con straordinari potenziali di innovazione, capaci di attirare investimenti ad alto contenuto tecnologico e nei quali sta crescendo un’occupazione qualificata.
Basti pensare alle energie rinnovabili, al recupero dei rifiuti, al risparmio idrico, alla bio-edilizia,alla mobilità sostenibile, oppure, sul fronte della salute, ai servizi e alla diagnostica per la cura del corpo, alla trasmissione di un corretto stile di vita come fattore di prevenzione e quindi anche di contenimento della spesa.
Esistono in Italia imprese che stanno sperimentando tecnologie innovative in termini di produzione di energia e che meriteranno di essere valutate con tutte le associazioniresponsabilmente impegnate nella difesa dei nostri territori la valutazione e le verifiche sono sistemi indispensabili che nel nostro paese non funzionano correttamente e che invece contribuirebbero ad alimentare quella “cultura del merito” di cui purtroppo siamo ancora carenti.
Voglio insistere su questo punto: vanno ridefinite le modalità con cui vengono selezionate le persone che ricoprono ruoli di responsabilità. Parlo dei vertici degli ospedali ma anche delle aziende pubbliche nazionali e locali, della RAI, insomma di tutta la classe dirigente del nostro paese. TUTTI devono essere scelti sulla base di un sistema trasparente che valuti esclusivamente la formazione, la competenza, il merito e che ponga obiettivi verificabili: se vengono raggiunti, il lavoratore dovrà essere premiato, anche economicamente.dobbiamo estendere il livello di garanzie, per dare a tutti una maggiore tranquillità eserenità, che consenta di realizzare il proprio talento al massimo delle proprie potenzialità.
Pensiamo che la strada da seguire sia: un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato, un salario minimo garantito come avviene in tutti i principali paesi europei e un redditominimo di solidarietà.
E per quanto riguarda i diritti violati degli irregolari extracomunitari , se si nega il diritto alla salute allo straniero, lo si nega anche al cittadino italiano che viene esposto a eventuali malattie infettive di cui quello straniero può essere portatore.
Quando si nega o si scoraggia il diritto all’istruzione obbligatoria, in nome dell’irregolarità dei genitori, si costringe un bambino all’ignoranza, impedendo così all’istruzione di essere un naturale presupposto per l’integrazione.Quando si cancella dall’anagrafe lo straniero privo di un contratto di affitto si compromette il controllo della sua presenza sul territorio.E ancora, quando si prevede l’espulsione di un lavoratore straniero, in ragione dell’irregolarità del rapporto di lavoro o di un licenziamento anche illegittimo, certamente lo si espone al potere di ricatto del datore di lavoro Conflitto di interessi: è ora che la politica torni ad occuparsi di questo problema, la cui complessità si riflette sull’economia, sulla politica, sullo stesso concetto di democrazia e di partecipazione.
Democrazia non significa solo poter esprimere il proprio consenso, ma anchepoterlo formare attraverso un’informazione libera e plurale.
Sul versante televisivo in Italia questo principio non è rispettato.Dobbiamo occuparci di che cosa sarà l’informazione e la comunicazione tra dieci o tra quindici anni. La televisione rappresenterà solo una minima parte di questo mondo ma se non ci preoccupiamo oggi di stabilire regole chiare, ci troveremo domani a gestire nuovi e forse più complessi conflitti di interesse.
Il sogno ambizioso, una grande sfida democratica, è quello di arrivare a garantire ovunque l’accesso alla rete attraverso la banda larga, gratuita. Ma questo sarà possibile solo se fissiamo obiettivi concreti sugli investimenti per le infrastrutture e se stabiliamo le regole per igestori.
E’ una politica miope quella che si occupa delle leggi sulla comunicazione ignorando che nel futuro i nuovi mezzi che oggi rappresentano lo strumento di massima democrazia, potrebbero finire per essere controllati da pochi colossi industriali e limitati da normative che tendano ad introdurre limiti all’informazione in rete.
a cura di Diego Retis