La Biblioteca dell’imperatore Adriano

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire

Marguerite Yourcenar, da “Memorie di Adriano”


gomorra-saviano.JPGGomorra di Roberto Saviano

Roberto Saviano documenta in maniera straordinaria con dovizia di dettagli il mondo della camorra e non solo. E’ uno studio attento e personale, una testimonianza emotiva, ma allo stesso tempo razionale di uno spaccato della società. Non si parla solo di Napoli o della Campania o del Sud; Gomorra è il motore del capitalismo, di tutta la società capitalista in Italia, così come in Europa e nel mondo intero. Il Sistema descritto da Saviano è il medesimo delle dottrine degli economisti classici con la libera impresa e la concorrenza selvaggia. E’ una inchiesta accurata e tagliente che mi ha posto dinanzi ad una realtà chiara e sorprendente. Una realtà che troppo spesso ho creduto di conoscere dalla cronaca, ma che invece, e questo libro ne è la prova, ha dei risvolti sconvolgenti e inimmaginabili. Potere e ricchezza, violenza e controllo capillare costituiscono l’architettura di questo enorme fenomeno dove lecito e illecito non hanno confine, dove principi giuridici, leggi, stato di diritto non esistono.

 

3f40_1.JPGSchei, dal Boom alla Rivolta, Storia del Mitico Nord-Est di Gian Antonio Stella.

Uscire dal veneto e pronunciare la parola Schei può avere due conseguenze: o viene chiesto di tradurre, o si viene riconosciuti subito. L’idea di Gian Antonio Stella, di intitolare il suo libro Schei, è forte e di grande impatto. Soldi, ma non solo soldi, soldi veneti, di cui si è gelosi, che si sono saputi fare con astuzia, intelligenza e quel pizzico di egoismo che viene mascherato da orgoglio. Perché fare soldi in veneto non è stato automatico. Ma si è dovuto creare un modo di lavorare, un’organizzazione sociale basata sulla piccola impresa e la collaborazione famigliare, istituire un vero e proprio modello economico: la locomotiva del nordest. Il libro è illuminante, rivela i caratteri delle persone e i sacrifici sul lavoro, le maglie del mercato mondiale e la polvere dell’orto dietro casa. Perché il modello nordest è famoso in tutto il mondo per quella sua commistione tra etica del lavoro (tradotta attorno al Piave in dedizione totale ad attività remunerativa) e bricolage casalingo, tra internazionalismo spinto e patriottismo sempre in bilico con il razzismo. Ho vissuto in veneto, e ho conosciuto il giovane manager rampante e informale, che va al lavoro col laptop sotto braccio e i jeans sdruciti, e il grande industriale, proprietario di 100 TIR che solcano le autostrade di tutta Europa, e parla con termini anglofoni immersi in uno stentato italiano mescolato ad un dialetto stretto come le scarpe dei contadini.

 

orupfmmu2jld-s.jpgdon Luigi Sturzo, Vita e Battaglie per la Libertà del fondatore del Partito Popolare Italiano di Gabriella Fanello Marcucci.

“Dall’esilio, Luigi Sturzo non è mai completamente tornato. Rientrò, fisicamente, in Italia il 6 settembre 1946, ma i suoi scritti, il suopensiero, il patrimonio culturale e politico che aveva costruito nei quasi ventidue anni di esilio non rientrarono con lui, non ebbero in Italia né cittadinanza né circolazione. Non per divieti, ma per noncuranza, per inconsapevolezza e talvolta anche per colposi silenzi.” Così Gabriella Fanello Marcucci descrive l’oblio che fino a oggi ha accompagnato una delle figure politiche più lucide del panorama intellettuale, non solo italiano, della prima metà del Novecento.

 

9788842077152g.jpgDal PCI al socialismo europeo: un’autobiografia politica di Giorgio Napolitano

«Quando, nel giugno 2005, ho licenziato questo libro, non immaginavo di potervi aggiungere un nuovo capitolo per raccontare ancora un’esperienza, di eccezionale significato e rilievo, a integrazione di quelle che avevo vissuto: l’esperienza della più alta funzione al vertice delle istituzioni repubblicane.»
Così prosegue il percorso di un protagonista, in forma di autobiografia. Giorgio Napolitano racconta senza reticenze i passaggi più importanti della vita della sinistra italiana nell’Italia repubblicana, fino alla soglia degli anni ’90. Su tutto si stagliano la vicenda intellettuale e politica del nostro Presidente, il suo sincero riformismo, le sue prove di uomo delle istituzioni.

