Quando la sicurezza diventa uno spot

Agosto 26th, 2009 by villaverla

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Decreto-sicurezza, pacchetto sicurezza, reato d’immigrazione clandestina e aggravante di clandestinità per difendere la sicurezza. Il governo l’ha usata e abusata, ne ha fatto il cavallo di battaglia della campagna elettorale prima, e il ricatto quotidiano per mantenere il consenso poi. Il dibattito. Alla seconda edizione della  Festra Democratica a Genova il tema più inflazionato da mass-media e maggioranza diventa riflessione politica e sociale con interventi importanti come quello di Roberta Pinotti, responsabile Difesa del Partito Democratico, e quello di Flavio Zanonato, sindaco di Padova. Tra gli altri anche Don Antonio Mazzi, sacerdote noto per il suo impegno nel recupero dei tossicodipendenti.

Se penso a tutti i soldi levati alle forze dell’ordine e magari utilizzati per le ronde o per altri provvedimenti di questo tipo mi chiedo a cosa pensi il governo. Parlano di sicurezza e poi tagliano i viveri a polizia e carabinieri? Ma mi sembra ovvio, la coperta è corta e da qualche parte si dovrà pur togliere, la maggioranza è arrivata al paradosso”. E tutto questo per cosa poi? L’esponente Pd ricorda episodi ridicoli nella loro drammaticità, come quello in cui il protagonista è un venditore ambulante di cocco. Per neutralizzare la minaccia di questo pericoloso “delinquente comune”, sprovvisto di permesso di soggiorno, è stato disposto un ingente spiegamento di forze dell’ordine, un vero e proprio blitz finalizzato alla cattura del famigerato ambulante da spiaggia. “Tutto questo ovviamente – spiega la Pinotti – sotto l’occhio vigile delle telecamere, appositamente avvertite in precedenza”. In buona sostanza un “reality-spot”.

Evitare episodi del genere, e la conseguente intolleranza diffusa, non vuol dire ignorare le perplessità e preoccupazioni dei cittadini, significa semplicemente “non prendere scorciatoie”. Semmai la soluzione potrà arrivare da un patto per la sicurezza delle città, “dando ai sindaci il potere di mediare in determinate situazioni di tensione sociali e di applicare soluzioni adatte ai singoli casi”. Il sindaco Flavio Zanonato evidenzia come oggi il compito del Pd sia “non quello di etichettare come razzista chi ha paura, ma quello di convincere quella persona che il nostro modo di contrastare il problema attraverso l’integrazione è l’unica soluzione possibile” Anche Don Mazzi attacca la politica del governo sull’immigrazione e condanna il sempre più diffuso binomio clandestinità=delinquenza. “Perché ci si dimentica così spesso di situazioni gravissime, come quelle determinate dalla presenza di associazioni mafiose camorriste e ndranghetiste sul territorio? Perché non si pensa alle migliaia di casi di violenza, soprattutto domestica, che vedono come protagonisti cittadini italiani?”.

Un martire della democrazia

Agosto 16th, 2009 by villaverla

matteo2.jpgOggi uccidete me, ma l’idea che è in me, non la ucciderete mai.

Il 16 agosto 1924 veniva trovato il corpo senza vita di Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario. Matteotti, prendendo la parola alla Camera dei Deputati il 30 maggio 1924, aveva contestato i brogli e l’irregolarità delle elezioni politiche dello stesso anno. Quel giorno il leader dei socialisti riformisti denunciò una lunga serie di violenze ed abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni. Il 10 giugno 1924 Matteotti fu rapito a Roma e assassinato da un gruppo di fascisti. Il sacrificio di Giacomo Matteotti è l’estremo esempio di un amore indissolubile nei confronti della democrazia e della libertà.

2008/2009, i fallimenti della Lega Nord al governo

Agosto 13th, 2009 by villaverla

fotogramma94249271712164726_big.jpgDito medio contro il tricolore, vignette razziste esibite al parlamento europeo, iniziative al limite del secessionismo come il parlamento del Nord. Era questa la Lega del passato, la fase embrionale di quello che oggi pretende di essere un partito maturo e “pronto al dialogo”. Ad oltre un anno dalla sua entrata trionfale nel governo Berlusconi, l’immagine del Carroccio agli occhi dell’osservatore comune è un po’ meno istituzionale di quanto si vorrebbe. Il vilipendio ha lasciato il posto (forse sarebbe meglio dire che si è accompagnato) a proposte di legge sempre più folkloristiche e sempre meno utili. Ultima in ordine di arrivo la modifica dell’articolo 12 della Costituzione, con relativa introduzione di bandiere ed inni regionali nel testo. “Ieri si sono inventati le gabbie salariali – ha commentato il segretario del Partito Democratico Dario Franceschini - oggi le hanno smentite. Adesso, tanto per perdere tempo, i senatori della Lega hanno tirato fuori le bandiere regionali da affiancare al tricolore. Io mi chiedo se hanno tempo da perdere”. E il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo ha aggiunto: “Come anche Bricolo sa, anche negli Stati e negli ordinamenti più federali viene esposta una sola bandiera e viene cantato un solo inno». Per il PD non è stata “solo l’ennesima provocazione stravagante della Lega, ma la dimostrazione di quanto il partito di Bossi e di Cota inseguano un federalismo di facciata che nei fatti si traduce in un federalismo per abbandono che scarica tutti i problemi alle Regioni e agli enti locali senza fornire loro adeguate risorse e strumenti. Una presa in giro per i lavoratori e le famiglie che stanno duramente pagando la crisi in atto e che di ben altro sentono il bisogno che non di una bandiera in più da sventolare”.