 

prodi_governare0.gifGovernare l’Italia. Manifesto per il cambiamento di Romano Prodi

L’Olivo è forte, resistente, ben radicato nella sua terra. È l’albero di un’Europa mediterranea, che conosce il mare e la montagna, la pianura, i laghi e le colline. Ama il sole e resiste all’inverno. Abbiamo scelto questo simbolo perché finora l’unico albero della politica italiana era la Quercia, e occorreva un’altra pianta politica che le si affiancasse, per mostrare che la varietà, cioè una differenza compatibile, è una ricchezza da condividere. Gli alberi, come gli uomini, possono convivere, se trovano un terreno comune. Ma sia chiaro che non serve a molto concentrarsi solo sui simboli. Forse nessuno ricorda più che lo scudo crociato democristiano fu mutuato dagli emblemi innalzati nella battaglia di Legnano, nel 1176, dalle forze della Lega lombarda contro l’imperatore Federico Barbarossa. Fra il Carroccio di Umberto Bossi e il simbolo della Dc non c’era insomma molta distanza. Come si vede, in filigrana, nella storia, si possono leggere molte ironie. E i simboli valgono qualcosa solo in quanto sintetizzano una proposta.

 

9788842077923g.jpgLa Democrazia dei Cristiani di Pietro Scoppola

La “democrazia dei cristiani” che costituisce il titolo del libro è - precisa l’autore nelle ultime pagine - la democrazia di tutti, in cui i credenti non possono più pensarsi come “parte” ideologica, una volta conclusa l’esperienza della Dc, ma come elemento animatore capillare, in un dialogo continuo con tutti. Fin da tale evocativo gioco di parole si chiarisce il senso di questo ricco libro-intervista in cui Scoppola reagisce alle domande del più giovane amico Tognon. Si tratta di molto più che un libro di storia. È senz’altro anche una lucida rivisitazione dei quasi cinquant’anni di un percorso di ricerca storiografica di nitida unitarietà. Ed è poi l’appassionata testimonianza autobiografica di un intellettuale civilmente impegnato, che ha sempre concepito il ruolo dello storico nel circuito vivo con l’attualità etica e politica: non a caso Scoppola fa propria una citazione del don Ferrante manzoniano: “La storia senza politica ‘è come una guida che cammina, cammina senza nessuno dietro che impari la strada’, e così ‘butta via i suoi passi’; la politica senza storia è ‘uno che cammina senza guida’”. Anche per questo è un libro, infine, con aspetti progettuali e propositivi forti, che entrano nell’attualissima discussione sui rapporti cristianesimo-politica-civiltà.
Sul primo fronte, l’intervistato spiega e riassume con grande efficacia le sue tesi, ripresentando in forma sintetica intuizioni frequentemente felici e posizioni storiografiche che sono diventate quasi canoniche. Dal nesso intransigentismo-cattolicesimo liberale alla “crisi modernista”, dai rapporti stato-chiesa al ruolo dei cattolici nell’epoca fascista, fino alla storia repubblicana (gli studi su De Gasperi, sulla “nuova cristianità perduta” e poi lo studio complessivo sulla “repubblica dei partiti”). Qua e là ci sono anche sensibili revisioni: sembra rilevante soprattutto una rivisitazione del giudizio sulla cultura cattolica sotto il fascismo in cui si ammorbidisce la precedente severa critica, con una considerazione maggiore degli elementi di riserva crescente verso il totalitarismo, che alla fine avrebbero generato una coscienza popolare lontana dal bellicismo di regime e spazi di umanità nella stessa guerra civile. Insomma, un sottofondo etico che si sarebbe quindi rivelato necessario e decisivo per la ricostruzione e in fondo per la stessa vicenda costituente. Riflettendo ricerche recenti, tali spunti rischiano forse di andare addirittura oltre un auspicato riequilibrio.
Dal punto di vista politico e politico-ecclesiale, Scoppola riflette sulla vicenda dei “cattolici per il no” al referendum sul divorzio, sul convegno “Evangelizzazione e promozione umana” e sulla parabola della Lega democratica, arrivando fino ai referendum elettorali dei primi anni novanta e alla genesi dell’Ulivo. Di rilievo le pagine sull’esperienza del cosiddetto “rinnovamento democristiano” degli anni ottanta (che vide Scoppola impegnato nell’”assemblea degli esterni” e poi, per una legislatura, come senatore indipendente eletto nelle liste democristiane), con una coraggiosa apertura critica verso questo tentativo, giudicato retrospettivamente “ai limiti dell’impraticabile”.

 

20060831111746la-scoperta-dell-alba.jpgLa Scoperta dell’Alba di Walter Veltroni

Giovanni Astengo, poco più di quarant’anni, lavora all’Archivio di Stato, dove cataloga le vite quotidiane eppure straordinarie racchiuse nei diari di persone come tante. Ha una moglie in carriera e due figli amatissimi: Lorenzo, ventenne entusiasta e generoso, e la dolce Stella, una bambina down. E c’è una ferita non rimarginata nel suo passato: una domenica mattina, quando lui aveva tredici anni, suo padre è scomparso per sempre, senza un perché. In un’alba d’agosto, un’alba “semplice, banale, senza guizzi né significati”, Giovanni prova l’impulso di tornare nel casale di campagna della sua famiglia, il luogo della felicità perduta, abbandonato da decenni. Dentro c’è un telefono di bachelite. Quel vecchio oggetto dimenticato diventa lo strumento grazie al quale Giovanni riesce ad aprire un varco nella barriera del tempo per fare luce sul mistero che ha segnato la sua esistenza. Il primo romanzo di Walter Veltroni racconta la forza e lo strazio dei sentimenti; è un’imprevedibile indagine, un viaggio nella trama dei nostri giorni, intrecciata con le notizie che filtrano dai giornali e dalla televisione, e una dolorosa immersione nella storia insanguinata degli anni di piombo; è un’appassionata dichiarazione d’amore e di fede nel potere unico della letteratura e dell’invenzione fantastica: il potere di svelare il senso nascosto delle cose, e di regalarci un’impossibile consolazione.

 

59_7.JPGLa Casa in Collina di Cesare Pavese

Il romanzo è narrato in prima persona attraverso il racconto di Corrado, un professore di Torino che ha una casa in collina dove si rifugia in cerca di solitudine durante il periodo della guerra. La storia si colloca nel periodo che precede e segue l’8 settembre del 1943, i mesi della repubblica di Salò, dell’occupazione dell’Italia da parte dei Tedeschi e delle prime lotte partigiane in Piemonte. Nel turbine della guerra, Corrado incontra Cate, donna che ha amato in passato, e segue in modo distaccato le vicende di lei e dei suoi amici partigiani, fino al loro arresto da parte dei Tedeschi. Il ritmo narrativo è incalzante, riuscendo perfettamente a far emergere le contraddizioni del personaggio: il suo “nascondersi” ed isolarsi dalle responsabilità della guerra lo portano ad una continua fuga che sembra essere destinata a non finire mai, come mai sembrano poter finire la distruzione e la morte.

 

9788882897864g.jpgI Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

I Promessi Sposi, rappresentano l’opera più importante del Manzoni. Cominciò la stesura del romanzo nel 1821 e dopo una prima ed una seconda pubblicazione nel 1827, continuò per altri 12 anni un lavoro di revisione linguistica e degli episodi sino a consegnarci il suo capolavoro. I “Promessi Sposi” sono un romanzo storico, su uno sfondo di vicende storicamente accadute e di personaggi realmente vissuti si dipana una trama di episodi e di persone create dalla fantasia dell’autore, volendo in questo modo rappresentare l’eterna vicenda della vita in cui prevalgono ingiustizie e dolori. Su questa pessimistica e sconsolante visione si innalza però la possibilità del riscatto: di fronte al male non bisogna cedere, ma resistere e lottare, fiduciosi nell’aiuto della provvidenza.
Il dolore è una prova di benedizione celeste: Renzo e Lucia potranno infatti coronare il loro sogno d’amore.