E se il partito di Bossi è sempre tanto solerte nel rivendicare piccoli egoismi regionali, non ha nessuna fretta quando si tratta di difendere i diritti dei lavoratori. È il caso dell’ emendamento leghista al decreto milleproroghe, che propone di privare le aziende con meno di 15 dipendenti del rappresentante della sicurezza sui luoghi di lavoro. Un provvedimento, non solo illogico e immotivato, ma che finirà col penalizzare soprattutto il Nord Italia, dove la presenza di piccole e medie imprese è più massiccia. Senza contare che, come sottolineato da Paolo Nerozzi, vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, “si metterà ancor più a repentaglio la vita di molti lavoratori proprio in quelle aziende, le più piccole appunto, dove il tasso degli incidenti sul lavoro è più elevato. È vergognoso che davanti al dramma quotidiano degli incidenti sul lavoro e delle morti bianche, la destra che governa il Paese decida di ‘tagliare’ sulla prevenzione e sulla trasparenza. Dispiace ancor di più che questa modifica sia stata introdotta da due esponenti della Lega Nord che dovrebbero conoscere bene l’organizzazione del mondo del lavoro nelle piccole e medie imprese così fiorenti soprattutto nel Nord del Paese”.

È la sicurezza il tema preferito dalla maggioranza in generale e dalla Lega in particolar modo. È cavalcando tristi fatti di cronaca che il Carroccio e i suoi alleati hanno costruito il proprio consenso, ed è battendo su questo tasto e sfruttando la paura dei cittadini che oggi sperano di nascondere l’immobilismo del governo riguardo alla crisi economica. Ronde, respingimenti, reato di clandestinità, tutto fa brodo. E poco importa se così facendo si violano i diritti umani, poco importa se si moltiplicano i richiami da parte di organismi internazionali come il Consiglio d’Europa o l’UNCHR, poco importa se la CEI, l’Avvenire e Famiglia Cristiana parlano di palese razzismo. È tutto un piano dell’opposizione per screditare l’illuminata opera del governo! È il capogruppo della Lega Nord alla Camera Federico Bricolo a definire proprio il settimanale della Caritas “delirante e eversivo”, offendendo così una delle voci più libere del cattolicesimo democratico in Italia, nonché una delle poche testate che non ha mai fatto sconti a nessun governo di centrosinistra o di destra. Il pugno di ferro, però, diventa una leggera pacca sulla spalla quando chi delinque appartiene alla criminalità organizzata. Quindi no della Lega (e del Pdl) alle intercettazioni per i cosiddetti reati spia, vale a dire quei crimini satellite dell’associazione mafiosa, che nella maggior parte dei casi hanno messo gli inquirenti sulle tracce delle cosche, permettendo così l’arresto dei grandi boss. Laura Garavimi, capogruppo dei Democratici in commissione Antimafia, sottolinea che “le nuove norme consentono le intercettazioni solo se una persona è indagata per mafia ma, nella sostanza, si impedisce l’uso di questo importante strumento impedendo di attivarle per tutti i reati considerati spia di interessi mafiosi (usura, spaccio, sfruttamento della prostituzione, estorsione, rapina, ricettazione, reati ambientali, incendi dolosi, reati economici) se non in presenza di evidenti indizi di colpevolezza. Nonostante l’allarme del Procuratore Antimafia, Piero Grasso e di tutta la magistratura, Pdl e Lega hanno deciso per la loro strada, facendo tirare un bel sospiro di sollievo a grandi e piccoli boss mafiosi. Dopo il voto di fiducia sulla legge che impedisce le intercettazioni, tutti gli italiani potranno finalmente capire che Pdl e Lega non hanno intenzione di disturbare il potere mafioso. La norma è solo una facciata.

E tanto per concludere un elenco di prodezze che sembra infinito ricordiamo la bugia della Lega che è già leggenda. Partiti al grido di “Salviamo Malpensa”, i leghisti hanno alla fine fattola più penosa delle retromarce. Le scelte del governo non hanno solo penalizzato l’aeroporto milanese,l’hanno ridotto all’ombra di se stesso. L’ordine del giorno proposto dal Pd mesi fa e votato dalla Lega prevedeva la liberalizzazione dei voli su Malpensa, obiettivo impedito dall’azione di governo e dal silenzio complice del partito che diceva di proteggere gli interessi del Nord. “Se qualcuno – ha commentato Andrea Martella, responsabile Infrastrutture del Pd - aveva creduto all’ipotesi di un rilancio di Malpensa ormai è servito: Malpensa è ufficialmente un aeroporto fantasma per Alitalia. Lo avevamo detto che non sarebbe stato potenziato anzi che sarebbe diventato un deserto e purtroppo abbiamo avuto ragione. Basta pensare che nell’estate 2007 i voli da Malpensa erano più di 1200 a settimana, oggi sono meno di 200. Mi chiedo con quale faccia la Lega abbia il coraggio di parlare alla gente del Nord: la vicenda di Malpensa è un visibile tradimento”. E dopo i danni al settore aereo, la Lega rischia di incidere pesantemente anche su quello ferroviario. Il progetto di portare la TAV in Veneto, tra l’altro considerata una priorità del Dpef, rischia di arenarsi a causa dell’ostruzionismo del Carroccio. “Per realizzare davvero – dice Valter Vanni, responsabile Infrastrutture del Pd Veneto - il tratto veneto dell’Alta Velocità serve un accordo di responsabilità tra PDL-Pd sull’individuazione, in primo luogo, del tracciato e, in secondo luogo, delle fermate (esclusa quella di Venezia, già prevista sotto l’aeroporto Tessera). Oggi la Lega si sta opponendo ad ogni ipotesi di tracciato, come fece a suo tempo con il Passante di Mestre. Pertanto hanno poco da esultare Sacconi e Brunetta perché il Governo, facendo un doveroso passo indietro, ha inserito la TAV veneta (non tutta ma solo il tratto tra Padova-Verona) tra le opere prioritarie nel DPEF. Il vero nodo, ancora irrisolto, è l’individuazione del tracciato e delle fermate e questo potrà essere “sciolto” solo se le forze politiche “del fare” che hanno a cuore gli interessi veri del veneto si mettono intorno a un tavolo e collaborano per il conseguimento del risultato. Non è un caso che l’unico tratto realizzato di AV/AC in Veneto sia quello tra Padova e Mestre Venezia, frutto a suo tempo di un accordo bipartisan insieme alle FS. Se Galan ritiene davvero che la TAV sia una priorità per l’economia veneta deve trovare il modo per mettere a tacere la Lega». E se questo è il ben servito per i fratelli nordici, che sorte potrà mai toccare ai terremotati d’Abruzzo? Solo due giorni prima della pausa estiva, Pdl e Lega hanno respinto un emendamento al Dpef - a firma dei senatori Legnini, Lusi e Marini - con cui si obbligava il Governo, per i prossimi quattro anni, a garantire l’integrale copertura della ricostruzione.

Il bilancio di oltre un anno di lavoro sembra essere davvero impietoso con il partito del senatur. Aperti al dialogo ma pronti ad attaccare chi si oppone. Istituzionali ma avvezzi a bravate in parlamento e cori razzisti. Con il Nord ma disposti a dimenticarsene se in ballo ci sono un paio di poltrone. Sembra che ormai le carte di Bossi & co. siano già tutte sul tavolo e che “il peggio sia alle nostre spalle”. Non sarebbe una sorpresa però se la frasetta di berlusconiana fosse sbagliata tanto per la crisi economica quanto per gli amici leghisti.

Il Pd per la scuola pubblica

Luglio 17th, 2009 by villaverla

scuola1615_img.jpgSiamo per la scuola pubblica. E con la bocciatura della mozione del Pd da oggi è ancora più chiaro che il governo Berlusconi non lo è. Non è con gli studenti, con i precari, con le famiglie, con le scuole nei piccoli comuni. Dario Franceschini stamattina lo ha voluto ribadire ai manifestanti fuori Montecitorio. Sono arrivati da tutta Italia i Comitati dei precari in un sit-in a cui hanno aderito anche i sindacati di categoria per chiedere l’eliminazione dei tagli alla scuola previsti dalla scorsa Finanziaria, il ritiro del ddl Aprea e la regolarizzazione di tutti i precari”. E a queste richieste il segretario del Pd ha risposto megafono alla mano: “Vogliamo che il Pd si impegni per il ritiro dei tagli da 8 miliardi al mondo della scuola, per l’assunzione dei precari storici, per il ritiro del ddl Aprea. Vi rispondiamo con tre sì. La vostra è la nostra stessa battaglia. Purtroppo in Parlamento siamo in minoranza ma abbiamo appena presentato una mozione per la stabilizzazione, perché tutti dicono di voler valorizzare la scuola, ma è la battaglia che noi stiamo conducendo in Parlamento. La mobilitazione della piazza serve a far cambiare rotta al Governo, quando questo non ascolta l’opposizione in Parlamento. Tutti dicono di voler valorizzare la scuola, pero’ il Governo va nella direzione opposta. Noi continueremo la nostra battaglia in Parlamento, e anche nel Paese se sarà necessario”.

E dopo la bocciatura della mozione le deputate democratiche componenti della commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni e Maria Coscia parlano di “un pugno in faccia alle centinaia di migliaia di precari della scuola che chiedono giustamente la stabilizzazione. Mentre fuori Montecitorio i precari manifestano contro i tagli del Governo, in Aula la maggioranza assalta il sacrosanto diritto al lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori precari e boccia quelle parti della mozione del Pd che chiedevano la stabilizzazione del personale docente e Ata su tutti i posti disponibili coerentemente con il piano triennale delle assunzioni (150mila docenti e 30mila Ata) contenuto nell’ultima finanziaria del governo Prodi”. Per il Pd a intervenire sulla mozione è stato il responabile del Dipartimento educazione, Giuseppe Fioroni che ha esordito così: “Signor Presidente, discutiamo di questa mozione sulla scuola in assenza sostanziale del Governo. Non vediamo il Presidente del Consiglio, il Ministro Tremonti e il Ministro Gelmini, che su questo tema hanno raccontato una quantità di bugie inverosimili ed oggi tutti i nodi stanno venendo al pettine. La principale delle bugie che hanno raccontato è rappresentata dalle centinaia di persone che sono fuori Montecitorio, la punta di un iceberg di coloro cui, un anno e pochi mesi fa, il Presidente del Consiglio aveva garantito che nella scuola non si sarebbe perso neanche un posto. Era una sua parola d’onore, ma come sempre la parola d’onore di questo Governo è venuta meno e si è infranta sui 225 mila dipendenti della scuola, docenti e non, che hanno perso il proprio posto di lavoro e che non rientreranno in servizio il 1o settembre di quest’anno”.