 

anno-don-camillo.JPGL’anno di don Camillo di Giovanni Guareschi

Storie di amori e tradimenti, pentimenti e gelosie, partite di caccia ed epici scontri alle carte accanto a una bottiglia di Lambrusco. A distanza di più di cinquant’anni dalla pubblicazione del primo Don Camillo, in un clima politico e socioculturale profondamente mutato i personaggi di Guareschi mantengono inalterata la profonda carica umana che li ha resi popolarissimi in tutto il mondo. Segno evidente che v’è in essi assai più dell’occasionale contingente rappresentatività di un dato momento storico e di un particolarissimo angolo del nostro Paese. L’anno di don Camillo - che raccoglie quaranta episodi scelti tra le centinaia pubblicati da Guareschi su riviste - vuole essere una riprova di questa straordinaria vitalità dell’autore, della sua eterna attualità. Ritroviamo dunque in queste pagine i personaggi di sempre: il sanguigno don Camillo, l’irruente Peppone, il Brusco, lo Smilzo… Ed è un po’ come ritrovarsi con vecchi amici che hanno tante cose nuove da raccontare: storie commoventi, divertenti, appassionanti.

 

7211501.jpgStoria dell’Italia Repubblicana di Silvio Lanaro

Fino a qualche anno fa gli storici italiani sembravano restii a proporre sguardi d’insieme e visioni di sintesi del recente passato nazionale. L’ultimo, cospicuo tentativo in questa direzione risale agli anni settanta, con la “Storia d’Italia” a più mani pubblicala da Einaudi; ma non è certo un caso che a quella impresa abbia fatto seguito, presso lo stesso editore, una serie di storie regionali; come non è un caso se la produzione scientifica sulla storia contemporanea italiana si sia indirizzata in questi ultimi anni in prevalenza alla ricerca locale o sezionale. La sintesi sembrava riservata alla penna meno impegnativa di grandi e meno grandi giornalisti o a studiosi stranieri: per restare all’Italia repubblicana, è stato l’inglese Paul Ginsborg nel 1989 a offrire la prima, vera ricostruzione d’assieme. Ora invece sembra profilarsi un’inversione di tendenza, di cui il saggio di Lanaro costituisce un esempio brillante, che segue la “Repubblica dei partiti” di Pietro Scoppola (1991) e anticipa altre imprese di sintesi annunciate o in cantiere. Se è facile - è una semplice constatazione - segnalare queste novità, non altrettanto lo è cercare di capire le ragioni che ne sono all’origine: meglio, di valutare il peso che, nel determinarle, hanno giocato ragioni esterne o interne alla logica disciplinare. Io credo comunque che occorra guardare in questa duplice direzione: da un lato, la “fine del dopoguerra”, sancita nel 1989 dal crollo del comunismo e dai suoi effetti anche sul terreno italiano, spinge a una riflessione globale, a un bilancio del cinquantennio repubblicano da questo nuovo punto di vista; dall’altro, si registra non una crisi degli approcci parziali o locali (lo stesso Lanaro ha curato il volume einaudiano sul Veneto; e non esiste contraddizione tra quella e l’attuale impresa) ma la smentita che solo attraverso di essi sia possibile smontare consolidati luoghi comuni e procedere all’innovazione storiografica.

 