La destra truffa l’Abruzzo

Luglio 13th, 2009 by villaverla

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Mettete che una persona viva la tragedia di un terremoto. Mettete che nel corso del sisma, questa stessa persona perda la casa e magari i familiari. Mettete ancora che questa persona abiti attualmente in una tenda, senza un lavoro e in molti casi senza prospettiva di trovarne uno. Cosa si fa di fronte ad una situazione del genere? La risposta sembra ovvia: lo Stato dovrebbe intervenire, ricostruire, ristrutturare, finanziare, insomma dare a chi non ha più nulla la possibilità di rifiatare, prima, e di tornare alla normalità, poi. In Italia non la pensano così. Almeno non tutti. La pensò così il governo Prodi che nel 1997 accordò ai terremotati di Marche e Umbria una sospensione delle tasse lunga 12 anni (la prima delle centoventi rate previste è stata riscossa solo lo scorso giugno) e nella misura del 40%. Non la pensa così il governo Berlusconi che a gennaio 2010, solo nove mesi dopo il sisma in Abruzzo del 6 aprile, andrà a battere cassa dai terremotati abruzzesi, pretendendo razione doppia di imposte statali.

La disposizione, infilata con nonchalance nel decreto anticrisi approvato lo scorso 30 giugno, ha fatto arrossire più di qualcuno nella compagine di destra tanto che, dalla stessa maggioranza, era arrivata la richiesta di uno stralcio, che ovviamente non c’è stato. La crisi c’è (anche se il governo se ne ricorda solo quando deve riscuotere le tasse dei più disagiati) e non si possono fare favoritismi! Dovranno pagare anche i terremotati, anche se non hanno soldi, si arrangino e diano a Cesare quel che è di Cesare! In compenso l’attuale presidente del consiglio ha organizzato per gli sfollati d’Abruzzo uno splendido G8, a suo dire “il più bello fra quelli organizzati finora”, e dal palco di L’Aquila anche oggi è tornato a battersi il petto e a promettere “case per tutti”, anche per se stesso. E già, gli abruzzesi non hanno nulla da temere, poiché sta già cercando casa a L’Aquila (e non è l’unico da quelle parti) per le vacanze estive…non pensate male, è solo “per seguire da vicino l’evolversi della situazione”.

Chissà se i grandi del mondo sanno che a tanta abnegazione e solerzia corrisponde una legge che truffa e umilia chi non ha nulla. Chissà se i tanti leader intervenuti sanno che i soldi utilizzati per lo spostamento del G8 da La Maddalena a L’Aquila avrebbero potuto essere impiegati per le misure anticrisi, evitando così di mettere le mani nelle tasche dei terremotati.

Famiglie ed imprese dimenticate

Luglio 5th, 2009 by villaverla

caduta.jpgE’ inaccettabile che il Governo neghi la crisi e continui a voltare la faccia dall’altra parte: questo e’ uno schiaffo alle famiglie ed alle imprese”. Così replica Dario Franceschini, a margine dell’appuntamento dell’associazione “Quarta fase” a Norcia, al presidente del consiglio che solo questa mattina ha parlato di una crisi in cui “il peggio è già passato”. “È insopportabile questo modo di fronteggiare la crisi - dice Franceschini - e mentre famiglie e imprese chiedono misure urgenti, il governo continua nel suo atteggiamento di minimizzazione, continua ad intimidire i giornali che pubblicano i dati, e continuano ad attaccare gli organismi che li rendono noti. Anziche’ tenere questo atteggiamento il governo deve agire e anche accettare di confrontarsi con le nostre proposte”.“Di fronte a milioni di famiglie e imprese che chiedono misure urgenti, il presidente del Consiglio continua con questo atteggiamento che tende a minimizzare e negare il problema. Continua a intimidire editori e giornalisti, gli organismi internazionali. Di questo non se ne può più. Il governo ha il dovere di agire“, sottolinea Franceschini ricordando le misure proposte dal Pd.

I dati che Berlusconi finge di non conoscere…

Le misure adottate dal governo per la crisi quando dall’annuncio passano alla concretizzazione, mostrano tutti i loro limiti e la loro inadeguatezza come denuncia Cesare Damiano: “Lo si è visto con la Social Card, annunciata per un milione e mezzo di pensionati ma erogata a circa un terzo del totale. Una situazione analoga si ripete adesso con l’una tantum a vantaggio dei lavoratori precari. Si scopre che soltanto 1800 precari hanno chiesto questo sussidio anti-crisi molto modesto: appena il 20% della retribuzione percepita l’anno precedente.