12271.jpgLa Coscienza di Zeno di Italo Svevo

Zeno Cosini decide di intraprendere una terapia per liberarsi dai problemi e complessi che lo affliggono. Lo psicanalista, chiamato nel libro Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi salienti. Ricostruendo le tappe della sua inconcludente esistenza, emerge la snervante lotta con la sua coscienza. Delinea la figura di un uomo “inetto” alla vita, “malato” di una malattia che spegne ogni impulso all’azione e qualsiasi slancio vitale o ideale. La malattia gli appare come la condizione normale dell’esistenza; ogni suo male deriva da questa. Uno dei suoi problemi è l’incapacità di smettere di fumare. I tentativi di astenersi dall’accendere una sigaretta, oltre che essere vani, rappresentano lo sforzo inutile di raggiungere la posizione di buon marito, buon padre, valido uomo d’affari, che il protagonista ritiene vincenti nella vita. Crede che se riuscirà a smettere di fumare tutto cambierà. La sua è una corsa incessante verso quella che pensa essere la vera esistenza e la “salute”. Zeno è in realtà incapace di sentirsi a suo agio in qualsiasi situazione. Vi è un abisso tra le sue intenzioni, ragionate e analizzate criticamente, e i comportamenti effettivi, privi di volontà e contenuti veri. Mentre agisce per conseguire un risultato ne ottiene un altro. Un esempio ne è il suo matrimonio. Zeno si innamora di una delle tre sorelle Malfenti, la bella Ada, ma si ritrova a sposare passivamente quella meno desiderata, Augusta. L’aveva immaginata bellissima, ma quando la vede per la prima volta ne rimane deluso. Solo in seguito la “bruttezza” di Augusta viene ridimensionata da Zeno e comprende che quella donna, sposata in seguito al rifiuto delle due affascinanti sorelle, sarebbe stata l’unica possibile compagna della sua vita.

 

quer_pasticciaccio_brutto_de_via_merulana1.jpgQuel Pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda

Il clima storico è molto importante per cogliere il tono dell’opera: attraverso uno schema narrativo fluido e ricchissimo, dove anche gli elementi minimi, apparentemente casuali e trascurabili diventano il nodo di un sistema infinito di relazioni, un pretesto per divagare tra le innumerevoli possibilità offerte dal mondo della conoscenza, il bersaglio contro cui Gadda si scaglia con la sua felicissima verve linguistica è la società rigida, ipocrita e crudelmente ottusa della borghesia fascista, con tutti i suoi miti fasulli: l’efficientismo degli apparati burocratici, la fertilità come unica prerogativa femminile, la virilità ostentata e arrogante, una famiglia che dietro all’apparente solidità nasconde violenza e sopraffazione. Il protagonista è il commissario Francesco Ingravallo, meglio conosciuto come «don Ciccio», un personaggio che ha molte cose in comune con lo stesso Gadda, prima fra tutte una profonda passione per la filosofia che lo ha portato ad elaborare una visione dell’esistenza tutta particolare.

 

4525600.jpgNelle vene quell’acqua d’argento di Dario Franceschini

Primo Bottardi ricorda d’improvviso la domanda che un compagno di scuola gli aveva fatto quarantadue anni prima. Non lo ha mai più visto e non sa dove cercarlo, ma sente che deve rispondergli. Così parte per un viaggio che lo riporta, tra nostalgie e presagi, di fronte alla maestà del grande fiume della sua giovinezza. Capisce di averlo dimenticato, smarrito tra i giorni accorti di un’esistenza ordinata, e lo sente ritornare nella sua vita identico ad allora, potente ed eterno, gonfio di dolcezze e di violenze remote. Risale la corrente lungo l’argine, su un carro trainato da un vecchio cavallo. Attraversa paesi senza tempo, racconti di piene e di secche straordinarie, ricordi di amori consumati tra i pioppi delle golene e di storioni giganteschi come animali preistorici. Infatti è proprio lì che il suo compagno Massimo Civolani è andato a vivere: nella terra del fiume, dove tutto è insieme prodigioso e normale. Sorretto da una scrittura evocativa e plastica, Nelle vene quell’acqua d’argento è un romanzo che si legge d’un fiato, che parla a tutti perché semplice e profondo: un viaggio in quella grande metafora della vita che ricorda la migliore tradizione del realismo magico latinoamericano.

 

costruire-una-cattedrale.jpgCostruire una cattedrale di Enrico Letta

Un contributo alla riflessione sul futuro del Paese e del Partito Democratico in questi mesi così complessi e confusi. Uno strumento per confrontarci e per discutere delle difficoltà che frenano la crescita dell’Italia e la sua capacità di essere più giusta e più competitiva, specie nel bel mezzo di una crisi economica e sociale profonda quale quella che stiamo attraversando. La cattedrale può così diventare la metafora di una comunità che accetta la sfida di contribuire, lavorando sodo e insieme, a un grande progetto condiviso e proiettato al futuro. Un progetto, soprattutto, svincolato da quella ossessione per il presente - chiamiamola «presentismo» - che contagia tutti gli ambiti della società italiana, a partire dalla politica, e che rischia di barattare il nostro futuro, e quello delle generazioni che verranno dopo di noi, in cambio di pochi, e sempre effimeri, vantaggi immediati.