Secondo la Fondazione Marco Biagi gli aventi diritto sarebbero 75.000, ma lo scorso anno circa 400.000 lavoratori variamente flessibili hanno perso il lavoro senza poter accedere ad alcuna tutela. Altri lo perderanno nel corso del 2009. Noi chiediamo al governo di annullare la scadenza per la presentazione delle domande di sussidio e di informare adeguatamente i lavoratori iscritti alla gestione previdenziale separata per consentire loro di accedere a questo beneficio. Ma la vera misura da adottare è quella di modificare i criteri di accesso che sono incongruenti e troppo restrittivi e che discriminano persino tra chi ha già lo svantaggio di avere un lavoro precario; di includere, oltre ai lavoratori a progetto, anche chi ha un contratto a termine e di elevare l’indennità dal 20 al 60%. Solo così si potrà parlare di veri interventi a difesa dell’occupazione dei più deboli e non garantiti, al dì là della pura propaganda che il governo si ostina a propinarci giornalmente. L’autunno è vicino è il problema dell’occupazione potrebbe diventare drammatico”.

“Le parole di Silvio Berlusconi mettono più che mai in evidenza l‘inadeguatezza tecnica e politica di questa compagine di governo. Il Cavaliere dica di essere ottimista a chi ha perso il posto di lavoro. Spieghi che il peggio è alle spalle ai milioni di precari con contratto in scadenza. Convinca i piccoli imprenditori schiacciati dalla stretta creditizia che la situazione sta migliorando. È davvero allarmante prendere atto che il capo del governo non ha ancora realizzato la gravità della crisi in atto” denuncia Sergio D’Antoni. “Per superare la recessione non servono chiacchiere, ma atti concreti. In tutti questi mesi l’esecutivo della destra non è riuscito a varare una singola misura anticrisi efficace. Sull’altare della Lega ha sacrificato lavoratori, famiglie e imprese, accanendosi in particolare sulle fasce sociali e sulle zone deboli del Paese. Una impostazione antisociale e antimeridionale che va nella direzione opposta rispetto alla politica redistributiva necessaria. E che, come si vede oggi, non ha evitato il disastro sul versante dei conti pubblici”.

Un invito a non esagerare con l’ottimismo arriva anche dal segretario generale della Cisl: «è‘ ancora troppo presto per esultare per la fine della crisi». Raffaele Bonanni esorta a guardare prima «i dati del Pil e sulla disoccupazione. Quando avremo dati di consistenza e persistenza di innalzamento, potremo fare queste considerazioni».

Assemblea di Circolo

Giugno 29th, 2009 by villaverla

Ricordo che VENERDI’ 3 LUGLIO, ore 20.30, ci sarà l’Assemblea di Circolo aperta al coordinamento , a tutti gli scritto del Pd e ai partecipanti delle primarie 2007 e 2008. Insieme discuteremo sui risultati delle elezioni europee, sui dati delle consultazioni amministrative-referendum e la strada verso il congresso di ottobre.

Famiglia Cristiana contro il Governo, VI Puntata

Giugno 23rd, 2009 by villaverla

LA REAZIONE DEI LETTORI SU COMPORTAMENTI DISCUTIBILI
PER UNA VALUTAZIONE
MENO “DISINCANTATA”

Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese, per di più con una così larga maggioranza, ha il dovere di dedicare tutto il suo tempo al “bene comune” dei cittadini. Senza tante “distrazioni”.

Le scrivo su quanto sta emergendo, in questi giorni, sul nostro presidente del Consiglio. Non le nascondo che non sono mai riuscita ad averne stima, perché l’ho trovato una figura lontana da un padre di famiglia, poco coerente con i princìpi cristiani. Non nascondo neppure d’essermi sentita usata da lui e da altri politici, che hanno strumentalizzato le associazioni cristiane per farsi propaganda politica. Oggi per me la misura è colma. Perché la Chiesa non ha il coraggio della verità e la forza di proclamare che la famiglia è un grande valore, e che nei rapporti con le donne (ma anche con gli extracomunitari) ci vuole il massimo rispetto? Vorrei che la Chiesa prendesse le debite distanze da chi non rispetta questi valori. Molti cristiani la pensano come me. Ma il silenzio delle gerarchie ci lascia molto confusi, e finisce col farci credere che alla Chiesa stia bene una simile situazione. Ma non è così.

Francesca V.

Anche la moralità può attendere?

Credo che, come me, anche i lettori di Famiglia Cristiana siano delusi dall’atteggiamento eccessivamente prudente (è vero, la prudenza è una virtù, ma non bisogna esagerare nemmeno con le virtù!) sui comportamenti del presidente del Consiglio. Che non sono un fatto privato, poiché è un uomo pubblico, ha un importantissimo ruolo politico. Non dimentichiamo che è stato lui a fondare la sua popolarità facendo leva sulla famiglia e i valori cristiani. Non crede che sarebbe auspicabile una chiara e severa presa di posizione anche della stampa cattolica? Oppure, esistono ragioni di convenienza che consigliano di non inimicarsi il potente di turno, per cui anche la moralità “può attendere”? Purtroppo, in passato ciò è accaduto tante volte, e a distanza di anni o secoli la Chiesa è stata costretta a fare ammenda. Oggi i fedeli guardano con molta più attenzione alle prediche della gerarchia cattolica ma anche ai loro comportamenti concreti.

Giuseppe
Quali sono i valori da rispettare

Finalmente la Chiesa ha aperto gli occhi su chi ci governa. Ormai siamo lo zimbello del mondo. Come si può accettare tanta immoralità da parte di chi guida le istituzioni (l’ha evidenziato anche la stessa moglie!). Ha fatto bene Casini a staccarsi da questa maggioranza, stava perdendo la sua dignità. Adesso, però, la Chiesa deve dare indicazioni ai fedeli e far capire quali sono i valori da rispettare. Come può accettare certe “libertà” di comportamento o provvedimenti irrispettosi delle persone umane? Io spero tanto nel suo giornale, non si preoccupi se qualcuno l’accusa di “cattocomunismo”, tanto non sa quel che dice, non ha argomenti.

Mario V.

Che ne sarà del senso religioso della nostra gente?

Leggo le sue note settimanali sempre con grande interesse. Ieri abbiamo appreso delle ultime vicende che riguardano il nostro presidente del Consiglio, e non può immaginare che cosa, io e mio marito, abbiamo provato di fronte a tutte queste “performances”. Mi preme, però, che lei sappia anche del mio forte disappunto (e uso un termine particolarmente tenue) perché nessun cardinale abbia avuto nulla da ridire su queste autentiche porcherie. Io sono cattolica e praticante, ma se le gerarchie ecclesiastiche non hanno la forza di prendere una posizione di totale e assoluta disapprovazione sul comportamento privato (che è anche pubblico) di questo personaggio, ne soffrirà terribilmente anche la stessa immagine della Chiesa. Se essa non alza la voce in modo forte e inequivocabile, tra qualche anno il sentimento religioso del nostro popolo andrà perso per sempre. Lo scriva lei, con la chiarezza che la distingue, perché se aspettiamo che vescovi e cardinali alzino un semplice dito, ci sarà ancora tanto da attendere.

Anna B.

Il Paese in cattiva luce davanti a tutto il mondo

So che questa mia lettera verrà cestinata, ma provo ugualmente a mandargliela. Quel che sta succedendo, in questi ultimi tempi, in Italia mette in cattiva luce il nostro Paese davanti a tutto il mondo. Le vicende in cui è coinvolto chi ci governa con ragazze più o meno circondate dal mistero, più o meno fotografate e filmate, suscitano negli italiani una serie di domande, che non hanno ancora ricevuto risposta. Mi chiedo: perché sono poche le voci che cercano di aprire gli occhi agli italiani? Perché sono pochi i giornali (spero che il vostro continui sempre su questa linea!) che vanno controcorrente nel fare informazione? Sarebbe bello che, in circostanze simili, anche la Chiesa si facesse sentire per aiutare chi è debole e confuso. Chi alzerà la voce come Mosè e i profeti per richiamarci a non essere cristiani solo di nome ma anche nei fatti e nei comportamenti? 

Annamaria M.

La “correzione fraterna” è un dovere per i cristiani

Sono ormai al limite della sopportazione per i comportamenti di chi ci governa. Ora ha toccato il fondo della sua “piccolezza” con una barzelletta su Dio che diventa un suo dipendente, violando così il primo e il secondo comandamento, che ci ricordano di «Non nominare il nome di Dio invano…». Spero che lei, il suo giornale e, stavolta, anche la Chiesa diciate una parola forte contro chi non rispetta i valori cristiani e osa parlare di Dio con irriverenza. Spero che si facciano sentire tutte le persone religiose, e che anche i suoi stessi sostenitori si interroghino sulla fiducia che gli hanno abbondantemente concesso. E non mi dica che non si deve giudicare nessuno! Costui, con i suoi comportamenti, sta dando scandalo, dev’essere indotto a un ripensamento e a una giusta riflessione, per noi cristiani la “correzione fraterna” è un dovere. Qui non si tratta di pregiudizio o di essere schierati con un partito o con un altro, non è una faccenda di destra, sinistra, centro o “estremità”! Le auguro tutta la forza necessaria per i suoi interventi. Che Dio la benedica!

Giuseppina M.