 

copj13asp.jpgLa solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano

Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano “primi gemelli”: due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d’esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza. 

 

mario.jpgIl Sergente della neve di Mario Rigoni Stern

I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall’alpino Rigoni Stern nell’inverno del 1944, pubblicati da Einaudi nel 1953 sotto il titolo Il sergente nella neve e da allora long-seller per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell’uomo per conservare la propria umanità. Un sogno di pace rivisitato nel 1973, quasi trent’anni dopo, in Ritorno sul Don, un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, senza rancori e senza voglie di rivalse, come atto d’amore e di riappacificazione con gli uomini e con la storia. Il libro è sensazionale, è una racconto che ti tiene incollato al libro. E’ scritto davvero bene e presto comprerò altri libri di Rigoni Stern perchè il suo modo di scrivere è bellissimo. Grande Mario sei morto da un’anno e si sente la tua mancanza… Per definizione un libro unico, perché le storie vere lo sono per forza, a maggiore ragione nel caso in cui, come questo, si raccontano le vite e le vicende di povera gente, di gente normale costretta a partecipare alla più assurda delle avventure umane, la guerra. Sofferenza e fatica, fame e freddo, solidarietà, amicizia ed umanità, eccoli gli ingredienti del Sergente. Storia semplice eppure tremenda, di orrori e degli occhi che li hanno visti, di “madri che non devono sapere”. Poi tutto questo finisce, ma si deve tornare laggiù, sfruttando i soldi della liquidazione, per ricordare gli amici morti e per cercare di capire cosa è stato e a cosa è servito, dato che al momento di quei fatti non ce n’era il tempo, si doveva pensare a cercare di vivere. E come sempre accade, i momenti della rivisitazione sui luoghi delle esperienze terribili sono difficili da descrivere, non ci si può che abbandonare alla corrente del tempo, certi che non si potranno dimenticare.

 

9788817009652g.jpgLibera nos a Malo di Luigi Meneghello

“Liber nos a malo” è la presentazione della vita e della cultura di Malo, un paese della provincia vicentina, negli anni Venti e Trenta, ricreata, con un misto di nostalgia affettuosa, di distacco ironico, e di rigorosa intelligenza, dall’autore ormai adulto. Attraverso il microcosmo di Malo viene fissata e trasmessa compiutamente al futuro la vicenda di tutta la nostra società, nel breve periodo in cui passa da una statica e secolare civiltà contadina alle forme più avanzate della modernità, la vicenda addirittura di tutto il nostro mondo con le fratture che hanno segnato la sua precipitosa evoluzione. Libera nos a Malo è tutti questi generi, senza essere totalmente uno di essi e questo forse costituisce una certa difficoltà per chi si appresta a leggerlo e che abituato al romanzo, con una trama ben definita, resta all’inizio un po’ disorientato, ma poi, entrato nello spirito dell’opera, permeata da una sottile autoironia, finisce inevitabilmente con l’apprezzare, per comprendere il vero scopo di questo lavoro. Meneghello, in buona sostanza, non ha fatto altro che raffrontare due epoche, dalle differenze profonde, vissute in un microcosmo costituito dal paese; e questo senza cercare di dimostrare che l’una è meglio dell’altra, ma unicamente per far emergere il contrasto fra una visione del mondo di quando era bambino e quella ampiamente disincantata dell’adulto, in un ricordo, a tratti anche commosso, altre volte esilarante, che finisce con il rappresentare la coscienza storica della propria esistenza. Il filo conduttore è la vita dello scrittore vicentino in un piccolo paese, Malo, con tutti gli aspetti dei rapporti sociali intercorrenti fra i suoi abitanti alla luce degli istituti e dei comportamenti di una comunità. Così troviamo l’aulica retorica del fascismo, con tanto fumo e niente arrosto, la storia della famiglia Meneghello, il mondo scolastico, i giochi dell’epoca, i primi turbamenti sessuali, amorazzi vari, corna a profusione, e, tipica del Veneto, quella dipendenza dalla religione così come espressa dalla Chiesa più che da una spiritualità uniformata all’insegnamento cristiano.

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