I giovani e il grande fascino dell’uomo di successo

Acquisto da molti anni la sua rivista e spesso ho desiderato scriverle, ma non ho mai dato seguito al mio impulso. Ora, però, il cuore trabocca. Nell’ultima campagna elettorale – in cui si è toccato il fondo dello squallore – si è levata una domanda drammatica: «Vi sentireste di far educare i vostri figli da chi è alla guida del Governo oggi?». Domanda arrivata troppo tardi, perché potesse far riflettere seriamente. Ormai le nuove generazioni sembrano subire il fascino dell’uomo di successo e sperano solo, a qualunque prezzo, di poter assomigliare a lui. Da oltre trent’anni le sue televisioni stanno minando le coscienze con messaggi che esaltano l’edonismo, il facile successo, il consumismo sfrenato: dai lontani Drive in allo sdoganamento mediatico di tanti comportamenti viziati, conditi da commozioni plateali o rivendicazioni civili per oscurare ogni senso etico. Nella corsa al consenso (e anche alla pubblicità) è finito nel degrado anche il servizio pubblico della Rai, un tempo tanto attento al valore educativo delle sue trasmissioni. Solo Famiglia Cristiana ha protestato contro la cattiva televisione e non s’è lasciata affascinare dallo charme di quest’uomo che ci governa. Ma, purtroppo, non basta. Mi sconvolge il silenzio degli organi ufficiali della Chiesa, né mi basta l’affermazione che «ognuno ha la propria coscienza per giudicare». Il fatto che chi ci governa si dichiari paladino della Chiesa (ci crederà davvero?) e finanzi le sue opere, basta a cancellare le perplessità nei confronti dei suoi comportamenti? Ci siamo chiesti quanti disvalori ha trasmesso negli anni con soap opera e siparietti televisivi, stravolgendo ogni senso della dignità umana? Talvolta, mi capita di sentire persino onorabili nonnine incitare le nipotine a comportamenti trasgressivi, come quelli visti in Tv: «Che male c’è», dicono, «non è più come una volta!». Sbaglio se dico che abbiamo barattato i princìpi cristiani con un piatto di lenticchie? Oggi, i valori evangelici si scontrano con una società che li deride e li mette in crisi. Se non troviamo nella Chiesa una parola chiara e inequivocabile, a chi dobbiamo rivolgerci? Mi perdoni per la durezza di queste espressioni, ma la mia amarezza è grande. Com’è possibile predicare e chiedere alle persone d’essere coerenti con la fede se poi la Chiesa tace ed è accondiscendente verso chi calpesta valori cristiani non solo nella vita privata, ma anche nella scelta dei candidati? Non sono una integralista, ma stavolta agli uomini di Chiesa chiedo più coerenza, per il bene delle nuove generazioni. Le esprimo una profonda stima per il lavoro coraggioso che svolge e i messaggi di speranza che ci trasmette.

Loredana R.

È necessario un serio e rapido cambiamento

Leggo volentieri il suo giornale, che interpreta una visione del sociale che mi è affine. Sono rimasta sconcertata dalla protervia con cui chi ci governa di chiara d’essere vittima di calunnie, anziché dare una spiegazione dei suoi comportamenti, quanto meno “inusuali” per una figura istituzionale. Mi ha dato fastidio che anche i giovani industriali, all’incontro di Santa Margherita Ligure, abbiano manifestato un clima di simpatica “collusione”, battendo le mani e ridendo alle discutibili battute e barzellette del presidente del Consiglio. Certo, poi, hanno potuto incontrare Gheddafi e avviare con lui probabili affari. Ma c’è un limite a tutto. Sono solo io a vedere la schizofrenia e l’ambiguità in cui sta scivolando il Paese? Non ci accorgiamo della realtà ogni giorno più drammatica, che tocca fasce sempre più larghe di persone? Credo sia necessario un serio e rapido cambiamento, prima che si disfi il tessuto economico e sociale del Paese. Mi scusi per lo sfogo, ma siete tra i pochi che ancora sapete dare le notizie, senza cedere ai compromessi della politica, ma mettendo sempre al centro l’uomo e la sua dignità.

Rita C.
Perché i preti non dicono “qualcosa di cristiano”?

Sono Liliana, sposata con Luigino da 36 anni e ho tre figli. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerla durante l’indimenticabile pellegrinaggio dei lettori di Famiglia Cristiana “Sulle orme di san Paolo”, e le abbiamo espresso il nostro pieno appoggio per il suo coraggio nel proclamare il Vangelo. Le scrivo perché mi sono ritrovata in sintonia con il pensiero di Pina ’53 (FC n. 24/2009) e con la sua risposta, che ho fotocopiato e dato ai sacerdoti del mio paese. Lei chiede un “minimo di moralità” ai politici che ci governano, eppure i nostri bravi cattolici appoggiano persone poco trasparenti, che non hanno uno stile di vita sobrio e avversano l’accoglienza degli stranieri. Il loro individualismo si esprime nella frase: «Io sto bene, degli altri non mi interessa nulla». Perché i nostri sacerdoti non dicono “qualcosa di cristiano” di fronte a tanta immoralità? La situazione oggi è davvero pesante. Ci senta vicini con la preghiera e l’appoggio al suo proclamare con coraggio il Vangelo di Gesù.

Liliana
«Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista, apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a proposito delle vicende che hanno investito una delle più alte cariche istituzionali del Paese.

Il suo disagio e quello di altri vescovi hanno fatto eco all’editoriale di Avvenire, in cui si chiedeva al presidente del Consiglio «un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».

Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero, ha aggiunto: «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale. Certi comportamenti possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di fatto».

Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza “distrazioni”, che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al “bene comune” dei cittadini.

A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti “gaudenti e libertini”, o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?

Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari “corifei”, “caudatari” o “maschere salmodianti” (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. Onel tentativo “autolesionista” di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando “la pezza è più grande dello sbrego” come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne “merce”, di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.

Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del “buon governo” per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un “lodo”, tanto meno chiedergli l’”immunità morale”. La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.

Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi “pesanti”, anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dismostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno “disincantata”. Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.

Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una “zona franca” dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico “piatto di lenticchie”, da respingere al mittente.

Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».

In una nota pubblicata dal Sir (Servizio informazione religiosa, cioè l’agenzia di notizie dei vescovi) del 26 maggio scorso, Riccardo Moro afferma che le vicende personali del premier offrono «un contributo sgradevole al sereno sviluppo dei rapporti democratici». E al premier che assicura di “chiarire in futuro” i dubbi sollevati dalla stampa nazionale ed estera, chiede: «Ma se nulla di quanto è ignoto è riprovevole, perché rinviare? Se non vi è nulla da nascondere, alimentare i misteri rinviando spiegazioni, rivela una considerazione della stampa e dell’opinione pubblica particolarmente irriguardosa». E aggiunge: «La libera stampa indipendente è uno dei fondamenti della democrazia per il controllo sull’azione del Governo e per veicolare informazione e dialogo democratico tra i cittadini, non un disturbo nell’azione democratica».

Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme…) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una “politica da camera da letto” si passi alla vera politica delle “camere del Parlamento”, restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.

Intervento dell’on. Sbrollini sulle decisioni del CIPE

Giugno 4th, 2009 by villaverla

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In merito al mancato finanziamento dell’Alta Velocità per la tratta Brescia-Padova, condivido le dichiarazione del Sindaco Achille Variati, e degli altri esponenti del mondo produttivo intervenuti sul tema. Come parlamentare di opposizione, depositerò nel giro di pochi giorni un’interrogazione urgente al ministro competente, ma ora non posso che esprimere la mia contrarietà in merito alla decisione assunta dal CIPE, e sottolineare la superficialità e l’inadeguatezza dell’attuale Governo in merito alle esigenze e necessità di questo territorio. Anche in questo campo l’esecutivo adotta il metodo dei tagli che colpiscono il Veneto con i suoi cittadini e tutto il tessuto produttivo; un bel modo per mantenere le promesse elettorali!

Non appena resa pubblica la delibera del CIPE, l’intero Pd Veneto ha manifestato l’allarme invitando i tre Ministri veneti ad attivarsi per modificare l’impostazione di quella delibera. Delibera scandalosa, non solo perché presenta un piano di spesa di 18 miliardi di euro, in realtà finanziandone solo una parte e contabilizzando finanziamenti in project autonomamente già decisi, ma perché su oltre una quarantina di opere inserite non si prevede nessuna intervento per rafforzare la competitività di una delle aree più sottoposte alla competizione internazionale come è il Nord est. Infatti sia il Mose che le opere connesse con il Dal Molin di Vicenza non c’entrano con la necessità di sostenere l’infrastrutturazione di quest’area.

Il tema, e il pericolo che vedo, è quello di un distacco che si fa drammatico, specie in un periodo di crisi profonda che richiederebbe il coraggio di iniziative riformiste, tra la realtà che viene raccontata e la realtà dei fatti. Questo distacco rischia di far addormentare il paese in illusioni che non fanno bene: La crisi, quando sarà superata, avrà profondamente cambiato la struttura economica globale e farsi trovare con un paese ancora più indebolito sul piano della sua capacità competitiva di sistema è veramente dannoso per tutti.

Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme

Giugno 4th, 2009 by villaverla

berlinguer1107_img.jpgQualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona

Questa citazione del grande artista Giorgio Gaber forse può sintetizzare il lavoro che Enrico Berlinguer fece durante la segreteria del Partito Comunista Italiano, dal 1972 al 1984. E proprio 25 anni fa, il 7 giugno 1984, durante un comizio su un palco di Piazza della Frutta a Padova, mentre si apprestava a pronunciare la frase “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda” venne colpito da un ictus. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò subito a Padova per recarsi da Berlinguer. Fece in tempo ad entrare in stanza per vederlo e baciarlo sulla fronte. Poche ore dopo il decesso, si impose per trasportare la salma sull’aereo presidenziale, citando la frase: Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta. Commovente fu il suo saluto al funerale, al quale partecipò circa un milione di persone, dove si chinò con la testa sopra la bara, baciandola.

L’attualità di Enrico Berlinguer 25 anni dopo”. Così è intitolato l’evento che il Partito Democratico ha organizzato domani, giovedì 4 giugno, a Padova (ore 18, Sala Paladin, Municipio) per ricordare la figura del grande politico e analizzare il suo lascito all’Italia e alla politica d’oggi. «C’è una caratteristica comune nei due grandi politici di quella stagione, Enrico Berlinguer e Aldo Moro, entrambi morti tragicamente, seppur per diverse ragioni, nel pieno del loro vigore politico – dichiara Paolo Giaretta, senatore e segretario regionale del Pd veneto – ed è il fatto di essere stati lungimiranti, di aver cercato di guardare agli interessi generali del Paese, mai schiavi dei sondaggi del giorno, ma cercando di immaginare un’Italia migliore». All’evento interverranno: Umberto Curi e Silvio Lanaro, docenti dell’Università di Padova, Paolo Giaretta, senatore e segretario regionale Pd, il sindaco Flavio Zanonato e Luigi Berlinguer, candidato all’Europarlamento. Introdurrà Umberto Zampieri, presidente fondazione Nuova Società, e presenterà Fabio Rocco, coordinatore provinciale Pd.